sabato, Ottobre 24

Carcere non è nel patto di coalizione field_506ffb1d3dbe2

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Sono ormai poco più di cento, i giorni che ci separano dal 28 maggio, data entro la quale, come ci intima la Corte di Giustizia Europea, l’Italia dovrà aver risolto l’emergenza costituita dalla barbarie delle nostre galere e approntare quegli strumenti ‘tecnici’ che consentano di cominciare a risolvere l’intollerabile durata dei processi. Se le soluzioni non arriveranno, lo Stato italiano dovrà pagare una maxi multa ai quasi 67 mila detenuti, per violazione dei diritti umani, a seguito della sentenza dell’8 gennaio 2013 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.  Se non l’amnistia e l’indulto, quali altri strumenti per dare inizio a quella che è la vera, grande emergenza di questo Paese? Poco più di cento giorni…

Intanto, nelle galere italiane continua la mattanza. Un paio di giorni fa si è tolto la vita, impiccandosi nella sua cella, un detenuto di 53 anni. Ha atteso che facesse notte, F.D.F., per stringersi attorno al collo una corda fatta con la sua camicia, legata poi alla porta del bagno della cella. F.D.F. si trovava in carcere in attesa di giudizio, accusato di aver ucciso la madre. Arrestato era stato prima recluso a Regina Coeli, e da lì trasferito all’osservazione psichiatrica di Rebibbia Nuovo Complesso. Era in attesa di essere trasferito nel reparto per minorati psichici di Rebibbia Penale.
L’altro suicidio si è consumato nel carcere di Ivrea. Un detenuto di 42 anni si è impiccato alle sbarre del bagno della cella usando come cappio un sacco dell’immondizia intrecciato.

Questi suicidi sono i primi morti di una lunga serie: le statistiche ci avvertono che ogni anno sono tra i sessanta e i settanta detenuti a evaderein questo modo. Nelle nostre carceri, ci si uccide con una frequenza 17-20 volte superiore a quella che si registra all’interno della popolazione nazionale. I detenuti a ‘rischio’ quelli tra i 24 e i 35 anni, e quasi sempre nelle prime settimane o mesi dopo l’ingresso in carcere: è evidente che è l’impatto con l’universo carcere a costituire il fattore principale di uno stato di smarrimento che porta al suicidio. Si aggiunga, inoltre, un dato totalmente trascurato: dal 2000 al 2013, oltre 90 agenti di polizia penitenziaria si sono tolti la vita: dimostrazione del fatto che è l’intero sistema del carcere a essere precipitato in una crisi irreversibile. Eppure la questione dell’esecuzione della pena e della custodia cautelare non sono tra quei quattro-cinque obiettivi del patto di coalizione che i partiti della maggioranza di Governo si apprestano a sottoscrivere.

C’è poi l’enorme problema delle strategie da adottare per evitare che la strage di legalità, come dice Marco Pannella, e di persone e di corpi si protragga. Il Presidente della Repubblica, il Ministro della Giustizia, molti esponenti politici, numerosi giuristi sostengono che le ‘riforme di struttura’, (revisione della legge sulla droga Fini-Giovanardi; sull’immigrazione BossiFini, sulla recidiva), hanno possibilità di essere varate solo se prima si appronta un provvedimento di amnistia e indulto. Altrimenti tutto è destinato a restare un impotente chiacchiericcio. I fatti, purtroppo, lo confermano.

E a proposito di chiacchiericcio: ancora un rinvio. Il primo aprile 2014 non sarà la data in cui si metterà la parola fine agli ospedali psichiatrici giudiziari. Le Regioni negli ultimi mesi hanno consegnato i piani di riconversione, ma la loro realizzazione prevede tempi che oscillano dai sei mesi per la Basilicata ai quasi tre anni per Lombardia e Abruzzo. La battuta d’arresto nel processo di smantellamento degli OPG compare nella relazione al Parlamento sullo stato di attuazione dei programmi relativi alla chiusura, che porta la firma dei ministri alla Giustizia Annamaria Cancellieri, e alla Salute Beatrice Lorenzin.

In sostanza: alle Regioni serve ancora tempo. Non è bastata la prima deroga che fece slittare la chiusura dal 31 marzo 2013 al 1° aprile 2014, per avviare i piani di dismissione e realizzare i 990 posti letto nelle 43 Rems (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) con un investimento di 173, 8 milioni. Nel documento arrivato alle Camere, si legge che «dalle valutazioni dei programmi presentati e dagli incontri con le Regioni» è emerso che il termine previsto «non è congruo, soprattutto per i tempi di realizzazione delle strutture, fase che si deve compiere con una serie di procedure amministrative complesse». E così il termine slitta ancora.

  

 

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