domenica, Maggio 26

Carcere di Sollicciano, lo dice il Ministro Bonafede: è il peggiore Gli stessi magistrati ammettono: diritto negato. Più di un milione di italiani attende da anni giustizia

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Fa una certa impressione (anche se ormai s’è fatto il callo a tante cose) sentire il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede definire il carcere fiorentino di Sollicciano «uno dei penitenziari peggiori in termini strutturali in Italia, è stato costruito malissimo e è stato concepito malissimo e conseguentemente le problematiche sono più gravi a livello strutturale». E’ un giudizio che, per una volta tanto, si condivide. Il procuratore generale di Firenze Marcello Viola usa un eufemismo, quando parla di situazione ‘seria’: nel carcere di Sollicciano, il più grande della Toscana, si registra un cronico sovraffollamento (712 detenuti mentre la capienza regolamentare è di 500); e presenta gravi problemi di carattere strutturale nelle diverse sezioni che rendono indifferibile l’avvio di radicali lavori di manutenzione straordinaria; per non parlare dell’elevato numero di suicidi, tentati suicidi, e atti di autolesionismo in carcere: una novantina di casi in Toscana, 28 nella sola Firenze-Sollicciano. Una situazione di sovraffollamento, sospira il presidente della corte di appello di Firenze Margherita Cassano «ascrivibile al fatto che la sanzione penale costituisce l’unica, impropria risposta a fenomeni di marginalità e devianza sociale che richiederebbero altri tipi d’intervento e le condizioni degradate delle strutture». Quadro definito, chiaro; conosciuto da tutti coloro che queste cose, istituzionalmente devono conoscerle. Dunque? Cosa accade, ora, di concreto? O, almeno, quando è ragionevole che accadrà qualcosa?

Fa una certa impressione (anche se ormai s’è fatto il callo a tante cose) sentire il presidente del tribunale di Torino Massimo Terzi dire che il dramma vero è costituito dai milioni di italiani che in questi anni sono stati mandati sotto processo senza prove, poi assolti dopo anni di attesa, di angosce e di sacrifici: «Così non si può andare avanti, perché non è conforme ai principi di democrazia».

Il presidente Terzi, al netto delle ‘direttissime’ che ‘dopano’ i dati al rialzo   rileva che in primo grado c’è più di un assolto su tre nei dibattimenti a competenza collegiale; uno su due in quelli monocratici. Ci sono poi le ulteriori assoluzioni in Appello, e le prescrizioni. Vale solo per Torino? Neppure per sogno, A Venezia la presidente della Corte del distretto Ines Marini, fa saper che sono ben il 41 per cento le assoluzioni in primo grado monocratico, in perfetta linea con la situazione milanese e torinese. Riassume Terzi: «Proiettati su base nazionale, vuol dire avere ogni anno 150.000 persone, cioè un milione e mezzo in dieci anni, che attendono in media 4 anni dalla notizia di reato per essere assolti (assolti, non prescritti) all’esito del primo grado».

Brutalmente: in Italia accade che circa un milione e mezzo di persone attende quattro anni per poi essere assolta. Quattro anni sotto inchiesta, magari trascorsi in carcere o agli arresti domiciliari, con conseguente perdita di lavoro e vita familiare sconvolta. E alla fine, si viene assolti. Non una persona, dieci, cento, che pure sarebbero troppe, ma per un milione e mezzo di persone.

Fa una certa impressione (anche se ormai s’è fatto il callo a tante cose) sapere che a Milano giacciono circa 121mila fascicoli di indagini preliminari, rimasti aperti per oltre due anni; secondo l’ultima riforma del processo penale varata dal governo Gentiloni, dovrebbero essere avocati dalla Procura generale. Solo che Procura generale non ha i mezzi per surrogare i magistrati inadempienti. Così ecco che i processi non si fanno e inevitabilmente si prescrivono.

Fa una certa impressione (anche se ormai s’è fatto il callo a tante cose) che questo stato di cose, pur se puntualmente segnalato, ormai non faccia più ‘notizia’, non susciti più ‘scandalo’, non indigni più. Fa una certa impressione, sì.

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