sabato, Ottobre 24

Capucci dionisiaco tra moda e arte Firenze saluta il ritorno a Palazzo Pitti dello stilista romano tra i più famosi al mondo

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Quando la Moda diventa arte. Il più recente esempio  è quello del noto stilista e couturier Roberto Capucci, le cui opere su carta di grande formato – una rassegna di costumi maschili immaginati per il teatro- si trovano esposte nell’Andito degli Angiolini a Palazzo Pitti, in  una Mostra dal titolo: Capucci Dionisiaco – inaugurata in occasione della 93° edizione di Pitti Immagine Uomo.

La grande rassegna della moda maschile si è appena conclusa con un successo sempre più crescente di espositori, buyers e visitatori, poi come di consueto il trasferimento a Milano. Ne parleremo più avanti, qui ci preme richiamare l’attenzione su  questo evento culturale, svoltosi nel luogo e nel ricordo della prima  celebre sfilata della moda italiana nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, dovuta al geniale intuito del marchese  Giovan Battista Giorgini, collezionista d’arte e un uomo d’affari, appartenente ad una illustre famiglia lucchese, il quale volle dare all’alta creatività della sartoria  italiana la possibilità di  farsi conoscere ed apprezzare dal mercato internazionale e, in particolare, americano, con il quale aveva stretto  rapporti di collaborazione nell’immediato dopoguerra.

La prima presentazione si tenne nel ’51 nella sua residenza fiorentina a Villa Torrigiani in via de’ Serragli (e lì Capucci intervenne a sorpresa)  ma l’anno successivo  l’alta moda italiana fece il suo ingresso nel Palazzo che era stato dei Pitti, dei Medici, dei Lorena e anche sede del Re d’Italia quando Firenze ne era divenuta Capitale. E proprio in quell’occasione e in quell’anno di grazia, il 1952, a Pitti approdò anche l’allora 22 enne stilista romano. A  66 anni di distanza, Capucci vi è tornato di nuovo in punta di piedi e con l’umiltà che lo distingue (lui si è sempre definito un artigiano) salendo con l’emozione di un giovane al debutto su per le  antiche scale dello storico palazzo per presenziare alla Mostra di opere fino ad oggi inedite e, non solo per questo, sorprendenti: 72  opere  su carta, destinate ad un evento teatrale  che non si è mai tenuto. Il più sorpreso sembra proprio lui: “Mai pensavo che questi disegni meritassero un luogo così significativo per me e accogliente, spero che questa iniziativa possa essere di stimolo ad approfondire  il rapporto fra arte e moda”.

Poi, dopo i sentiti e affettuosi ringraziamenti a chi ha voluto e si è adoperato per la realizzazione di questa Mostra un pensiero alla città che lo ospita e che ha segnato alcune tappe fondamentali della sua lunga carriera, così carica di soddisfazioni e riconoscimenti: “Nutro un particolare affetto e ammirazione verso Firenze per ciò che ha fatto e sta facendo per la moda poiché  qui  è sempre aperto il dialogo fra passato, presente e futuro”.

La novità di questa Mostra è sottolineata da un entusiasta Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D.Schmidt, che d’intesa con  la responsabile della Galleria del Costume Caterina Chiarelli, ha colto al volo l’idea avanzata dall’Accademia degli Infuocati, di allestire una Mostra del genere a Pitti: “Ciò che colpisce – dice Eike D.-Schmidtè il fatto che Capucci presenta un repertorio di costumi maschili per il teatro che è una novità rispetto alla sua lunga attività dedicata all’universo femminile.  Questi disegni gli sono stati ispirati da una messinscena onirica, in cui trova libero sfogo la sua inesausta fantasia di artista affrancato dalle mode e dalle ribalte internazionali. I punti focali di ogni figura delle sono soprattutto la testa e i fianchi, dove si concentra il colore, da dove partono sbuffi e girandole, nastri e piume, elmi e carapaci imprevedibili per l’osservatore ma non per l’autore”.

Secondo il Direttore degli Uffizi,  sembra ricollegarsi idealmente alle allegorie e rappresentazioni teatrali a tema  musicale, di un grande artiste del passato, come Bernardo Buontalenti o anche ai disegni di Lèon Baskt per i Ballets Russes, o ad altri artisti del primo Novecento. In queste figure fantastiche e dionisiache, sospese tra Rinascimento e futuro,  di Capucci la creatività si unisce al rigore. E’ la storica dell’arte Caterina Napoleone, già nota per i suoi libri  (dagli anni Novanta collabora con Franco Maria Ricci) sul collezionismo, le arti decorative e  su artisti come Zeffirelli,  a ricordarci che già dagli anni Novanta Roberto Capucci lavorava in segreto immaginando una onirica messinscena che avesse per protagonista l’Uomo inteso come un caleidoscopio di ibridi connubi, travestimento di  un redivivo Dioniso e del suo camaleontico corteo.

Quanto a Dioniso, rivela la studiosa, Capucci le confessò: «Quando si lavora con molta coscienza e amore, puoi arrivare a certe intuizioni che sconfinano in qualcosa d’ineffabile che la mitologia pagana ha identificato nella personalità multiforme e ambigua di alcune sue divinità quali Dioniso, dio non solo del vino ma anche del teatro e della rappresentazione scenica accompagnata dalla musica».

Quest’intervista e molte altre preziose testimonianze e foto sono contenute  nel bel catalogo edito da Polistampa. La stessa casa editrice, ha collaborato con l’ Accademia degli Infuocati,   alla realizzazione di questa Mostra, che si avvale della collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, con il supporto della Fondazione Eduardo De Filippo e dell’Azienda Agricola Scovaventi.

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