lunedì, Agosto 3

Cardiopalma Brasile E l'Iraq sempre bollente

0

brasile_proteste

Nella giornata di apertura dei mondiali con la partita inaugurale tra Brasile e Croazia, la tensione è ancora alta. Continuano gli scioperi in Brasile che si susseguono già da diverso tempo: oggi tocca agli impiegati degli aeroporti di Rio de Janeiro e ai conducenti di autobus di Natal, mentre a San Paolo i lavoratori della metro hanno rinunciato a riprendere lo sciopero. Per ventiquattro ore si fermano gli impiegati degli aeroporti di Rio de Janeiro che chiedono aumenti salariali. Dopo un blocco di cinque giorni sospeso provvisoriamente lunedì, il sindacato che rappresenta gli impiegati della metro della maggiore città del Brasile ha deciso di non continuare quest’oggi lo sciopero, in modo che i tifosi possano usare i treni metropolitani per raggiungere lo stadio Atena Corinthians, dove si terrà la partita inaugurale. In questa giornata la polizia ha caricato un gruppo di manifestanti per disperderli mentre marciavano verso lo stadio. Due giornaliste della ‘CNN‘, Barbara Arvanitidis e un’altra reporter sono rimaste ferite. La coincidenza vuole che oggi sia la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile: il governo brasiliano, l’Unicef e altri partner approfittano di ciò per lanciare una campagna rivolta ai possessori di smartphone per scaricare l’applicazione ‘Proteja Brazil‘, che consente di segnalare in tempo reale casi di abuso.

«Il Brasile sta rafforzando il suo sistema di protezione dei bambini per prevenire e contrastare tutte le forme di violenza e sfruttamento, compreso il lavoro minorile», ha dichiarato il Rappresentante Unicef in Brasile Gary Stahl, «aumentando la consapevolezza dell’opinione pubblica, mobilitando le forze dell’ordine e il ramo della giustizia contro network criminali, rinforzando servizi specializzati e più recentemente approvando un nuova legislazione che definisce lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti come un crimine». Sono 3 milioni i ragazzi e le ragazze brasiliani tra i 10 e i 17 anni vittime di sfruttamento. Un recente rapporto mostra che nelle 12 città che ospiteranno i Mondiali di calcio, in 7 anni (tra maggio 2003 e marzo 2011) sono state registrate 27.600 segnalazioni riguardanti episodi di sfruttamento sessuale.

Anche in Iraq la situazione pare essere precipitata in questi ultimi due giorni. Gli Usa stanno valutando una serie di opzioni per rispondere alla crisi in atto. Lo ha detto la portavoce del consiglio nazionale per la sicurezza della Casa Bianca, Bernadette Meehan. «Attualmente le nostre discussioni col governo iracheno si stanno concentrando su come aiutare il Paese ad affrontare con successo la minaccia rappresentata dai gruppi jahdisti», ha detto.
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito alle 17.30 (orario italiano) per fare il punto sulla situazione in Iraq e sulla missione di assistenza delle Nazioni Unite nel Paese. E mentre la Lega Araba riunisce d’urgenza gli ambasciatori dei vari stati la Turchia soffre per gli 80 concittadini in ostaggio in Iraq: lo afferma il ministero degli Esteri turco citato dalla stampa di Ankara.
Il Governo di Washington sta valutando se utilizzare i droni per attaccare i miliziani qaedisti dello Stato islamico di Iraq e Siria (Isis) e sostenere le truppe irachene che si stanno sbriciolando di fronte all’offensiva jihadista. Il Governo iracheno ha inoltre aperto alla possibilità di raid aerei statunitensi contro le postazioni dei terroristi.

In questa giornata in cui l’attenzione della Turchia è rivolta verso i concittadini sequestrati in Iraq dall’altra parte si dà parola agli imputati del processo iniziato oggi contro i manifestanti delle proteste di Gezi Park dell’anno scorso. Gli accusati, prima di entrare nel palazzo di giustizia, hanno letto una dichiarazione di fronte a un centinaio di sostenitori del gruppo Taksim Solidarity. «E’ Recep Tayyip Erdogan, che continua a reprimere i manifestanti in piazza, e il suo governo che dovrebbero essere processati per aver messo in pericolo la democrazia e lo Stato di diritto», hanno aggiunto.

In Ucraina è invece di almeno 270 morti e 713 feriti il bilancio dei combattimenti tra le truppe di Kiev e i separatisti filorussi nell’area orientale da aprile. Proprio oggi tre carri armati e altri mezzi militari russi hanno sconfinato nel territorio ucraino per aiutare i separatisti filo-russi nelle regioni dell’est. I ribelli dell’autoproclamata

Repubblica popolare di Lugansk sostengono di aver fermato una colonna di carri armati di Kiev. Lo riferisce ‘Ria Novosti’. A Snizhne, al confine tra la Russia e le regioni di Lugansk e Donetsk, sarebbero invece in corso combattimenti: è la stessa zona dove le truppe di Kiev affermano di aver intercettato i tre tank russi.
La Russia prevede di presentare al Consiglio di sicurezza dell’Onu un progetto di risoluzione affinché Kiev implementi la roadmap promossa dall’Osce per mettere fine ai combattimenti nell’est dell’Ucraina. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov.

La Francia di Hollande sostiene, nel corso di un colloquio telefonico con il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, che venga «deplorata la sospensione dei negoziati israelo-palestinesi auspicando che le due parti riprendano il dialogo al più presto e si astengano da ogni gesto che possa comprometterlo». Hollande ha anche sottolineato che solo «il negoziato, sulla base dei parametri internazionalmente riconosciuti, consentirà di giungere a una soluzione equa e duratura che metta fine ad ogni rivendicazione», dando tutto l’appoggio che necessitano da parte della Francia.

Nel mentre Israele, che ha chiaramente capito che il governo di Rami Hamdallah gode del sostegno di gran parte della Comunità Internazionale, ritira i progetti di  insediamento ad Ariel, Har Bracha, Alfei Menashe, Oranit e in altri ancora come anche l’avamposto di Al-Matan. Haaretz ha citato una fonte diplomatica europea secondo cui i 5 ambasciatori hanno deciso la mossa dopo l’annuncio da parte del governo israeliano di Benyamin Netanyahu in risposta alla formazione del governo di unità nazionale palestinese Fatah-Hamas.

Il gruppo terroristico jihadista di Boko Haram sarà quest’oggi argomento al summit organizzato a Londra per discutere sulla situazione della sicurezza nel nordest della Nigeria e su come affrontare la minaccia dei militanti islamici. Fin dal rapimento delle 200 studentesse lo scorso 14  aprile, molti Paesi stranieri hanno offerto il loro aiuto alla Nigeria per sostenerla nella lotta al terrorismo. Anche il ministro degli Esteri nigeriano, Aminu Wali, parteciperà all’incontro organizzato dal suo collega britannico William Hague. L’incontro segue quello del mese scorso a Parigi, dove i Paesi  della regione si sono impegnati a intraprendere azioni coordinate contro Boko Haram. All’incontro su Boko Haram partecipano anche rappresentanti di Stati Uniti, Unione Europea, Canada e dei Paesi vicini della Nigeria: Benin, Ciad, Camerun e Niger.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore