sabato, Luglio 4

Casaleggio a destra, Grillo a sinistra, Giggino (Di Maio) in mezzo Non ha detto perché si dimette. E allora conferma così in pieno la sensazione generale: che si sia dimesso perché lo hanno obbligato

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Livido, è l’unica parola che mi viene in mente a proposito del discorso di addio (no, di arrivederci, anzi … vediamo, … ma alla fine …chissenefrega) di Luigi Di Maio. No, per favore, non chiedetemi di parlare della successione, della lotta di potere all’interno del ‘Movimento’, della ‘figura’ Di Crimi Vito, o di Patuanelli l’ignoto, o di Dibba sempre in agguato; e nemmeno chiedetemi di parlare delle conseguenze politiche (politiche?) sul Governo, su Giuseppi, sul PD (il PD, cosa è?), o altro. Non lo so, non lo immagino, non voglio partecipare alla canea di chiacchiere futili sul punto, basta, non se ne può più di questa buffoneria immane.

Beh, no, forse una cosa si potrebbe chiedere all’ineffabile pochette: perché, inopinatamente, non va a Davos? È vero che forse si è offeso per essere stato messo in seconda fila a Berlino, però la Merkel ci va e parla, e quindi lo sberleffo aumenta. E poi, pochette, ma lì c’è zio Donald (Trump non Duck) che ti aspetta, magari ci resta male. Certo se poi ci spiegasse, visto che l’Italia non è solo lui e a Davos si discute di temi di una certa rilevanza, o sbaglio? Forse sbaglio, vediamo se pochette ce lo spiega, ma in fondo cosa siamo mai noi cittadini qualunque per pretendere qualcosa? Però domani va ad Assisi, forse a confessarsi.

Ma insomma, solo due parole sulle dimissioni di Giggino. Livido, dicevo, confermo. Livido, ma chapeau!, grande autocontrollo, fatta eccezione per quel filino di saliva (schiuma più probabilmente che si asciugava prontamente), voce sempre calma, toni pacati anche quando si vedeva che soffriva. Sì, bisogna dargliene atto e, ripeto, chapeau (lui ‘sa’ le lingue, capisce), soffriva, secondo me anche per l’umiliazione: lui il ‘capo’, che se ne deve andare, nonostante avesse detto appena poche settimane prima, che il capo è lui, e sarebbe rimasto lui per altri tre anni. La vita è dura, e sorprende sempre.

Non ha detto, mai detto, perché si dimette: o sono io che non ho sentito bene? Non credo. Ma allora, quella che potrebbe essere una furbata, diventa un boomerang. Mi spiego. Non dire perché ti dimetti, può essere un modo per dire: ho fatto bene, benissimo, ho preparato il terreno, ora mi riposo un po’ e lascio voi a giocare a fare i politici. Ma lui questo non lo ha detto, ha elencato, come vedremo, i suoi meriti, ma non ha detto perché si dimette. E allora conferma così in pieno la sensazione generale: che si sia dimesso perché lo hanno obbligato. Chi? Lo ha detto, lo ha detto, fateci caso. Lo hanno costretto insieme Grillo e Casaleggio junior: cioè due che hanno idee opposte sul futuro del movimento. Casaleggio vuole il Movimento tutto a destra con Salvini anche a proteggergli le spalle, Salvini non ha detto una parola sui ‘sospetti’ di connivenze non esattamente ideali tra Casaleggio e alcune scelte del Governo in materia di 5G, protezione dei dati, ecc. Grillo ha deciso che lo vuole dall’altra parte, forse solo perché comincia a capire di che pasta è fatto Salvini e … Giggino. Grillo, però, credo che abbia un atteggiamento più tiepido verso la sinistra: la preferisce, ora, ma chi lo sa e poi, non va dimenticato, l’accordo fu fatto con Renzi, che di sinistra ha solo la mano con cui non mangia.

Dico questo ‘a pelle’, perché nel suo discorso, lungamente preparato, ha ringraziato Grillo (e non poteva non farlo) e Gianroberto: non una parola sul rampollo di quest’ultimo.
Ma forse sopravvaluto queste cose.
Discorso preparato, certo, ma forse lo spin doctor (lui ‘sa’ l’inglese e dice così, noi comuni mortali diciamo ‘quello che gli scrive il discorso’) davvero non c’era. È troppo rozza e infantile, proprio nel suo stile superficiale e facilone, quella scena da avanspettacolo (e se gliela avesse suggerita Grillo? Sono cose da avanspettacolo quelle) a fine discorso di togliersi la cravatta, che dice di mettere per rispetto alle istituzioni.
Ora, a parte la volgarità del gesto (anche se si nota che la cravatta, almeno quella, era vera non di quelle preconfezionate) la sceneggiata, insomma, ovviamente era tesa ad attirare l’attenzione stupidamente, e qualcuno c’è cascato commentando acidamente che però resta Ministro degli Esteri! Mah! Ci sarebbe ben altro da dire sul senso delle istituzioni che lui, e quelli come lui, hanno dimostrato in questi anni, dalla proposta di impeachment di Mattarella, alla apertura del Parlamento come una scatola di tonno, al disprezzo per le istituzioni di quelli che lui considera i ‘poteri forti’ qualunque cosa significhi, ecc.

Infine, il livore e la faccia di bronzo si sono sentiti palpabili, quando, con una faccia tosta, degna di miglior causa, ha detto e ripetuto e insistito che in politica ci devono andare persone colte, competenti, laureate … e lui? Lui no: lui si adopera perché tra i suoi vadano al Governo solo persone competenti ecc.: per esempio?

E quel livore è emerso tutto anche in una osservazione tanto inutile quanto auto-giustificatoria, difensiva e arrogante, quando ha detto che non accettava come serie ma come solo offensive e destinate a danneggiarlo i noiosi rilievi sul suo modo di parlare, insomma i famosi congiuntivi. Una banalità? Sì, forse, ma. Parlare bene è prova di cultura e cercare di farlo è prova di consapevolezza. Protestare perché te lo fanno rilevare, dicendo che tanto si capisce lo stesso, è prova di superficialità, anzi, di pressapochismo.

E qui, secondo me sta il punto il vero punto, il nodo di tutto il lungo e noioso auto-discorso vagamente solipsista di Giggino. ‘Io’, ha ripetuto mille volte, ‘risolvo i problemi e non importa, non mi importa, di sapere se la soluzione di sinistra è possibile invece di quella di destra’. La solita solfa, ancora una volta, un leitmotiv grillino delle origini, poi nascosto un po’, ma non da Di Maio, mai.

Non è così, assolutamente no. Destra e sinistra contano e come. Destra e sinistra non risolvono lo stesso problema allo stesso modo, fino al punto che può accadere che la destra non sappia risolverlo e la sinistra sì, o viceversa. Se dopo tanti anni di potere e Governo non ha capito questo, se non avesse capito questo … sarebbe uno stupido. Giggino non è stupido, e per di più è furbo. Lo sa benissimo e lo ha capito benissimo, ma dice una frase che è tipica della destra, della destra populista, una cosa che sta bene in bocca a Salvini.

Solo per dire che confermo il giudizio più volte espresso, sugli stellini e sulle sardine. Mai come oggi a confronto in queste righe. Ivi compreso l’uso strumentale di un ritornello delle sardine, quello della competenza.
Le sardine lo dicono, ma seriamente; le sardine sono competenti; le sardine non sono persone che ‘fanno’ politica perché non hanno altro da fare. Le sardine non si incontrano per caso (come diceva complimentandosene Giggino) direttamente in Parlamento, ma se ci vanno si conoscono prima, studiano prima, cercano prima, ipotizzano prima … almeno spero.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.