sabato, Dicembre 7

Caro Zingaretti, metti i giovani ai vertici Nè i Pisapia, né i Calenda, nè i giovani armati di politichese, di cinica furbizia e ignoranza, tipo gli stellini al Governo; il PD ha un futuro se ridiventa il partito di Katia

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Il grande successo di Nicola Zingaretti nelle primarie del PD induce a riflettere sulle possibilità che forse si aprono ad una sinistra di governo vera e nuova: e le due cose vanno insieme e possono esservi solo insieme.

Innanzitutto, però, una sana attenzione alla realtà non sarebbe male.
Certamente Zingaretti ha vinto in maniera chiara ed inequivocabile, e altrettanto certamente l’ala renziana del partito, che aveva ben due candidati, ha nettamente perso. Ma ciò non vuol dire, o almeno ci vuole molta cautela prima di dirlo, che Zingaretti abbia vinto nel partito come nel Paese. Coloro che hanno partecipato alle primarie del PD, che vengono vendute come un congresso, sono la metà di quelli che parteciparono alle primarie ‘storiche’ del PD, quando il partito era in crescita e attirava l’attenzione di molti. Tanto più che oggi, a partecipare al voto, sono stati molti anziani o persone mature e relativamente pochi giovani.

Ciò, a mio parere  -e lo dico da vecchio proprio perché vecchio-,  accade perché più che le idee, il linguaggio dei giovani è diverso, non ‘nuovo’, ma diverso, e i giovani reagiscono positivamente a chi parla con loro e come loro … e non si tratta di grammatica italiana, ma di contenuti e modi di interpretare la realtà.

Da vecchio -e proprio perché vecchio- cerco di ‘capire’ i giovani, o meglio di capire chi sono i giovani e cosa dicono e vogliono. Non sono, i giovani, gli scavezzacollo che vengono spesso descritti, in corsa tra un rave party e una serata in discoteca fino alle cinque del mattino, oppure contesi tra una bottiglia di wisky e una ‘presa’ di qualche droga, oppure ancora capaci di messaggi insulsi sui ‘social’ a cento caratteri alla volta oppure a racconti strani e convulsi su facebook.

Sonoanchequesto. Ma sono capaci di pensare e desiderare, in termini diversi, cose perfettamente accettabili e comprensibili non diverse da quelle di noi vecchi: anche loro vogliono il progresso, il benessere, eccetera, ma anche ilbello’ e, perché no, l’amore se non altro per le idee. Ma non è vero, mi pare, che li vogliano attraverso o per determinare lavita facile’. Sono perfettamente capaci di volere e penare per avere cose giuste e corrette. Vogliono il lavoro e vogliono prepararsi al lavoro e sono disposti a faticare per farlo. Poi i ‘vitelloni’ sono sempre esistiti, anche se oggi si aggiungono altre forme.
Ma non accettano le manovre in politichese puro alle quali decenni di pessima politica ci hanno abituato. Vogliono cose chiare e dette chiaramente in linguaggio comune. Non semplicistiche, chiare, complesse, magari, ma chiare, mai solo complicate: è quello che non ha capito ilnon giovaneLuigi Di Maio.

Si suol dire che vogliono ‘voltare pagina’, certo, ma nel senso che vogliono vedere proposte concrete e soluzioni concrete, e vogliono sentire un linguaggio consono al loro modo di agire e di pensare, ma non per ciò semplicistico o ignorante. Anche perché -ce lo vogliamo dire una volta tanto con chiarezza e sincerità- se la loro ‘cultura’ è scarsa, se conoscono male i congiuntivi eccetera, la colpa non è loro, ma nostra: di noi vecchi che non abbiamo saputo, ma per lo più non abbiamo voluto, trasmettere i valori e i contenuti della cultura e della civiltà: l’Università e la Scuola non le hanno distrutte loro, ma noi.

E allora, occorrono dei giovani ai vertici, anche dei partiti. Ma non dei giovani armati di politichese e di cinica furbizia, come quelli che oggi abbiamo al Governo, ma anche all’opposizione: gente in cui l’ignoranza, voluta e sbandierata, e il cinismo più feroce sono la pietra di paragone per decidere se porli o meno al comando dello Stato. Quei giovani che marciano a decine di migliaia per l’ambiente, ma non dicono le castronerie di non lavarsi per risparmiare acqua o, peggio di lasciarsi crescere i peli (che volgarità si sentono! questo non è ecologismo, è inciviltà) o di condannare il progresso per risparmiare risorse. Quei giovani che in mezzo mondo hanno resuscitato ‘Bella ciao’, che Di Maio ignora, Salvini odia e il PD ha dimenticato. Pensateci! Anche se questi movimenti fossero interamente eterodiretti (come qualche superficiale furbastro afferma) dicono cose giuste e le fanno nel modo giusto, con toni e argomenti giusti.

In questi giorni, in cui ci si prepara alle europee, Zingaretti dovrebbe parlare -mi si perdoni lo scherzo che però è molto più serio di quanto non possa sembrare- un po’ con il fratello, con il commissario, sì con lui. Montalbano è unuomo delle istituzioni’, capace, però, di innovazione, di fantasia, di irriverenza (ma non di mancanza di rispetto): prende in giro il Questore, aggira il procuratore, ma fa egregiamente il suo lavoro, con spirito di servizio, umanità e intelligenza. Non accetta, insomma, tutte le regole del tavolo al quale siede, e, però, ottiene risultati. Ha un’anima: mangia un cannolo, in memoria di un amico! E, in borghese, canta spensieratamente ‘Rolls Royce’ fregandosene se qualcuno considera la canzone un inno alla droga.

Zingaretti Segretario, ora deve interpretare il PD. E la prima cosa che ha fatto è stata quella di coinvolgere Giuliano Pisapia. Giusto, un modo per dire di voler guardare a sinistra, cioè al progresso e all’umanità. Ma Pisapia non è la soluzione, è solo il mezzo per cercare di tagliare fuori qualche pezzo da novanta del partito.

Non a caso, immediata è lareazionedel vecchio establishment del partito, tutto nelle mani di Renzi: un establishment sconfitto alle primarie in maniera durissima, ma che non si rassegna, anche perché si tratta di sopravvivere per molte persone che non hanno né arte né parte, Renzi incluso. E dunque queste persone, tutti parlamentari e alti papaveri, vogliono tagliare le gambe a Pisapia e propongono Carlo Calenda, l’alternativa. Alternativa a che? Calenda è la sinistra? Calenda è giovane? Calenda è sicuramentecapace’, molto ‘capace’, ma proprio perché è capace è una risorsa operativa del partito, non mai un suo simbolo o una sua bandiera: non lo è culturalmente, non lo è politicamente, non verrebbe capito: la società, lui, non lo capisce.

Lo stesso Pisapia, forse, non è poi meglio, salvo che può vantare una linea coerente volta a sinistra. Voglio solo dire che entrambi (ma non chi li propone, specie chi propone Calenda) sono una grande risorsa del Partito, se e quando avrà di nuovo la possibilità di governare: risorsa, non la punta. Peggio per Renzi che insiste nel suo solito modo ambiguo e falso.

Ma ora il PD ha bisogno di aria nuova, ora ha bisogno di aggirare il Questore e il PM, che torneranno utili dopo, a lavoro impostato o fatto. Se si disperde nella nomenclatura, tra Guerini lì, Lotti là, Serracchiani qua, eccetera … ha chiuso.

Ora occorrono i giovani, quei giovani ‘usati’ dal vecchio partito per le feste e i tortellini, che però possono ancora essere la vita vera del partito, anzi, lo sono, molto più dei risibili ‘dirigenti’. Certo ci vuole coraggio, perfino temerarietà. Ma il PD ha un futuro se ridiventa il partito di Katia, quella che protestava per il cordone rosso che nelle assemblee separa gli ‘importanti’ dagli ‘altri’.

Zingaretti ha una chance che altri forse non hanno avuto: al governo non tornerà tanto presto e ha il tempo diaddestrarei più giovani e di mandare, con delicatezza e affetto, in pensione i più vecchi, con le loro pensioni da ex parlamentari, pronti magari a suggerire con la propria esperienza, ma silenti … possono sempre fare i registi!

Credo che il PD abbia oggi una occasione storica; quella che gli stellini hanno perso. Sì, gli stellini ‘erano’ giovani, avrebbero potuto e dovuto studiare e cercare idee e anima, ma hanno scelto di ‘governare’ e insultare e disprezzare e ormai la gioventù la hanno persa e con essa l’innocenza (molto dubbia visto che mai hanno sciolto il nodo Casaleggio), e di guai ne hanno fatti di irreversibili. Il PD, ripeto, ha un’occasione storica di fare ciò che gli stellini non hanno saputo fare contando, però, su una esperienza e una storia invidiabili, ma anche, credo, unica: ora o mai più. Non so, non credo che Zingaretti lo farà, ma …
Coraggio Zingaretti: se lo fai, da vecchio, ti voto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.