sabato, Maggio 30

‘Cara Theresa’, lettera aperta per la May

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In seguito agli attentati di Manchester e Londra, Theresa May aveva utilizzato parole dure nei confronti del terrorismo, che lasciavano intendere una recrudescenza delle strategie utilizzate dall’Inghilterra, e i suoi alleati, nella guerra al terrorismo. La May, provata dalla vigilia delle elezioni nel segno del terrore, aveva affermato di essere pronta a cambiare la giurisdizione in materia di diritti umani, pur di mettere fine all’ondata di terrore nel Regno Unito. Le parole forti della May sono rimbombate come un eco, da una parte all’altra del globo, suscitando anche alcune preoccupazioni e critiche, rifacentesi alla tesi che non si risponde alla violenza con altra violenza.

Una lezione di antiterrorismo inaspettata è arrivata, stamattina dal Sud Africa, in una lettera aperta al primo ministro britannico, pubblicata dall’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza.

Simon Allison, consulente dell’Istituto Security Study (ISS) in Sudafrica,  firmatario della missiva, si congratula con la May per la vittoria elettorale, e si dispiace per gli attentati che hanno colpito la Gran Bretagna. Mentre di solito, continua Allison, ci si indigna quando i politici non mantengono le promesse fatte in campagna elettorale, in questo caso si dice spaventato, che quando detto dalla premier alla vigilia delle elezioni possa diventare realtà. «Siamo preoccupati», confessa Allison, «per i cambiamenti che proponete di fare. Lei ha parlato di pene detentive più lunghe per una persona condannata per reati di terrorismo, e di rendere più facile l’espulsione di sospetti terroristi stranieri, affinché tornino nei loro paesi. Inoltre ha parlato di ‘fare di più per limitare la libertà e gli spostamenti di sospetti terroristi, quando abbiamo prove sufficienti per sapere che sono una minaccia, ma non abbastanza per perseguirli nella loro totalità in tribunale».

La Allison poi, riportando gli esempi di Kenia, Egitto, Algeria e Ciad,  ha fatto notare al premier dame londinese, come spesso l’uso eccessivo di forza e la rinuncia al rispetto dei diritti umani, il più delle volte risulta essere un gioco nelle mani dei terroristi, proseguendo: «Nel continente africano, abbiamo avuto a che fare con il terrorismo per decenni. Abbiamo visto questo tipo di discorso prima, fatto dai leader che vogliono apparire forti che hanno ricorso a tattiche dalla mano pesante. E abbiamo visto questi discorsi divenire azioni. Dalle stragi di civili commesse dai militari nigeriani, a episodi di torture in Kenya, a esecuzioni extragiudiziali in Algeria, alla detenzione senza accusa in Egitto, a giri di vite sui media e la società civile in Ciad. In tutti questi casi, i diritti umani sono spesso stati inquadrati come un impedimento per la lotta contro il terrorismo; un fardello che deve essere messo da parte al fine di risolvere il più grande problema del terrorismo».  La minaccia di Theresa May, di mettere da parte i diritti umani, riporta alla mente di chi scrive, la retorica di alcuni dei peggiori violatori dei diritti umani nel mondo. Nel corso degli anni, prosegue Allison, le osservazioni fatte in tutto il continente africano, e in alcune delle sue zone più pericolose, hanno portato l’Istituto e i suoi ricercatori ad una conclusione piuttosto diversa: «La violenza genera violenza. L’uso eccessivo della forza e la rinuncia ai diritti umani sono come giochi, spesso, nelle mani di gruppi terroristici come Boko Haram in Africa occidentale e al-Shabaab nel Corno d’Africa, che utilizzano la mano pesante del governo per giustificare le loro azioni», afferma riportando il pensiero di Ottilia Maunganidze, Responsabile Progetti Speciali all’ISS.

Secondo chi scrive, il riconoscere o meno i diritti fondamentali dell’uomo, rappresenta la reale differenza tra vincere, o perdere, la guerra al terrorismo. I diritti umani non sono un lusso da eliminare al primo segnale di guai, ma deve essere alla base di un’efficace strategia nella lotta contro i terroristi.

Poi nel tentativo di convincere Theresa, Allison passa in rassegna gli esempi più importanti che confermano questa tesi: «In Kenya , ex membri di gruppi estremisti indicavano abusi commessi dallo Stato come un fattore importante nella soluzione. È una storia simile in Mali , dove i giovani che sono stati precedentemente coinvolti in gruppi ‘jihadisti’ accusano l’incapacità dello Stato di proteggere la sua popolazione, al fianco di abusi commessi contro la popolazione, motivo che rappresenta un importante stimolo per il reclutamento. In un’atmosfera di lotta al terrorismo, dove in gran parte non si riesce a garantire i diritti umani, la guerra al terrorismo, in Africa, sta fallendo. Nel 2009, ci sono stati 171 attacchi dei militanti in Africa, causando 541 morti. Solo nel 2015, a soli sei anni più tardi, quei numeri erano saliti: a 738 gli attacchi e 4 600 morti».

La lettera termina con un consiglio: il segreto, secondo l’autrice, per vincere la guerra al terrorismo, sta nel creare una società inclusiva, dove le libertà fondamentali di ognuno e i diritti umani siano sempre, e a qualunque costo, garantiti. «Questa è l’unico tipo di forza che fa paura ai terroristi».

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