domenica, Novembre 29

Caro Renzi, che ne dici di primarie regolate dalla legge? Mentre il solito Renzi propone riforme costituzionali per bloccare la riforma della legge elettorale in discussione e che lo farebbe sparire, si potrebbe ragionare di primarie regolate per legge e controllate dallo Stato

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Una volta di più, il solito Matteo Renzi (che oggi rilascia una lunga intervista che merita leggere per istruirsi sul personaggio), sempre lui irrefrenabile, cerca di rilanciare riforme costituzionali, ormai per il puro gusto di farlo. E anche ora, ha bloccato la legge elettorale in discussione in Parlamento, una legge sostanzialmente proporzionale, per cercare di porre sul tappeto qualcosa di diverso: una riforma costituzionale, appunto -revisione del bicameralismo, modificando le funzioni del senato, e introducendo la sfiducia costruttiva. Discussione che, intanto, ha il pregio notevole per lui di impedire che si faccia la legge elettorale, dalla quale lui uscirebbe distrutto, specie se si mantenesse lo sbarramento al 5% percento.
E stavolta, in suo a
iuto (inatteso devo dire, o no?) arriva il professor Roberto D’Alimonte che, siccome si intende di sistemi elettorali, presume di intendersi anche di costituzioni e di quella italiana in particolare.

Vorrei partire dall’affermazione di base del prof. D’Alimonte, che più o meno suona così: il sistema proporzionale non va bene perché l’obiettivo delle elezioni deve essere la governabilità, e cioè la possibilità di determinare una maggioranza in grado di governare, cosa che, almeno in Italia non accadrebbe allo stato attuale delle cose. Il riferimento ovvio è alla polverizzazione dei partiti in Italia.
Certamente
l’osservazione è corretta, e del resto lo si vede con questo Governo, sostenuto da una maggioranza incerta e volatile, composta di troppa gente, o meglio di troppi partiti, per potere essere sicura e chiara, e quindi per garantire a Giuseppe Conte di avere sempre la maggioranza. E infatti, basta che una entità inesistente politicamente come Renzi si metta di traverso e non si può fare nulla.
Vero,
ma la nullità Renzi si mette di traverso perché, benché non abbia in pratica alcun seguito nel Paese, ha fatto una scissione del partito che lo ha eletto, dopo essere stato eletto, come il suo amico-nemico Carlo Calenda, nel fare la scissione; il furbo, ha aspettato di fare le elezioni, nelle quali sono stati eletti molti futuri ‘traditori’, che sono andati con lui (sia pure lasciando le quinte colonne tipo Andrea Marcucci nel partito di partenza) e che gli permettono di avere una forza parlamentare rilevante e capace di bloccare qualunque cosa.

Non so osa ne pensi il prof. D’Alimonte, ma so cosa ne penso io: è una porcata. Anzi, una doppia porcata. Perché, cambiare idea si può, anzi, sia ben chiaro, si deve se necessario, e nessuno al mondo lo può impedire per ragion di elementare democrazia; le varie proposte assurde di condizionare i comportamenti dei parlamentari eletti, sono forme gravissime di limitazione della democrazia, non a caso proposte con grande insistenza da chi della democrazia non sa che farsi, anzi, che assolutamente non la vuole, come gli stellini, i leghisti, ecc. Altro discorso è quello per cui, se cambi idea, in linea di principio dovresti dimetterti. Uso volutamene il condizionale, perché non è tutto così semplice.
Innanzitutto perché il parlamentare, nel nostro sistema costituzionale, è un rappresentante del popolo, di tutto il popolo, non solo dei suoi specifici elettori. Per cui, ben potrebbe agire in realtà in nome di quella parte del popolo che abbia cambiato idea e quindi, in questo caso, avrebbe un valido motivo per restare in Parlamento, pur avendo cambiato partito. Però, a dire il vero, il più delle volte non è così. E non lo è certamente in questo caso, dove i renziani si sono fatti eleggere nel PD affermando la loro assoluta lealtà al medesimo, per poi abbandonarlo dopo essere stati eletti con i voti del PD.
Qui, la democrazia non c’entra: questa è truffa, truffa politica, ma comunque truffa. E quindi tutti quelli, Renzi in testa, meritano di essere trattati come traditori e basta.

Ciò posto, un sistema elettorale maggioritario, avrebbe due inconvenienti molto gravi: entrambi che investono la democrazia. Innanzitutto non eliminerebbe affatto il rischio ditradimento’, anzi, lo aumenterebbe, perché ogni parlamentare sarebbe sicuro di essere parte di una maggioranza, che potrebbe ricattare dall’interno senza dovere rendere conto a nessuno, perché un sistema maggioritario riduce fortissimamente il rapporto tra eletto ed elettore.
Ma
l’altro elemento che gioca contro queste idee è molto più forte, secondo me, e gioca tutto proprio e solo sulla democrazia, in maniera, però, veramente sostanziale.
Dice D’Alimonte
che bisogna assicurare la governabilità. Dico io, sì, ma non a prezzo della democrazia, perché per garantire la governabilità si deve fare un sistema elettorale che in qualche modo rispetti, nella migliore delle ipotesi solo indicativamente, la volontà degli elettori. E inoltre farebbe scomparire tutti coloro, tutte quelle forze che essendo piccole non comparirebbero proprio nella compagine parlamentare. Democrazia, mi pare, vuol dire rispetto della volontà popolare, cioè rispetto della volontà di tutti e ciascun elettore. Tutti i voti, vanno contati e tutti i voti devono avere un peso, per minuscolo che sia.
Un sistema maggioritario porrebbe nelle mani di una maggioranza precostituita tutto il potere oggi, ma anche, a ben vedere, domani. Tutti coloro, inoltre, che no
n si riconoscano in quella maggioranza sarebbero ignorati, cancellati.
Garantirebbe, sì, la governabilità, ma di chi e fino a quando?
Capisco che una
cosa del genere possa piacere a Renzi, capisco meno che il prof. D’Alimonte si ponga la domanda su ‘come garantisco un governo’, piuttosto che ‘come garantisco la volontà di tutti e ciascun elettore’.
Ciò non esclude che l’elettore, in realtà, non abbia alla fine, anche in un sistema proporzionale pieno, molta influenza sui parlamentari effettivamente eletti: da cui una lesione non indifferente dei principi democratici.

Mi vado convincendo sempre di più, che l’unico modo per garantire sia la volontà del maggior numero possibile di elettori, che il rispetto delle scelte popolari, possa risiedere solo in una scelta precedente: le primarie, regolate per legge e controllate dallo Stato, controllate effettivamente.

Quanto alle riforme costituzionali, lo ripeto, se ne parla Renzi bisogna stare sul chi vive. A me sembra evidente che, specialmente dopo la follia della riduzione del numero dei parlamentari, la cosa da fare subito sia una chiara specializzazione delle due camere, salvo un minimo ‘diritto di richiamo’ non determinante. Sarebbe una cosa facile e utile, purché non venga affidata a gente simile a quella che ha scritto il capitolo V, la cui sciatteria linguistica, oltre che giuridica, crea solo problemi.
Quanto, appunto, a quest’ultimo, ormai il guaio è fatto, le Regioni ci sono, e i piccoli ras locali non si schioderanno certo facilmente. Ma, visto quello che abbiamo passato col
Covid-19, si potrebbe, anche qui con solo pochissime parole, stabilire che in caso di necessità, deciso dal Governo e dal Parlamento, il Governo possa assumete tutti i poteri necessari sottraendoli per il tempo necessario alle Regioni. Le polemiche, le discussioni, i dispettucci bambineschi, le arroganze eversive cui assistiamo in questi giorni, basterebbero da soli a convincerci di questa impellente necessità.
Ma, ripeto: se c’è Renzi di mezzo, occhi aperti!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.