venerdì, Aprile 3

Caro Renzi, la cooperazione non è la risposta all’immigrazione

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Il Governo italiano -e Renzi, visto che stiamo rispondendo alla sua ‘considerazione’ di questi giorni- individua nella Cooperazione Internazionale la soluzione più efficace per garantire uno sviluppo economico in grado di aumentare il tenore di vita nei Paesi africani di origine degli attuali flussi migratori in modo che i ‘negri stiano felici a casa propria’. Purtroppo questa soluzione si basa sull’atroce falsità di cui ogni Governo italiano dal 1996 in poi è pienamente cosciente. La cooperazione negli ultimi trentanni ha fallito il suo obiettivo originario di creare le condizioni di sviluppo nel Terzo Mondo, nonostante i miliardi di dollari spesi ogni anno. Al contrario, ha creato una casta di baroni‘, di pseudo-esperti (gli uni e gli altri con stipendi mensili totalmente fuori dalla realtà e moralmente ingiustificabili) e un ridotta ma utile valvola di sfogo per nostri giovani laureati spesso tanto inesperti quanto arroganti nei Paesi del Terzo Mondo.

Non desidero entrare nei mille segreti di questa mala-cooperazione, in quanto non è mia intenzione scrivere, almeno al momento (magari, un giorno, si vedrà) un dossier sui mille scandali (anche recentissimi) che accompagnano la Cooperazione Internazionale. Per offrire un quadro equilibrato della situazione basta ricordare che dopo 40 anni di ‘Aiuti Umanitari’ non un solo problema è stato risolto nei Paesi beneficiari.

La situazione ora si fa ancora più caotica in quanto la nuova Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), figlia della legge di riforma della cooperazione (125/2014) che e ha iniziato ad operare nel gennaio del 2016, non è, al momento, uno strumento professionale, stabile ed efficace per promuovere complessi piani di sviluppo tesi a diminuire i flussi migratori.

Dal gennaio 2016, quando la AICS entrò in funzione, questa agenzia è ancora priva di regole amministrative trasparenti per gestire il denaro pubblico, di strategie di sviluppo,  vittima di interferenze politiche, gruppi di interessi, lobby  -politiche e non solo- tutte tese a prendere il sopravvento e la direzione della AICS, creando purtroppo confusione e alti rischi di disfunzione. Le uniche realtà credibili nel campo della cooperazione si sono dimostrate le Ong cattoliche, all’epoca demonizzate e presentate come un covo di fanatici religiosi intenti a convertire i ‘selvaggi’. Nel 2017 in Africa la Chiesa Cattolica soffre di un calo di fedeli, ma è l’unica istituzione occidentale in grado di offrire una cooperazione credibile in quanto basata su due semplici concetti: condivisione e serietà di programmi di sviluppo. I tecnocrati ex Ministero Affari Esteri -neo AICS- e le Ong di sinistra hanno miserabilmente fallito, diventando autoreferenti e perdendo la credibilità dinnanzi alle popolazioni africane e ai loro governi.

Anche se la Cooperazione Internazionale subisse un processo di moralizzazione e di maggiore efficacia non servirebbe a creare sviluppoa casa loroin quanto l’unico strumento in grado di creare benessere è totalmente alieno alla cooperazione: è, infatti, l’industrializzazione.

I Paesi africani, compresi quelli di maggior afflusso migratorio in Italia, necessitano di rivoluzione industriale e non di cooperazione, o aiuti umanitari. Anche le Ong cattoliche, nel loro serio e costante impegno quotidiano, non riescono a risolvere il problema, pur offrendo un valido aiuto ai governi per rafforzare i loro sistemi di welfare sociale.

I Paesi africani sono 40 anni che chiedono la rivoluzione industriale, sempre negata dall’Occidente, che basa i suoi rapporti con l’Africa sull’economia coloniale. Gli africani sono ora stufi di ‘chiedere’ a interlocutori sordi e si sono rivolti a governi certamente meno democratici, ma con un spiccato senso degli affari, tra i quali la Cina e Russia.

Pechino e Mosca stanno offrendo la rivoluzione industriale richiesta, non Roma, Bruxelles o Washington. Gli imprenditori cinesi stanno delocalizzando le loro industrie, creando benessere nella società africana che automaticamente diminuisce i flussi migratori, non gli imprenditori europei o americani.

Mentre il Governo italiani – e Renzi – propone soluzioni che in realtà non solo tali (in linea con gli altri governi europei che propongono la stessa cosa), la Cina sta ponendo le basi necessarie affinché l’Africa, piena di materie prime e petrolio, diventi una potenza mondiale.

Il pubblico italiano (e parte quello europeo) non è cosciente di questa trasformazione. Una trasformazione che per l’Occidente si tramuterà in una cronica carenza delle materie prime e in un collasso economico tra meno di dieci anni.

Nessun governo, sia di destra o sia di sinistra, ci spiega che idannati della terrasiamo proprio noi, vittime della nostra prepotenza, che ha indotto potenze emergenti ad unirsi politicamente ed economicamente per la resa dei conti finali, che sta arrivando a marce forzate, e in chiave strettamente anti-occidentale.

I flussi migratori diminuiranno entro i prossimi dieci anni, non grazie alla Cooperazione Internazionale, ma all’industrializzazione offerta dai Paesi del BRICS. Nel nuovo ordine mondiale che si sta delineando l’Europa, e l’Italia, saranno in quarta posizione se non quinta, e l’antica civiltà si ripiegherà su se stessa, priva di nuovi mercati e di materie prime. Paradossalmente gli africani sono consci di ciò, e sanno che tra un decennio tutte i dibattiti e le tensioni razziste che stiamo vivendo ora in Europa le dovranno affrontare nei loro Paesi, soggetti a flussi migratori al contrario: dal Vecchio Continente al Nuovo.

Fantascienza, dite voi?! Wait and see (aspettate e vedrete), dicono già ora gli africani. Può servire un piccolo indizio? Eccolo: Angola-Portogallo

Mentre il processo si sta sviluppando sotto i nostri occhi, noi crediamo che quel 0,01% di immigrati africani, che creano la cosiddetta ‘emergenza migrazione’ in Europa, siano i rappresentanti di un mondo senza speranze, i ‘dannati della terra’, come recentemente li ha definiti un editoriale de ‘Il Corriere della Sera‘. Un errore di valutazione che risulterà fatale, purtroppo per noi…

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