sabato, Agosto 24

Carcere: in Italia, inferno fuori legge L'Unione delle Camere Penali accusa il Governo

0

Una sventagliata di ‘titoli’ (e a ognuno corrisponde una notizia), può dar ben l’idea del momento, infelicissimo, che attraversano la giustizia e il diritto in Italia. «Se il linguaggio dei politici chiude al recupero dei detenuti», titola il quotidiano napoletano ‘Il Mattino’. Si riferisce alle espressioni cui spesso e volentieri si abbandonano esponenti di primo piano; e anche ministri’ Frasi del tipo: «Buttare via la chiave», «Marcire in galera»

A proposito dell’annosa questione delle intercettazioni, ‘Il Dubbio’ riferisce di un duro scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle in relazione all’annunciata riforma annunciata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Come uscire dall’empasse? Secondo ‘Il Manifesto’ grazie alla ‘saggezza’ del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Non si fanno interventi a caldo»; sarebbe ottima regola, fosse sempre applicata, non solo quando c’è da aggirare le divisioni e i contrasti tra le forze della maggioranza. Nel frattempo, avverte ‘La Repubblica’, «l’allarme del Quirinale per la magistratura»: nel mirino di chi cavalca lo scandalo scoppiato in seno al Consiglio Superiore della Magistratura rischiano di finire la parte sana dei giudici e le authority di garanzia. Sempre in tema di CSM, riferisce ‘La Stampa’, «il CSM volta pagina. Stop di Mattarella all’azzeramento senza nuove regole»; fra un paio di giorni nuova convocazione del plenum per l’insediamento di due componenti che si sono dimessi; ma sono in arrivo nuove carte dalla procura di Perugia che possono mettere tutto in discussione…

La magistratura: il nuovo leader dell’Associazione Nazionale Magistrati Luca Poniz, spiega “Il Sole 24 Ore” individua nel ‘carrierismo’ la vera questione morale. Lapalissiano, ma di questi tempi accade anche di apprendere che «la maggioranza dei magistrate italiani non si riconosce nelle condotte che stanno emergenti. Anzi, le considerano offensive…». Vengono tutti dalle Orsoline? Non sapevano, ignoravano? Ora si sentono oltraggiati per il comportamento di colleghi che loro stessi hanno eletto? E dire che i detestati politici, in queste ore, non fanno che ripetere e assicurare che «così fan tutti», «così si fa da sempre».

 Cos’altro accade? Il garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone, intraprende uno sciopero della fame: la situazione delle carceri di Sollicciano, Livorno e Pisaregione è intollerabile, e «sono inaccettabili i ritardi su impegni già presi». Sciopero della fame anche delle detenute del carcere de L’Aquila, per le pessime condizioni della struttura. E a proposito dei gravi incidenti all’interno del carcere napoletano di Poggioreale, la situazione è ben descritta dal presidente dell’Unione delle Camere Penali Giandomenio Caiazza, e dal segretario, sempre dell’UCP,  Eriberto Rosso«La detenzione in Italia», premettono, «è un inferno fuori legge». 

Pesantissima affermazione giustificata da dati di fatto: 148 le morti in carcere nel 2018, 57 ad oggi nel 2019. Un morto ogni 3 giorni. «Una strage di Stato», dicono Caiazza e Rosso, «a cui non si vuole porre rimedio. La dura protesta esplosa nel carcere di Napoli-Poggioreale per ottenere il ricovero ospedaliero di un detenuto in gravi condizioni di salute è l’ennesima rivolta nelle carceri italiane dove sovraffollamento, caldo, mancanza di acqua, condizioni igieniche drammatiche, assenza di attività trattamentali, ricoveri urgenti non eseguiti rendono la detenzione un inferno fuori legge».

La Giunta dell’UCP, con il proprio Osservatorio Carcere, «se da un lato condanna qualsiasi forma di violenza, dall’altro evidenzia come tali azioni siano dovute alle condizioni in cui sono ristrette le persone detenute e alla mancanza di una rete di assistenza sanitaria che possa intervenire per le patologie più gravi».

In effetti l’episodio di Napoli-Poggioreale è l’ultimo in ordine di tempo ed è emblematico di una situazione fuori controllo, da Nord a Sud, dove per ottenere il rispetto di diritti fondamentali delle persone detenute, sembra non resti altro che la rivolta.

Il detenuto malato è stato infine tradotto in ospedale, ma gli autori della protesta sono stati già puniti con il trasferimento in altre strutture, mentre i Sindacati di Polizia Penitenziaria chiedono più sicurezza per i loro agenti. «Il Ministero della Giustizia», dicono ancora Caiazza e Rossi, «non vuole prendere atto delle continue violazioni delle norme dell’Ordinamento Penitenziario e dei principi costituzionali e convenzionali che vietano i trattamenti penitenziari disumani e degradanti, ritenendo di poter affrontare la situazione con la forza, mentre le condizioni di detenzione peggiorano di giorno in giorno e saranno rese ancor più drammatiche dal caldo estivo ormai esploso».

Un vero e proprio j’accuse, quello dell’UCP che si conclude con la denuncia delle condizioni di crescente illegalità nelle carceri di tutto il Paese, «alle quali corrisponde la totale indifferenza del Governo, che anzi ha scelto di determinarne il collasso grazie alla adozione di politiche securitarie e carcero-centriche, proclama lo stato di agitazione dei propri iscritti e riserva ogni altra e più dura iniziativa di protesta».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore