sabato, Settembre 21

Carceri: da Nord a Sud, è emergenza «Si lavora in una polveriera», dice il Donato Capece, Segretario generale del Sappe

0

Il governo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico e ‘supplementi’, elabora una road map per i prossimi mesi e anni. Per quel che riguarda la Giustizia, occorre arrivare al ‘Punto 12‘: «Occorre ridurre drasticamente i tempi della giustizia civile, penale e tributaria, e riformare il metodo di elezione dei membri del Consiglio superiore della Magistratura». “Occorre”. Il “come” e il “quando”, il “chi”, si vedrà. Ad ogni modo riduzione dei tempi del processo; nuovo sistema elettorale per quel che riguarda il CSM, perché dopo il caso di Luca Palamara (al centro di uno scandalo che ha scosso i vertici della magistratura italiana), nessuno si azzarda più a difendere l’attuale. Lodevoli propositi, si vedrà come, e se, saranno attuati. Non un cenno all’allungamento della prescrizione. E neppure un cenno alla situazione all’interno delle carceri, che rappresenta l’epifenomeno della crisi più generale della Giustizia.

La quotidiana cronaca però documenta che si tratta di questione non eludibile. Continuare, come sostanzialmente si fa, diventa un qualcosa che attiene alla connivenza, alla complicità.

Casi che sono tutt’altro che isolati. Lombardia: diciotto carceri. Una capienza regolamentare di 6.199 detenuti. L’ultimo censimento ufficiale ne ha contati 8.472 (1.306 già condannati ma non in via definitiva; 1.098 ancora in attesa del primo grado di giudizio). Quasi la metà (3.651) sono stranieri. La Lombardia è la regione con il maggior numero di detenuti; seguono: la Campania (7.606); Lazio (6.483); Sicilia (6.396).

«Si lavora in una polveriera», dice il Donato Capece, Segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria). La prova è nei numeri snocciolati: nei primi sei mesi dell’anno, 5.205 atti di autolesionismo; 683 tentati suicidi, 4.389 colluttazioni, 569 ferimenti, 2 tentati omicidi. I decessi per cause naturali sono stati 49 e i suicidi 22. Al tempo stesso, problemi ormai strutturali di personale. «Gli agenti della polizia penitenziaria sono costretti anche a dieci ore di servizio continuato, con un sovraccarico di stress estremamente pericoloso. Il fatto è che ormai il carcere è diventato un contenitore in cui rinchiudere tutti e lo Stato sembra aver dimenticato il rispetto verso la polizia penitenziaria».

Bologna. Nicola d’Amore, Segretario di uno dei sindacati della polizia penitenziaria, il Sinappe, denuncia: «Ormai facciamo anche gli psicologi. Per fare il nostro lavoro ormai devi essere anche psicologo, avvocato e consulente. Non è giusto sia così, ma abbiamo dovuto imparare nostro malgrado». Anche d’Amore parla di «situazione complessa…siamo chiamati a un lavoro da supplente, senza essere adeguatamente preparati».

A Bologna sono rinchiusi oltre 850 detenuti (invece dei regolamentari 500). E’ soprattutto la carenza di educatori che diventa drammatica. I pochi attualmente in servizio non riescono a svolgere il ruolo al quale sono chiamati. A volte passano mesi senza che il detenuto riesca ad avere un incontro con il proprio professionista di riferimento.

Anche a Ferrara situazione al limite del collasso, definita “Complicata e condizioni inaccettabili di sovraffollamento. In un carcere che dovrebbe contenere 254 detenuti, ve ne sono 350. Inevitabile che celle concepite per una sola persona ne ospitino due, con i facilmente immaginabili disagi e con violazioni costanti delle più elementari regole che dovrebbero garantire perlomeno un minimo d’intimità personale”.

Pescara: definire allarmante la situazione del carcere di quella città è dir poco. Per la drammatica situazione venutasi a creare, secondo Giuseppe Ferretti della Uil-Pa Polizia Penitenziaria di Pescara, non è un azzardo affermare che si è già andati oltre il punto di non ritorno: «Turni massacranti e personale allo stremo fanno da contraltare ad un numero di detenuti mai raggiunto nel carcere pescarese e che fanno dello stesso una polveriera pronta a deflagrare. Molti sono i detenuti con notevoli problemi psichiatrici. Tanti altri con problemi esistenziali. Davvero troppi per non aspettarsi da un momento all’altro, se non si prenderanno urgenti provvedimenti, il verificarsi di casi di particolare gravità. Gli eventi critici che accadono all’interno dello storico penitenziario pescarese sono tra l’altro pressoché quotidiani e pochissimi sono gli agenti pronti a contrastarli».

Un drammatico grido d’allarme viene da Carlo Mele, Garante provinciale dei diritti dei detenuti di Avellino: «L’aspetto sanitario continua ad essere il nervo scoperto del carcere di Bellizzi. Mancano i farmaci e già questo, di per sé, è un aspetto inquietante». Nel complesso, è l’assenza di certezza di un presidio sanitario completo dietro le sbarre, a preoccupare maggiormente. Mancano i farmaci, gli infermieri e psichiatri.

Lombardia, Bologna, Pescara, Avellino… ovunque è emergenza ‘ordinaria’ e quotidiana. Questione strutturale e che si stratifica, anno dopo anno. Il pensiero che non è solo un pensiero, il sospetto, che è qualcosa di più di un sospetto, è che tutto sommato non la si voglia risolvere: si preferisca che questa bomba ad orologeria faccia comodo. In fin dei conti, paura e disordini sono anche questi un modo per ‘governare’…

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore