mercoledì, Ottobre 28

Caro Di Maio, ci vuole vista lunga, e tu … Mattarella ha dedicato la gran parte del suo discorso di fine anno, a responsabilità, competenza e necessità di avere un progetto, un’idea lunga, che vuol dire guardare lontano. È questo ciò che distingue un politico da un politicante

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Se mai qualche dubbio ci potesse essere sul fatto –che io stesso ho suggerito– che il discorso di capodanno di Sergio Mattarella fosse indirizzato (criticamente indirizzato) ‘controgli stellini prima e più che ‘contro’ Salvoloni (Salvini+Meloni), lo toglierebbe -quel dubbio- l’articolo violentissimo di ieri, 2 gennaio, di Marco Travaglio, ai limiti dell’insulto, semantico non lessicale. Nel senso che non usa male parole, ma il senso è più che critico, sprezzante. Sarà un caso, meno verboso ma altrettanto sprezzante, appare Francesco Borgonovo nel suo intervento su ‘Sky’ di ieri 2 gennaio alle 15/15.30 circa. Ma certo non è Travaglio che deve fare scuola.
Colpisce, però, la violenza del suo attacco, se associato, lo sottolineavo ieri, al prolungato silenzio di Luigi Di Maio -ora come non mai sempre più solo Giggino- sul messaggio di Mattarella, per poi intervenire con poche parole rituali. Giggino si dedica a tutto schermo (auto-schermo) ad attaccare nuovamente la società Autostrade, in pullover di cachemire beige (Di Maio, non Autostrade!) e con barbone tipo Salvini incipiente (il barbone non Salvini) per dire che dei profitti perduti di Autostrade poco gli importa, peggio per i Benetton.
Eh no, proprio no, Giggino, non va bene per nulla.

Nulla osta alla barba, anche se a me personalmente non piace, anzi, mi fa decisamente schifo, ma ognuno ha i suoi limiti.
Nulla, anche se un po’ meno, osta al maglioncino, di cachemire o meno non importa moltissimo, ma rileva, perché sottolinea, se veramente era di cachemire, la possibilità di averne uno, con quello che costano … da un politico che sbraita per le mancate restituzioni dei ricchi stipendi è un po’ contraddittorio … mica era della ‘united Colors’? Però osta, appunto un po’, il fatto che si parli in pubblico, sia pure attraverso il solito Facebook, in maglioncino: non si fa, non è istituzionale, è mancanza di rispetto verso i cittadini e verso le istituzioni che, purtroppo o per fortuna, si pretende di rappresentare.
Lo dicono anche le sardine, che non sono istituzionali, ma, mi darà atto Giggino, ho criticato a suo tempo, e ricritico oggi, le sardine intendo, perché, vista la notorietà e l’importanza, avrebbero, a mio parere, il dovere di parlare al pubblico (ad esempio quando vanno in TV) rispettando il pubblico, tutto il pubblico: quello dei loro coetanei, in maglioncino o felpa o quel che è, e gli altri (come me, ad esempio) che non andrebbero a cena dalla suocera senza la giacca e la cravatta. Beh, magari da una cugina sì, ma questa è un’altra storia!

Molto, moltissimo osta quello che dice, anzi sproloquia. Intanto, appunto, perché lo sproloquia: poteva dire le stesse cose nella metà del tempo. Poi perché, a lui potrà importare poco degli interessi di Benetton, ma quelladeiBenetton è una società per azioni, in cui ci sono molti azionisti piccoli e piccolissimi, che perdono i propri di soldi, e un politico deve preoccuparsi sempre di non fare danni ai cittadiniqualunque’. E non mi obiettate che definire Giggino un politico è una iperbole: concordo, ma formalmente egli lo è. Ma, specialmente, unpoliticoche voglia essere tale e per di più unuomo di Governo’, tutte cose che formalmente il predetto è, prima di dire certe cose deve essere bene attento a fondarle, non solo su una attendibile verità, ma sulla difesa degli interessi dello Stato, che potrebbe avere danni gravissimo da un atto di revoca non ben meditato, e ancora maggiore se la società dei Benetton replicasse quanto ha appena fatto (e ne stiamo vedendo le conseguenze … drammatiche e convulse) la Arcelor Mittal, che ha mollato di colpo l’ILVA: e se i Benetton facessero lo stesso, mettendo il Paese in ginocchio e migliaia di lavoratori per strada insieme a migliaia di automobili, con chi ce la si dovrebbe prendere? No, Giggino, ci vuole professionalità.

Ed eccoci al punto … -vedete? non sono impazzito e non mi sono disperso. Mattarella ha dedicato la gran parte del suo discorso, diciamo pure quasi tutto se lo rileggete bene (senza dirlo a Travaglio, che si arrabbia, o a Borgonovo, che ci resta male) ad un concetto che non è solo una virtù, ma un dovere e una capacità che richiede cultura e studio: responsabilità. Ripeto: RESPONSABILITÀ.
E competenza, altro tema sotteso a tutto il discorso di Mattarella del 31 dicembre. Quel discorso, l’ho detto e lo confermo, era diretto principalmente a lui, che ora cerca di camuffarsi con la barba per non farsi riconoscere, ma sbaglia perché tanto lo riconoscono tutti, a cominciare da Mattarella che voleva ‘impeachare’, il ragazzo.

Avrebbe, dicono, detto le ‘solite cose’.
Ma scusate, ha invitato l’intero Paese a capire, anzi, addirittura a vedere, che non siamo una entità isolata e unica sulla terra, e che la terra non è piatta. Cioè, ha detto chiaro che l’Italia ha un ruolo naturale, ma specialmente deve prendere un ruolo attivo nella politica internazionale, che poi vuol dire economia, e lo ha detto per stimolare questo imbelle Governo a fare qualcosa prima di trovarci altro che i disprezzati migranti (che Mattarella, giustamente, non chiama così, con questo termine sprezzante) in casa, ma i turchi e gli egiziani, compreso quello che considera che ‘Regeni è uno di noi’ -appunto, che peso abbiamo con l’amico di Regeni? Possibile che non si comprenda questo messaggio pressante, urgente e importante?
Possibile che non si capisca che se l’Italia non cerca
(certo non grazie a Giggino, ma questo è purtroppo un altro tema) di prendere -non ri-prendere- un ruolo nella UE, nel grande gioco politico che ora si aprirà con i cambiamenti notevoli in atto, tra la von der Leyen e la AKK (al secolo: Annegret Kramp-Karrenbauer) e Macron (nostro avversario, anzi nemico, in tutto, ma molto più forte e abile di noi, finora … che aspettiamo a reagire politicamente, non da bambini cretini a parlare di marchette?) l’Italia è perduta? Sembra che l’unico che abbia capito che ci si deve dare da fare sia David Sassoli, che se non avrà dietro a dir poco tutta l’Italia non riuscirà a fare molto, anche con l’aiuto del troppo debole e irresoluto Paolo Gentiloni. E per farlo ci vuole oltre alla professionalità, competenza, cioè cultura, e studio, in un Paese in cui l’Università è alla canna del gas.

Ne ho già accennato. Se, per esempio, una delle nostre non poche navi da guerra andasse in fitta schiera a fare qualchemanovradalle parti della Libia, magari anche dilungandosi un po’ più verso est, mica farebbe male. Certo, non soltanto per fare una crociera di piacere, ma giusto per fare vedere che ci siamo anche noi.
Se un Ministro degli Esteri dicesse una parola su Israele e sulla Palestina, sulla Siria, sull’Iraq (dove abbiamo dei soldati), sulla stessa Turchia, dove i diritti dell’uomo sono massacrati pur facendo la Turchia parte del Consiglio d’Europa, se lo facesse non farebbe male. Ma dovrebbe almeno sapere che quei problemi ci sono e, magari, disporre di un ‘contenzioso diplomatico’ efficiente, di Università dove si studino quei problemi sul piano politico, economico e, specialmente, giuridico … ma questa è solo fantasia notturna, purtroppo.

Ma poi ha insistito -fino ad essere ripetitivo- il buon Mattarella, sul tema della buona amministrazione, della competenza, delle idee nuove dei giovani, della difesa deinostrigiovani (qui sì, prima i giovani nostri, che invece cacciamo via a calci nel sedere!), della necessità di integrarli con i più vecchi, ma più esperti (quelli che Giggino e i suoi mentori, chiamano i vecchi, i professoroni, i mitici ‘poteri forti’, e fesserie simili, mentre invece sono cultura e quindi capacità, competenza), della necessità di avere un progetto, un’idea lunga … citare i temi dell’ambiente, come ha fatto Mattarella, vuol dire guardare lontano, più lontano della sua stessa vita, come della mia; … peccato per Borgonovo che ci vede solo frasi rituali. È questo ciò che distingue un politico da un politicante.
E questa vista lunga l’ha chiesta, appunto, ai giovani, ma non certo a Giggino che è tale solo anagraficamente, insieme al suo sosia (anche per la barba, pare) Dibba, di nuovo sul proscenio a difendere Paragone!
Guarda un po’, quasi le stesse parole del Papa, solo che quest’ultimo è anche capace di arrabbiarsi, lui, all’apparenza, no. Ma il tono, anche questo lo ho scritto, era secco, duro, senza dolcezze … rileggetelo, anzi, riascoltatelo!

Il punto è, temo, che non si vede chi possa prendere in mano questa bandiera, chi possa portare avanti queste idee. La stanca leadership di Nicola Zingaretti, che cerca, in un ritiro spirituale nel solito monastero abbandonato, l’ispirazione per sé e i suoi, non mi pare adeguata. A meno che, esca dal ritiro spirituale, si metta una maledetta cravatta, lasci quel sorriso inutile che gli deturpa le espressioni, e faccia politica dura, a muso duro. Non basta non andare ai vertici, mandandoci Franceschini (che a me fa venire i brividi, con quell’aria da apprendista Moro): bisogna che i vertici decidano azioni politiche che siano consone alla parte più avanzata del popolo italiano, e che mirino all’interesse generale. Il tempo stringe.

E se i fratelli si scambiassero i ruoli e il Commissario Montalbano prendesse per mano il Paese, affidando il commissariato a Nicola?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.