mercoledì, Ottobre 16

Carceri: la situazione è esplosiva Ecco cosa avviene in alcune carceri italiane

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Quello che segue è una sorta di ‘diario’ carcerario degli ultimi giorni. I commenti sono superflui.

Ivrea: rissa tra 25 detenuti, al primo piano del carcere. Un gruppo di detenuti italiani e uno di nordafricani si fronteggiano, con bastoni di legno, sgabelli, manici di scopa. Il bilancio finale, con diversi carcerati lievemente feriti, avrebbe potuto essere ben più pesante: un detenuto, infatti, è stato tratto in salvo dall’intervento degli agenti della polizia penitenziaria che hanno riportato prognosi fino a 15 giorni per sedare gli scontri. La situazione nel carcere di Ivrea è incandescente ed è aggravata dalla carenza di organico sia del ruolo ispettori che del ruolo agenti, oltre che dal sovraffollamento della popolazione detenuta.

 Napoli: tre morti in tre giorni. Il carcere di Poggioreale a Napoli fa da sfondo all’ennesima tragedia in poche ore. L’ultima: il suicidio di un 50enne recluso da un anno. Prima, il caso di un uomo di 38 anni che si è tolto la vita in una cella del padiglione Napoli – tra i più sovraffollati della struttura – legando i lacci delle scarpe alle inferriate del bagno; la terza morte, sempre in carcere, per ‘cause naturali’.

Una situazione resa ancora più grave e pericolosa per il cronico sovraffollamento che priva dei diritti più elementari le persone recluse: «In tutta Italia il sovraffollamento sta diventando una pena accessoria e questo non è giusto» dice Samuele Ciambriello, garante per i diritti dei detenuti in Campania. «La media campana di sovraffollamento è al 133,9 per cento, solo a Poggioreale è del 157,81 per cento». In concreto: a Poggioreale sono stipate 2.400 persone, 1.000 in più rispetto alla capienza dell’istituto. In Campania sono state ‘tagliate’ 750 guardie carcerarie; il normale rapporto con il detenuto dovrebbe essere di uno a tre; a Poggioreale è di uno a dieci.

Casa di reclusione di Brucoli, Augusta: dalla finestrella sulla porta della cella si rende conto di quello che era accade e dà l’allarme, ma non c’era già più nulla da fare: un detenuto quarantenne si toglie la vita impiccandosi con un pezzo di lenzuolo agganciato alla griglia della finestra.

Carceri in Sicilia: nel carcere di Enna si teme una esplosione dal punto di vista igienico sanitario a causa dell’emergenza idrica. Per questo e altri motivi decine di detenuti del carcere hanno protestato pacificamente rifiutando di entrare nelle loro celle. L’acqua è solitamente garantita dalla presenza di una cisterna che a causa di perdite nelle tubature, da qualche mese non riesce a riempirsi completamente. Nel periodo invernale la situazione si risolve grazie ai Vigili del Fuoco che utilizzano le loro autobotti per garantire il rifornimento idrico al carcere; d’estate, a causa del carico di lavoro l’operazione è praticamente impossibile.

Al carcere Pagliarelli di Palermo da qualche giorno, i detenuti dell’alta sicurezza rifiutano il cibo della mensa a causa della mancanza d’acqua nelle docce. Le uniche pietanze accettate sono quelle che provengono dai familiari. Un carcere non semplice da gestire; c’è un sovraffollamento che complica le cose: 1.380 persone recluse in una struttura per 700 posti.

Santa Maria Capua Vetere: i reclusi sono costretti a passare un’altra estate senza l’acqua potabile, la gara d’appalto europeo per far fronte a questo problema è ancora in alto mare. A vivere il disagio sono 1.049 detenuti, a fronte di una capienza di 819 posti.

Carceri in Sardegna: appello del provveditore regionale Maurizio Veneziano al ministero della Giustizia: la situazione è esplosiva. Quattro direttori appena chiamati a guidare le dieci carceri isolane; carenza totale di dirigenti nel distretto dalle Sardegna. Se non è emergenza vera e propria, poco ci manca. Nella lettera-appello ai vertici del ministero della Giustizia, Veneziano tra l’altro scrive: «Presso la sede del Provveditorato (a Cagliari), il sottoscritto è costretto a operare con un dirigente contabile, inviato in missione dalla Puglia per alcuni giorni al mese e con un direttore dell’Ufficio Detenuti e trattamento che può garantire una presenza limitata ad alcuni giorni del mese». Su un organigramma che richiede 16 dirigenti sono soltanto 5 quelli che lavorano in Sardegna.

«Più volte abbiamo denunciato questo stato di cose e l’amministrazione, il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria, ha attuato interventi tampone senza mai risolvere definitivamente il problema», dice Giovanni Villa, segretario della Fns Cisl Sardegna. «La Sardegna è la Regione messa peggio e come si può capire è impossibile garantire continuità operativa a 360° al sistema penitenziario isolano. Le relazioni sindacali hanno subito un drastico rallentamento e ciò non fa che peggiorare la già grave e incomprensibile situazione».

Nelle carceri italiane, finora, quest’anno, finora, sono morte 58 persone, 18 delle quali per suicidio; dal 2000 ad oggi ci sono 1.071 i decessi, 2.942 per suicidio.

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