sabato, Luglio 11

Caro Presidente Mattarella, deve andare a casa l’intero ‘ceto dirigente’ Sì, noi siamo ‘uno stesso popolo’, ma non loro, la ‘classe dirigente’, quella massa di nani e ballerine; è lì che risiede l’indifferenza, il cinismo, il razzismo veri, quello di ‘io so io e tu non sei un cazzo’!

0

«Possiamo assumere questa giornata come emblematica per l’inizio della nostra ripartenza. […] Ora sarebbe inaccettabile e imperdonabile disperdere questo patrimonio, fatto del sacrificio, del dolore, della speranza e del bisogno di fiducia che c’è nella nostra gente. […] Questo giorno interpella tutti coloro che hanno una responsabilità istituzionale -a partire da me naturalmente- circa il dovere di essere all’altezza di quel dolore, di quella speranza, di quel bisogno di fiducia […] c’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite. Qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo […] Siamo orgogliosi di quanto hanno fatto tutti gli operatori della sanità e dei servizi essenziali, che spesso rischiando la propria salute hanno consentito all’intera nostra comunità nazionale di respirare mentre la gran parte delle attività era ferma».
Pronunciate con viso impassibile, la voce chiara, secca, decisa, sono le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la sera del 1° giugno 2020, in occasione del ‘Concerto dedicato alle vittime del coronavirus’, pronunciate rivolto ad un giardino vuoto, per ricordare la ‘festa’ della Repubblica. Andatevele a rileggere. Oso pensare (quel viso inespressivo mi ha colpito) che in quelle parole ci sia stanchezza se non diffidenza.
Certo che, contemporaneamente …
Si aspettava forse, perciò quel velo di tristezza, larispostavolgare e sguaiata della piazze di destra, che non indossa le mascherine per sfregio al Governo: la stupidità elevata a paradigma politico dell’idiozia. Altro cheuno stesso popolo’.

Impazza, intanto, lo scontro rude, volgare, rozzo tra i primi attori del virus: uno scontro a lungo compresso, per ‘addetti ai lavori’ attenti alle allusioni, alle parole. I primi attori’, quella massa di infettivologi, epidemiologi, virologi e loro ‘maestri’, oncologi, intensivologi, dietologi, immunologi, chiacchierologi urlanti e fegatosi, che ci hanno inflitto le loro considerazioni sarcastiche e irose sui colleghinon facciamoci riconoscere»), ironiche su altrisono candidato a Miss Italia»), sapide, pensose, pagate (vero?), ascoltate in religioso silenzio da una massa di cittadini italiani, una volta tanto uniti, non solo e non tanto (non buttiamoci sempre giù!) dalla paura, quanto dal senso di essere parte di un esercito in combattimento. Certo, contornati da imbecilli volgari e stupidi, senza mascherine a sbaciucchiarsi, a fare la movida, ma ciò accade ovunque purtroppo: nessuno ha il monopolio della idiozia! E quindi abbiamo assistito anche ad uno scontro in codice, dove lascienza è diventata spesso il sostegno del vessilo cretino delgovernatoresolipsista preferito, mangiatore di topi o di mascherine o di fritture di pesce, o, peggio che vergogna, della lotta stupida del Sud contro il Nord o viceversa.

Proprio così, Mattarella lo ha colto e ha colto nel segno. E mentre ci diceva che una volta tanto (forse) ci siamo comportati da popolo vero, noi, però, i ‘cittadini comuni’, altra frase oscena quotidianamente sulla bocca di politicanti e potentati vari, non gli altri. Non quelli di cui sopra: una massa di nani e ballerine, magari esuli, intesi più a mostrarsi, a mostrare il proprio io, a difendere subdolamente interessi discutibili come quelli della sanità privata contro quella pubblica, ma che vanno ringraziati per ciò che hanno fatto, pur avendo fatto il proprio mestiere. Certo, spesso (spesso, non sempre, anzi, molto spesso, molto spesso, troppo spesso no!) mal pagati, ma subito alacri nel lamentarsene, nel chiedere di più: che è giusto, ma c’è modo e modo e tempo e tempo. E poi quella subdola, volgare lotta tra esponenti della sanità privata e gli altri, tra esponenti di Regioni che si credono Stati, e di uno Stato che cerca di barcamenarsi perché non sa decidere e meno che mai agire, uno Stato che, ridicolmente, pretende di misurare la pericolosità del mio respiro se ho mangiato cipolle, ma non sa organizzare una sanità seria e spreca milioni in strutture inutili e ofane, per la gloria di questo o quello, ma non riesce nemmeno a distribuire le mascherine. Mentre altri operatori sanitari circonfusi di gloria, dicono sottovoce (sempre meno, a dire il vero) chehanno dovuto sceglierechi curare e chi lasciar morire: novelli dei onnipotenti: la tua vita è mia. E nessuno ne parla, caro Presidente, possibile?

Presidente, si può sapere finalmente quantitanto erano vecchi e con altre patologiahannolasciatomorire? E, già che ci siamo, possiamo sapere, alla fine, quanti morti ci sono veramente stati?
Ma certo, poi arriva, fulgido nel suo smagliante camice, il super-super che sentenzia: il virus non c’è più, se ne è andato e lo conferma il maestro di quello che dice che c’è … mi ci gioco le p … che sotto c’è qualche problemino accademico! Mai un minimo di dignità e di rispetto per i morti, spesso frutto di insipienza, disorganizzazione, accidia, indifferenza politica.
Caro Presidente, sarò qualunquista, ma l’umanità di Ippolito non basta, qui deve andare a casa l’interoceto dirigentedi questo disgraziato Paese, ma proprio tutto, nessuno escluso: è lì che risiede l’indifferenza, il cinismo, il razzismo veri, quello diio so io e tu non sei un cazzo!

Ma poi, per consolidare lo spirito di unità e di consapevolezza del bene comune, anzi, del fatto che solo tutti insieme possiamo uscire da questo guaio e dagli altri che abbiano ottenuto in dono dal ‘ceto dirigente’, arriva il nuovo e aggressivo capo industriale, che, bontà sua, ammette che qualche errore lo hanno commesso anche loro, ‘qualche’, ma tutti gli altri li hanno commessi altri, e in particolare il Governo, che è più pericoloso del virus, e naturalmente i sindacati, pericolosi per definizione.
Pensate, il Governo dà la cassa integrazione, ma la stanno anticipando le imprese, che sono al verde da tempo … e come fanno ad anticipare allora? E mentre tutto ciò accade e le imprese hanno bisogno di soldi dallo Stato, subito e molti, ovviamente ‘a fondo perduto’. L’industriale si stupisce e si scandalizza: ‘state a parlare delle vacanze’! E fin qui, passi, anche i padroni delle ferriere ragionavano così, però, caro Carlo Bonomi, però producevano il ferro. E voi che fate, che progetti avete, cheidea di futuroè la vostra? Boh: rivoluzionare tutto, eliminare la burocrazia, i lacci e lacciuoli, basta occhiuti controlli, e basta processi, morte ai Magistrati! E va bene, sì: ma come, per fare cosa, per farlo quando e quali sacrifici saranno fatti? Ah no, su questo non si discute, è una violazione della privacy e i profitti sono scritti sulla pietra.

E quindi, pronta come sempre, la Magistratura fa l’impossibile per spianare la strada agli amici della signora Chirico, fautori della divisione delle carriere, dei PM sotto controllo governativo, di scelta dei reati da perseguire e, beninteso, basta con tutti questi controlli, con l’abuso di ufficio, con i processi per le mazzette. Ma certo, i Magistrati davvero non perdono occasione per facilitare il compito a chi vuole metterli in castigo. Luca Palamara è il meno, perché poi ci sono quelli meno famosi e meno evidenti, che non perdono occasione per farne di nuove.

La ‘Magistratura è marcia’, leggo su un titolo di un importante giornale, come è marcia la democrazia. Sul fatto che la Magistratura sia marcia, francamente io sarei molto, ma molto più cauto. Non bastano quattro delinquenti presi (da altri Magistrati) con le mani nella marmellata a dare un giudizio generico sulla Magistratura. Che, certamente non voglio negarlo, e credo non dovrebbe negarlo nemmeno nessun Magistrato, non è fatta solo di uomini che tornano a casa la sera stremati dalla fatica, ma ha certamente (e spero di non dover dire ‘aveva’ dopo i vari recenti provvedimenti e proposte di provvedimenti) un ottimo livello di competenza e di cultura giuridica. Ma è anche afflitta da ondate pazzesche di processi, e da procedure assurde. Lo scriveva l’altro giorno anche un grande avvocato come Franco Coppi, un avvocato vero che fa l’avvocato, non insulta i giudici, che proponeva taluni provvedimenti immediati che avrebbero sveltito i processi … ma siamo proprio sicuri che il mondo politico e quello imprenditoriale (per non parlare di quello degli avvocati) abbiano desiderio di sveltire i processi? Di eliminarli sì, cioè di depenalizzare massicciamente, questo certo, ma non più di tanto.
Ma definire marcia la Magistratura, per di più associandola al marciume della democrazia, proprio no, questo no. Attenti a non confondere, strumentalmente, i Magistrati delinquenti con la Magistratura e i politicanti delinquenti o imbecilli con la democrazia. Questo è un discorso estremamente pericoloso, non solo in sé (e non c’è qui spazio per approfondire), ma perché servirebbe a permettere ai politicanti che abbiamo di mantenere all’infinito il potere. È il personale politico che è più che scadente, incapace, incolto, composto da persone che ‘fanno politica’ per professione, per il semplice motivo che non riescono a fare altro nella vita.
Ma quella gente, la eleggiamo noi!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.