lunedì, Luglio 13

Carceri: la situazione secondo il rapporto Antigone In 26 anni 27mila innocenti in prigione

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Occorre davvero tornare ai ‘fondamentali’. Per dire: l’articolo 27 della Costituzione: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

Perché tornare ai ‘fondamentali’, come quello appena citato? Perché accade di sentire il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede “che gli innocenti non finiscono in carcere”. La giornalista di Repubblica Annalisa Cuzzocrea “ospite” della trasmissione ‘Otto e mezzo’, gli ha appena rivolto una domanda facile facile: “…ogni tanto pensa agli innocenti che finiscono in carcere? Perché sono tantissimi”.

Bonafede a disposizione ha un vasto catalogo di risposte. Sceglie la peggiore, l’indifendibile, l’insensata: “Ma cosa c’entra? Gli innocenti non finiscono in carcere“.

Facile replicare: dal 1992 al 2018, 27mila persone sono state risarcite dallo Stato perché erano finite in carcere da innocenti. Quindi gli innocenti finiscono in carcere. Dal 1992 lo Stato italiano ha speso 700 milioni di euro per ingiusta detenzione. Ogni anno circa 15 milioni di euro.

A questo punto uno chiede scusa, ammette di aver detto una stupidaggine. No, niente di tutto questo. Anzi, il ministro rincara e rilancia; e si vanta d’aver disposto il più alto numero di ‘ispezioni’ sull’operato dei magistrati. Peccato che più dell’alto numero di ‘ispezioni’, quello che conta è conoscere il risultato delle medesime; e questo non è dato conoscerlo.

Sempre in tema di carcere. Sempre più anziani in cella: negli ultimi quattro anni è cresciuto il numero degli ergastolani in Italia. Secondo il dodicesimo rapporto di ‘Antigone’ sulle condizioni di detenzione delle carceri italiane l’età media dei detenuti in Italia è di 40 anni, contro una media europea della popolazione detenuta di 36 anni: “Il gruppo più numeroso è composto dai detenuti che hanno tra i 35 ed i 39 anni (15,6 per cento) . I detenuti con più di 60 anni sono però ben 3.699 (7,1 per cento).

Gli ergastolani sono 1.633; nel 2011 erano 1.446; 1.408 nel 2009. Tra i detenuti, i più numerosi (19 mila) sono quelli che devono scontare una pena residua inferiore ai tre anni: “Il 56 per cento della popolazione detenuta condannata ha una pena che potrebbe scontare fuori dal carcere se solo la magistratura di sorveglianza fosse più aperta e se non ci fossero i paletti normativi imposti dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario che per taluni reati impone la collaborazione per ottenere misure alternative al carcere”.

Mediamente più giovani gli stranieri: circa uno su cinque ha tra i 30 ed i 34 anni, mentre quelli con più di 60 anni sono in tutto soltanto 198. Complessivamente, la popolazione detenuta straniera è diminuita in percentuale rispetto al 2009: “Oggi rappresentano il 33,45 per cento della popolazione detenuta contro il 37,15 per cento del 2009. La media europea è del 21 per cento circa. Dunque in Italia vi è una sovra-rappresentazione della popolazione detenuta non italiana”.

Quasi il 17 per cento dei detenuti stranieri è di origine marocchina; seguono i detenuti provenienti dalla Romania, Albania, Tunisia, Nigeria ed Egitto. Ai detenuti stranieri sono stati imputati 8.192 i reati contro il patrimonio, 6.599 contro la persona, 6.266 in violazione legge droga, 1.372 in violazione legge stranieri, 95 delitti di mafia. Il 42,1 per cento degli stranieri non è ancora condannato in via definitiva su un totale del 34,6 per cento. Sono dunque evidentemente discriminati nella fase processuale tanto più che commettono delitti in generale meno gravi. Nei loro confronti si usano le misure cautelari detentive in modo ben maggiore.

Tra gli italiani, il gruppo più numeroso risulta essere quello dei detenuti del Sud Italia, in particolare quelli di origine campana che alla fine del 2015 erano 9.635, il 18,5 per cento dei detenuti italiani. Una percentuale cresciuta nel tempo: alla fine del 2005 erano il 12,7 per cento. Seguono i detenuti siciliani, terzi i pugliesi. In calo la popolazione detenuta femminile: 2.198 le donne detenute al 31 marzo 2016, il 4,1 per cento del totale della popolazione detenuta; 25 anni fa la percentuale era del 5,33.

Sono 449 i ragazzi presenti nelle carceri minorili italiane al 15 marzo 2016, di cui 284 con sentenza definitiva, il resto in attesa di condanna. Tra loro anche 275 detenuti non più minorenni, ma con un’età compresa tra i diciotto e i venticinque anni: “Le nuove norme che datano al 2014 permettono ai ragazzi che hanno compiuto il reato da minorenni di permanere nelle carceri minorili fino al compimento del venticinquesimo anno di età”. Meno della metà dei ragazzi entrati in carcere nel 2016 sono italiani. La restante parte riguarda ragazzi provenienti dalla Romania, dal Marocco, dalla Bosnia-Erzegovina e dalla Tunisia.

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