giovedì, Dicembre 12

Carceri, la storia di Giorgio C: sembrava solo tosse … Antigone, le nostre proposte per un carcere civile

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La storia, amara quanto basta è questa: c’è un uomo, Giorgio C., 58, piccoli precedenti alle spalle, qualche giorno in carcere. Cerca di reinserirsi; non ce la fa: per via del suo passato, nessuno lo vuole assumere, si fida di lui. Torna a fare l’unica cosa che sa fare: il delinquente. Il 23 aprile di un anno fa tenta di rapinare un ufficio postale. Gli va male: arresto, processo, condanna a cinque anni e otto mesi. Niente da dire, non fosse che a novembre spunta una tosse insistente. Preoccuparsi per qualche colpo di tosse? Passerà. No, che non passa. Alla fine i controlli: viene individuato del liquido nei polmoni; seguono due toracocentesi, un paio di settimane di ricovero, nell’aprile 2019 il ritorno in cella.

Solo che quella tosse che non va via è il sintomo di qualcosa di più grave, e che viene preso sottogamba: gli esiti, alla fine, certificano l’esistenza di cellule tumorali maligne. La situazione clinica peggiora rapidamente. Il 12 giugno Giorgio C. viene ricoverato;  il 15 luglio torna in cella: ci sono metastasi anche nelle ossa. Segue un nuovo ricovero, e il 29 luglio la morte.

L’avvocato difensore racconta: «Non sono stata informata di nulla. Ho scoperto in modo casuale che non era più in carcere: avevo fissato un colloquio con lui il 24 luglio, ma quando mi sono presentata mi hanno detto che non c’era. Ho poi scoperto che era in ospedale da un paio di giorni, in rianimazione. Del trasferimento nessuna notizia le era stata data, nemmeno oralmente. Avevo fatto richiesta di scarcerazione l’8 maggio: erano stati chiesti altri documenti, quindi tutto si era fermato in attesa di una diagnosi definitiva. Una seconda richiesta l’ho fatta il 12 giugno. Il 25 luglio, scoperto che era in Rianimazione, ho scritto una lettera. Il procuratore generale ha dato il parere favorevole alla sostituzione della custodia in carcere con l’obbligo di presentazionla mattina del 29 luglio: purtroppo la Corte non ha fatto nemmeno in tempo a riunirsi, Giorgio C. è morto quel giorno stesso».

Un altro paio di ‘telegrammi’: nel carcere di Ariano Irpino i detenuti sono più di 350. Gli educatori in servizio: due. Nel super-carcere di Novara un detenuto è affetto da una malattia per cui necessita uno speciale farmaco. L’infermeria del carcere non l’ha in dotazione. Che fare? La famiglia del detenuto si offre di procurarlo a proprie spese. Sembra facile: occorre l’apposita autorizzazione dell’istituzione carceraria; che al momento non c’è…

Proposta di legge dell’Osservatorio di Antigone per migliorare le condizioni di vita in carcere; e in particolare iniziative per prevenire e contenere i suicidi. «Prevenirli non è mai semplice», sottolinea il presidente di AntigonePatrizio Gonnella. «Non si può pensare di sottoporre a stringente sorveglianza tutti gli oltre 60.000 detenuti al momento presenti nelle galere italiane. Bisogna dunque intervenire sul miglioramento della qualità della vita e su tutti quegli aspetti che possono far desistere da pensieri suicidari. Per questo abbiamo predisposto una proposta di legge con tre obiettivi precisi».

Eccoli: «Il primo è quello di aumentare il numero delle telefonate a disposizione dei reclusi. Dieci minuti a settimana forse erano sufficienti nel 1975, quando fu scritta la riforma dell’ordinamento penitenziario, ma non possono esserlo di certo oggi. Telefonare ad un proprio famigliare in un momento di sconforto può essere un aiuto importante per prevenire istinti suicidi. Il secondo punto è quello di garantire dei rapporti intimi tra il detenuto e il suo partner. Il terzo, infine, quello di ridurre al minimo l’istituto dell’isolamento. Spesso è proprio in queste sezioni che avvengono i suicidi». La proposta, dice Gonnella, «è a disposizione dei parlamentari e ci auguriamo che qualcuno voglia farla propria, promuovendo così una discussione seria in Parlamento su questi temi».

Ferragosto è ormai alle porte; come ogni ferragosto il Partito Radicale organizza una sorta di ‘tour’ negli istituti di pena: dal 15 al 18 agosto prossimi, il segretario Maurizio Turco, la tesoriera Irene Testa, gli altri esponenti del Partito, trascorreranno il Ferragosto in cella: «Nel giorno in cui tutti gli italiani sono al mare con amici e familiari noi saremo al ‘fresco’ nelle celleUn’occasione per monitorare le condizioni di vita in penitenziari spesso sovraffollati e invivibili ma anche per dare conforto a persone che stanno scontando la propria pena».

Verranno coperte tutte le regioni, anche grazie alla disponibilità dell’Osservatorio carceri dell’Unione Camere Penali che si è attivato in questo senso. Il rapporto che emergerà da queste ‘visite’ e dai colloqui con detenuti, agenti di custodia, direttori di carcere e la più generale comunità penitenziaria costituirà una preziosa documentazione di conoscenza e materia di riflessione. Anche se l’agenda della politica politicante a ben altro si interessa e pare interessata.

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