giovedì, Febbraio 20

Carceri: situazione intollerabile, denuncia l’’Osservatore Romano’ Suicidi, nessuna assistenza, sovraffollamento, ....

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Vuoi perché sono ritenuti autorevoli; vuoi perché si soffre una sorta di complesso di inferiorità, e per definizione tutto quello che viene dall’estero è degno di attenzione e riverenza, fatto è che sulla stampa italiana è un trionfo di articoli e di commenti purché firmati da giornalisti stranieri; e non c’è analisi, anche su dettagli più ininfluenti, che non diventi oggetto di nostre pensose riflessioni: “lo scrive il ‘New York Times’; lo riferisce ‘Le Monde’, e via così.

Con eguale attenzione si scandagliano le righe, e cosa tra le righe si può celare, della stampa cattolica. Cosa dice (o non dice) papa Jorge Bergoglio; cosa scrive (o non scrive) il predecessore, emerito, Joseph Ratzinger… i sospiri e i respiri di ogni angolo del Vaticano. Attentissima radiografia, poi, dell’’Osservatore Romano’, che somma due caratteristiche: è il giornale del Papa; è un giornale ‘straniero’.

Qualcosa, tuttavia, sfugge sempre; anche ai più attenti. Sfugge, per esempio, un non banale articolo di Marco Bellizi, pubblicato tre giorni fa, e dall’inequivocabile titolo: ‘A chi importa dei detenuti? L’inquietante realtà del carcere in Italia’.

E’ un’attentissima disamina di quello che accade nelle carceri italiane. Si comincia analizzando il fenomeno dei suicidi in carcere. Per dire: “…più spesso le persone scelgono di suicidarsi all’inizio del periodo detentivo (talvolta mentre sono addirittura in attesa di giudizio) o all’approssimarsi della sua conclusione. Se il primo caso può essere facilmente comprensibile nelle sue motivazioni, il secondo dovrebbe comunicare a tutti, almeno, una allarmante inquietudine.

Si prosegue sottolineando che “…il carcere è ormai il ventre gonfio e insalubre di una società che non riesce a metabolizzare quanto di tossico produce e non riesce a farsene carico.

Lo conferma Daniela De Robert, componente del Collegio del Garante dei Detenuti: Vi entrano persone vulnerabili, ne escono solo quelle che non lo sono“.

I numeri: l’indice di sovraffollamento è pari al 129,40 per cento (a fronte di una capienza, a pieno regime, di 50.692 posti sono presenti 60.885 detenuti). Il sovraffollamento è uno dei problemi. Interessante osservare come poco meno di 10 mila detenuti siano stati condannati a pene non superiori a 3 anni; circa 23 mila detenuti hanno pene residue inferiori ai 36 mesi. Significa che molti di loropotrebbero accedere a misure alternative; se solo ce ne fossero, si pensasse a creare ‘luoghi’ dove queste misure diventino cosa concreta e non astratta.

C’è poi una categoria di detenuti estremamente vulnerabile: i sofferenti psichici; da una parte l’istituto di pena spesso si trasforma in un surrogato manicomiale: delle 191 carceri in Italia, solo 32 sono dotate di strutture adatte per seguire questo tipo di pazienti. Le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS) sono ‘sottodimensionati’; le articolazioni per la salute mentale sono ‘realmente carenti’. Per non parlare del ‘sommerso’ costituito dalle cosiddette ‘celle lisce’; sistemazioni di fortuna per i più esagitati. ‘Lisce’ significa prive di arredi, come del resto ‘lisci’ sono i detenuti: senza abiti; per sicurezza loro. Tuttavia…

Non solo i detenuti. Ogni anno si registrano 800 aggressioni al personale carcerario; e tanti i suicidi fra gli agenti della polizia penitenziaria, chiamati ad affrontare situazioni che non sono addestrati a gestire.

Infine il problema dei bambini in carcere: attualmente ci sono 48 donne madri con 53 figli al seguito. Le case-famiglia ci solo a Roma e a Milano.

Questa la realtà raccontata dall’“Osservatore Romano”. Nessuna particolare rivelazione, d’accordo; neppure nessuna reazione. Eppurel’Italia, e in Italia, si è sempre molto sensibili a quello che dice il Pontefice e viene da Oltretevere. Con qualche eccezione, come si vede.

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