lunedì, Agosto 10

Carceri, mobilitazione di giuristi e radicali: non affossate la riforma Bernardini: Paolo Gentiloni e Andrea Orlando hanno mentito

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  La riforma, concludono i firmatari, «non contiene nessun afflato buonista, nessuna ‘liberatoria’ per pericolosi delinquenti – tanto meno per mafiosi e terroristi, espressamente esclusi dall’intervento riformatore – nessun insensato ed indulgenziale ‘svuotacarceri’: semmai preserva la comunità da gravi forme di recidiva criminale attraverso la proposta di un impegnativo cammino di rientro rivolta a chi voglia e sappia intraprenderlo. E’ per questo che chiediamo che l’impegno di varare la riforma sia mantenuto, perché uno Stato il quale sa offrire una speranza alle persone che ha legittimamente condannato deve concedere loro l’opportunità di diventare buoni cittadini e rendere così un utile servizio alla collettività intera».

   Lo chiede un giurista di meritato e riconosciuto valore come Giovanni Fiandaca: «Dovremo annoverare la riforma penitenziaria tra le grandi occasioni mancate del governo Gentiloni, nonostante le plurime promesse fatte dallo stesso premier e dal guardasigilli Orlando fino a pochi giorni prima del voto del 4 marzo?», si domanda. «Avevamo confidato che la seduta del Consiglio dei ministri del 22 febbraio scorso potesse davvero segnare il punto di svolta, abbiamo dovuto prendere atto di aver nutrito un eccesso di ottimismo contrastante con la prudenza tipica del realismo politico». Fiandaca ammette che forse si era sottovalutata la preoccupazione che approvare nell’imminenza della competizione elettorale i decreti attuativi della riforma, e in particolare quello che estende i presupposti di applicabilità delle misure alternative al carcere, avrebbe potuto comportare una perdita di voti specialmente a favore della destra.

   Tuttavia, «come studioso di diritto penale ormai di lungo corso, e soprattutto nel mio ruolo operativo di garante siciliano dei diritti dei detenuti, non posso non auspicare che l’attuazione della riforma carceraria continui a essere perseguita come un obiettivo, ideale prima che politico, meritevole di essere realizzato in ogni caso».

   Al di là degli attuali rapporti di forza e delle difficili dinamiche politiche nel frattempo innestatesi, un punto, aggiunge Fiandaca, è fuori discussione: «la necessità di modificare in senso migliorativo, e più adeguato ai tempi il sistema penitenziario, corrisponde all’interesse generale. Diversamente da quanto una cattiva e interessata propaganda ha cercato di far credere, alimentando le paure collettive per facile tornaconto elettorale, il carcere così com’è non costituisce l’unica o più efficace risposta contro la criminalità».

Un carcere come luogo di reclusione senza speranza, destinato a isolare il condannato e a escluderlo dalla società come un nemico da bandire, aggiunge, «lungi dal riabilitare, incattivisce i delinquenti e provoca effetti per un verso ulteriormente desocializzanti e, peraltro verso, criminogeni. Migliorare le condizioni di vita penitenziaria, promuovere i percorsi rieducativi ed estendere l’accesso alle misure extra detentive, m realtà, non equivale affatto a sposare un clemenzialismo buonista».

   E non è neppure vero che alcune “novità” rischierebbero di indebolire la lotta al crimine organizzato e ammorbidirebbero il cosiddetto carcere duro: dalla riforma sono esclusi i reati di mafia e terrorismo e non viene per nulla intaccato il regime speciale del 41bis.

  «E’ costituzionalmente improprio o politicamente illusorio», si chiede Fiandacasperare che il governo Gentiloni, non smentisca le molte promesse vanificando il tanto lavoro già fatto, e (almeno) tenti di portare a compimento l’attuazione di una riforma di civiltà, che gli viene a tutt’oggi richiesta – oltre che da una popolazione carceraria da tempo in attesa e dall’insieme dei Garanti nazionale e territoriali – da ampi settori del mondo della cultura e dell’università, dall’avvocatura e da larga parte della stessa magistratura?».

   Più che severa la radicale Rita Bernardini: «Gentiloni e Orlando si sono messi dalla parte di coloro che hanno voluto elettoralmente condividere il ‘dividendo’ della paura e sono stati anche puniti, perchè si preferisce l’originale alla copia sbiadita. Hanno mentito, non hanno mantenuto la parola data».

  Bernardini chiama alla mobilitazione: «Sabato e domenica prossima è convocata l’assemblea nazionale e presenteremo proposte di legge sulla giustizia e sulla carceri, come quelle su amnistia, ergastolo ostativo, incarichi extragiudiziari dei magistrati».

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