domenica, Ottobre 25

Carceri incivili: anche Forza Italia denuncia «Assistiamo quotidianamente a un decadimento delle condizioni di vita in carcere a cui sono sottoposti detenuti e agenti di polizia penitenziaria»

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Non è solo il Partito Radicale, che da sempre sono i paladini del diritto al diritto e alla dignità nelle carceri, per l’intera comunità penitenziaria. Anche una pattuglia di parlamentari di Forza Italia prende atto che la situazione nei cento e passa istituti di pena italiani ha superato di molto il limite di guardia. «Assistiamo quotidianamente a un decadimento delle condizioni di vita in carcere a cui sono sottoposti detenuti e agenti di polizia penitenziaria, a cominciare dallo stato di difficoltà e di abbandono in cui si trova talvolta la sanità penitenziaria», si legge i un’interrogazione urgente al ministro Alfonso Bonafede, firmata da Roberto CassinelliGiorgio MuléRoberto Bagnasco e Manuela Gagliardi. «Il numero di detenuti morti nelle carceri italiane per suicidio, malattia, overdose e ‘cause non accertate’», denunciano, «è in costante aumento dal 2016 a oggi. I detenuti nelle carceri italiane si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere». E ancora: «Dopo il docu-film (raccapricciante) sulla cattura di Battisti, il ministro Bonafede ci dica cosa intende fare per migliorare la situazione e se è vero che, come riferiscono alcune fonti, sarebbe intendimento dei vertici dell’Amministrazione penitenziaria chiudere il Distaccamento penitenziario di Genova. Sarebbe l’ennesimo colpo a un sistema sempre più lasciato al suo destino». Chissà se, e quando, verrà la risposta; e che risposta sarà.

   Chi invece parla (e meglio avrebbe fatto a frenare la lingua) è un componente del Consiglio Superiore della Magistratura, il dottor Camillo Davigo. Non perché non possa, come tutti, esprimere le sue opinioni. Piuttosto perché certe affermazioni, da parte di persone che come lui ricoprono delicati incarichi, sarebbe più opportuno non venissero fatte. Per contro, almeno si sa con esattezza chi sono, e da che ‘spirito’ sono animati, qual è la ‘cultura’ di riferimento.

   Dunque: il dottor Davigo è componente, nell’ambito del CSM, della commissione ‘incarichi’. La «più sgradevole», la definisce. Perché mai? «Chi vince non ti è grato perché convinto di meritarlo, gli altri ti ritengono responsabile della mancata nomina».

   Meglio scomporre l’affermazione. Se chi ‘vince’ è convinto di avere i titoli per meritare il posto ambito, perché mai dovrebbe essere grato al dottor Davigo o a chiunque altro? Se lo merita, punto. Perché il dottor Davigo (o chiunque altro) si attende ‘gratitudine’? Si dice ‘grazie’ per un favore che si riceve. Ma se un magistrato quell’incarico se lo merita non riceve un ‘favore’; al contrario, se riceve il ‘favore’, forse l’incarico non lo meritava. E veniamo, ora, agli ‘altri’: quelli che non hanno vinto; per quale contorto pensiero devono pensare che non è per mancanza di sufficiente titolo e merito, ma per mancato appoggio?Ecco sarebbe utile che la cosa fosse approfondita con qualche ulteriore domanda (e risposta).

   L’altro passaggio è quello relativo ai risarcimenti e alle ingiuste detenzioni. Il dottor Davigo sostiene che in «buona parte non si tratta di innocenti, ma di colpevoli che l’hanno fatta franca». Di per sé, nulla di nuovo: il dottor Davigo da sempre ha detto di credere che il mondo si divide tra colpevoli e quelli che non sono stati scoperti (per saperlo: il dottor Davigo, tra queste due categorie, dove si colloca?); il farla ‘franca’ accade perché di «norma le prove raccolte nelle indagini non valgono in dibattimento. Ciò allontana il giudice dalla verità’. Per non dire dell’Appello, dove buona parte delle assoluzioni dipende dalla difficoltà di conoscere a fondo il processo». A questo punto sarebbe opportuno che il dottor Davigo fornisca le prove a sostegno di accuse così gravi: quali sono gli innocenti che sarebbero colpevoli di averla fatta franca? Ne faccia nomi, cognomi, indirizzi. Quali i processi d’appello celebrati nonostante la difficoltà di conoscere a fondo il processo. Il ministro della Giustizia: di fronte ad accuse così gravi, circostanziate mosse da un autorevole componente del CSM, promuove almeno un’indagine conoscitiva sul presunto fenomeno? Qualche parlamentare presenta o no interrogazioni al ministro in questo senso, ‘semplicemente’ per sapere?

Ma conviene tornare sulla questione carceri. Negli ultimi dodici mesi i detenuti sono cresciuti di 2.500 unità, superano i livelli di guardia del 2011. Nel 2018 si sono tolti la vita 65 detenuti; dall’inizio dell’anno già tre morti anche tra il personale di custodia. Chissà se il ministro Bonafede se n’è accorto. Nel solo carcere napoletano di Poggioreale nel 2018 i suicidi sono stati quattro.

Siamo tornati a quella disumanità, per cui l’Italia è stata condannata, nel 2013, dalla Corte di Strasburgo.

Né vale l’affermazione ricorrente: costruire nuovi penitenziari; ne servirebbero almeno una quarantina, investimento minimo di un miliardo di euro, e servirebbero per dismettere quelli cadenti attuali. Nelle sue dimensioni il problema resterebbe immutato, senza considerare che i tempi di costruzione sono biblici. Nel frattempo? Particolare: al 31 gennaio le persone in attesa di primo giudizio erano 9.933: quasi esattamente il numero eccedente la capienza massima delle nostre celle.   

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