sabato, Agosto 15

Carceri: finito l’effetto coronavirus, la popolazione detenuta torna a crescere Enrico Costa: migliaia di persone arrestate ingiustamente.

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La denuncia viene da un parlamentare di Forza Italia, Enrico Costa: «Nel 2019 i casi di ingiusta detenzione sono stati 1.000, per una spesa complessiva in indennizzi di cui è stata disposta la liquidazione pari a 44.894.510,30 euro. Rispetto all’anno precedente, sono in deciso aumento il numero di casi:+105, e soprattutto la spesa: +33 per cento».

Si parla di persone arrestate ingiustamente; di famiglie distrutte; di attività lavorative andate in frantumi; vere e proprie ondate di fango sulle persone arrestate. Il tutto accompagnato dal fatto, grave, che nessuno paga per gli errori commessi. «Anzi», osserva Costa, «spesso chi ha sbaglia è promosso a prestigiosi incarichi».

Sul sito ‘errorigiudiziari.com’, sottolinea ancora Costa, emerge che nel 2019 il record di casi indennizzati spetta a Napoli con 129; segue Reggio Calabria con 120; terza in classifica Roma con 105; vengono poi Catanzaro (83 casi), Bari (78 casi), Catania (75 casi). Il record della somma per indennizzi per il 2019 spetta invece a Reggio Calabria: 9.836.000 euro; segue Roma: 4.897.000 euro;  Catanzaro: 4.458.000 euro.

Dal 1992 al 31 dicembre 2019, si sono registrati 28.702 casi: in media, 1.025 innocenti in custodia cautelare ogni anno. Il tutto per una spesa che supera i 757 milioni di euro in indennizzi, per una media di poco superiore ai 27 milioni di euro l’anno. A pagare è solo lo Stato, mai il magistrato che ha sbagliato.

Una situazione che registra il tetragono silenzio del ministro della giustizia Alfonso Bonafede. Rileva Costa: «Il Ministro, sempre così solerte a mandare gli ispettori, quando qualcuno viene, a suo dire, scarcerato ingiustamente, è immobile. Così facendo sostiene implicitamente la tesi davighiana sugli indennizzati per ingiusta detenzione, secondo la quale “in buona parte non si tratta di innocenti, ma di colpevoli che l’hanno fatta franca».

Vediamo ora cosa accade nelle carceri italiane. Dopo il costante calo da marzo a maggio 2020, i numeri di fine giugno fanno segnare un’inversione di tendenza rispetto al periodo dell’emergenza. Oltre 53.500 i detenuti nelle carceri italiane. Capienza regolamentare ferma sui 50.500. L’effetto emergenza sanitaria per il Covid-19 sui numeri del sovraffollamento carcerario è già finito. Anche se debolmente, i dati della popolazione carceraria tornano a crescere dopo il costante calo fatto registrare da febbraio a fine maggio. L’aggiornamento fornito dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria al 30 giugno 2020 parla di 53.579 detenuti negli istituti di pena italiani contro una capienza regolamentare di 50.501 posti distribuiti tra i 189 istituti presenti sul territorio italiano. I dati di giugno mettono un punto ad un importante calo della popolazione penitenziaria registratosi proprio in piena emergenza. A fine febbraio, infatti, i detenuti nelle carceri italiane erano oltre 60 mila: un dato che da qualche tempo faceva preoccupare le associazioni, per via di una costante crescita registrata tra il 2019 e l’inizio del 2020.

Il brusco calo di presenze in carcere registrato nei mesi del lockdown aveva fatto ben sperare: i dati della popolazione carceraria, negli ultimi tempi, non sono stati mai così vicini a quelli della capienza regolamentare dichiarata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: a fine maggio si contavano poco più di 53,3 mila detenuti contro una capienza stimata dal Dap di circa 50,4 mila posti.

Nonostante un rallentamento nel calo della popolazione penitenziaria registrato a maggio, il trend in diminuzione era stato confermato con l’aggiornamento del 31 maggio. Gli ultimi dati disponibili, invece, dicono che il trend è cambiato e il numero dei detenuti, anche se debolmente,  sta tornando a crescere.

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