mercoledì, Agosto 12

Casaleggio e il Parlamento: l’incubo da piangere Tutti possono partecipare, con un tweet o magari due e rispondere ad una domanda (preparata da chi?) con un sì o con un no

0

In un racconto, come sempre interessantissimo e scritto magistralmente, dal titolo ‘Diritto di voto’ del grande scrittore (di fantascienza), ma vero e realistico ‘conoscitore del futuro’, Isaac Asimov, si ipotizza una società iper-moderna in cui un immenso computer sceglie, periodicamente, una persona, alla quale è affidato il compito di votare, lui per tutti, con un solo voto che determina a cascata la scelta dal Capo del Governo, del Governo e via via a tutti i funzionari, ecc. Il computer ‘sceglie’ mediante un complicatissimo programma, in gran parte auto-elaborato, nel quale analizza quantità immense di dati e informazioni. La persona prescelta vive, appena avvertita della scelta, completamente isolata per alcuni giorni, pochissimi, solo due, ma in grande angoscia poi decide e … solo dopo qualche tempo scopre cosa ha deciso.

Nel ‘Grande Fratello’ (Orwell) l’idea era altrettanto angosciosa, ma almeno si sapeva che c’era, aveva milioni di collaboratori obbedienti, alcuni dei quali si incavolano. Almeno si potevano incavolare e visto che, nonostante esistesse il Ministero dell’Amore, fare l’amore era proibito, i protagonisti lo fanno lo stesso e poi vengono ‘zombizzati’ e tanti saluti.

Pura fantasia, follia, idee strambe portate all’eccesso, roba da ridere.

E invece: leggo una intervista del Signor Davide Casaleggio della Casaleggio e Associati, che prevede (entro cinque anni, ragazzi forza che avete poco tempo … però guarda un po’ i casi della vita, giusto fino alle prossime elezioni, se ci saranno) l’inutilità del Parlamento e di altri organi rappresentativi, grazie allademocrazia diretta’ gestita da uno strumento tipo la ‘piattaforma Rousseau’, anzi, già che c’è, proprio da quella. Inutilità del Parlamento, anzi peggio: il Parlamento resta per scrivere le cose volute dalla base via Piattaforma … più che un’angoscia, un incubo e costoso pure!

Non voglio offendere la Casaleggio & co., o Beppe Grillo, che curano i propri affari o altri del (o sul) M5S accusandoli di essersi ispirati alle cose che ho descritto prima, escludo che addirittura leggano, però ci vanno vicini assai.

Una piattaforma non è altro che un software, un programma, di computer, tu al massimo sai che ci metti dentro (che dati gli fornisci) ma non sai cosa ne viene fuori e perché. O meglio, la stragrande maggioranza non lo sa: lo sanno invece quelli che hanno scritto il programma, almeno fin tanto che il programma non comincia a fare da sé e quelli che ci mettono i dati. Ve lo ricordate il super-computer di Spencer Tracy che licenzia tutti, compreso Spencer Tracy? No, certo no, roba vecchia, non gira nemmeno su youtube!

Così funzionerebbe. Tutti possono partecipare, questa è la grande folle idea del sig. Casaleggio (del quale si vede sui quotidiani una foto un po’ “spiritata”); tutti possono partecipare, con un tweet o magari due e rispondere ad una domanda (preparata da chi?) con un sì o con un no. Perfetto, semplice, democratico.

Questo è il punto: chi prepara le domande, chi immagina o elabora le proposte? Usciamo dall’Euro, sì, no. Et voila, les jeux sont faits. Così semplice? Ci sono problemi che fanno scoppiare la testa a gente che li studia e non si possono risolvere con un sì o un no … a meno che in realtà qualcun altro, sia il Grande Fratello o il mega computer decida e sappia già perfettamente se risponderai sì o no; anzi, molte volte è in grado di decidere lui cosa tu risponderai.

Questo, naturalmente, nessuno lo dice. Eppure è cosa nota, e purtroppo largamente permessa, che già oggi molte aziende, come ad esempio i supermercati, decidono cosa devi mangiare, quanto e perfino quando, cosa devi indossare, ecc. L’illusione (truffaldina) che siccome c’è internet tutti sanno tutto è, appunto, solo una illusione truffaldina. Tutto, ma proprio tutto, infatti dipende da dove ti informi e quanto ti informi: una informazione di poche righe o poche parole su un tema complesso non è informazione, può essere addirittura falsificazione. Ma poi, come si controlla la correttezza di quella specifica informazione, se non hai i dati e gli strumenti per valutarli? Circola una foto di un bimbo in braccio a un presunto soccorritore di naufraghi con la didascalia “è un bambolotto”: quanti ci credono, come si fa a controllare, chi ha messo in giro quella foto con quella didascalia?

Curiosamente (o forse no?) questo è esattamente ciò che viene dimostrato dal “caso Di Maio-Boeri”. Di Maio persegue un fine (giusto o ingiusto che sia non importa) e per perseguirlo crea discussioni e dibattiti e proposte molto sintetiche con linguaggio da twitter (la Dignità!), ma poi lui stesso non ha il tempo, la voglia, la capacità – fate voi, non è importante – di verificare se il suo progetto è attendibile e meno che mai ha la voglia, ecc., di approfondire i dati complessi che gli vengono forniti da un competente, e siccome quei dati (quando pure li abbia capiti e visti) non corrispondono al suo progetto, li considera un attentato e reagisce. Quando Winston, nel Grande Fratello, conosce Julia e decidono di fare l’amore, in una stanza senza videocamera (pensate, oggi, alla “moda” di “farlo in pubblico grazie alle “cam”!) il Grande Fratello se ne accorge e interviene, e li imprigiona al Ministero … dell’amore. Perché? Perché si fa sesso solo per fare figli, anzi meglio fare figli senza sesso: sintesi, rapidità, niente problemi, niente complicazioni. Perché non si può scopare? perdonate il termine, che forse conoscete, ma perché? Perché lo ha deciso il Grande Fratello o il giovane cuginetto … con un tweet. E basta così.

A ben vedere, l’errore imperdonabile di Boeri, è stato quello di non mettere la tabella in un tweet! Nessuno l’ avrebbe capita lo stesso, ma nel “social” giusto, sarebbe diventata una “verità”, anzi “virale”.

Il pericolo di similiideeè enorme. Se la cultura, la competenza, la fatica di elaborare e pensare si riducono a 160 caratteri, attenzione: saranno i pochi, sempre meno, capaci di leggerne, magari non molti, di più a comandare a decidere per voi, ma dandovi l’illusione di avere deciso voi, noi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.