mercoledì, Novembre 25

Carceri: quaranta suicidi, un infinito catalogo di orrori Un inferno senza se e senza ma. La polizia penitenziaria denuncia: 'Il cibo è uno schifo'

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Che le carceri italiane siano quello che sono, è cosa ignota, ormai, solo a chi ha deciso di ignorarlo. Solo a voler collezionare quanto si scrive ogni mercoledì in questa rubrica, se ne ricava un infinito catalogo fatto di episodi e fatti che da una parte fanno rabbrividire, dall’altra ti fanno vergognare. E comunque, davvero, le chiacchiere, al punto in cui siamo arrivati, stanno a zero. I fatti sono fatti. Sono un fatto che dall’inizio dell’anno almeno 40 detenuti si sono suicidati; un altro fatto è che almeno 567 detenuti hanno tentato di farlo. Un terzo fatto è che sono stati censiti 4.310 atti di autolesionismo.

Don Ettore Cannavera, ex cappellano del carcere di Cagliari, dice che «le carceri italiane sono diventate discariche sociali». Racconta della situazione del carcere di Cagliari, che certamente non è l’unica: «Su 600 detenuti, più della metà sono malati psichiatrici e tossicodipendenti. Poi, manca personale di polizia penitenziaria e gli educatori sono solo nove».

C’è poi il problema costituito dai detenuti che un tempo erano ristretti negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. I detenuti con disturbi psichiatrici dovrebbero trovarsi nelle REMS, le strutture alternative; che però sono insufficienti rispetto al fabbisogno. Così spesso finiscono nelle carceri diciamo così ‘normali’; con prevedibili conseguenze. Solo per mano di questi reclusi problematici, negli ultimi 10-15 giorni si sono verificate aggressioni al personale di Polizia Penitenziaria nelle carceri di Ferrara, Pisa, Civitavecchia, Milano, Ancona, Ariano Irpino, Firenze, Napoli, Viterbo, Udine. Personale che, per inciso, non per loro responsabilità, non ha la necessaria preparazione per affrontare situazioni come quelle che pongono in essere detenuti con problemi psichiatrici.

Una  ‘piccola’ notizia d’agenzia, è la dimostrazione di una situazione giunta al collasso: ‘I sindacalisti scrivono all’Asl e invitano a pranzo i politici: Venite e rendetevi conto‘. Di che cosa, rendersi conto? Delle carote raggrinzite, perché vecchie; delle pesche marce, dell’anguria andata a male; del pollo bruciato, dell’insalata con il verme.

‘Cucine da incubo’, insomma, e sarebbero quelle di Torino, Ivrea, Biella, Fossano, Cuneo, Saluzzo, Aosta, Vercelli e altre città ancora. La denuncia viene da una quantità di sindacati della polizia penitenziaria: Osapp, Sappe, Sinappe, Uil Pa, e altri ancora. Hanno presentato una denuncia circostanziata alla Asl: «Dopo ripetute segnalazioni alla singole direzioni, e al competente provveditorato, non c’è stato nessun cambiamento: ora basta». La Commissione Mensa di Aosta, ad esempio, avrebbe riscontrato muffa nei frigoriferi, alimenti mal conservati, frutta marcia, lasagna preconfezionata con la data di scadenza superata da giorni; come in altre carceri, da Torino a Cuneo, alla sera sono stati serviti gli avanzi, fette di anguria deteriorata. «La situazione è ormai intollerabile» spiega Gerardo Romano, vice segretario generale Osapp: «o le cose cambiano o faremo la rivoluzione, perché qui si tratta di sicurezza e salute. Non è questione di esser schizzinosi, Avete dubbi? Provate», dice Romano. «Politici e sindaci sono invitati: paghiamo noi, sarebbe meglio però venissero una sera e a sorpresa per rendersi conto davvero». E se da incubo è la cucina per gli agenti della polizia penitenziaria, figuriamoci quella per i detenuti…

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