mercoledì, Marzo 20

Caos Venezuela, nel mirino i soliti sospetti: gli Usa Trump, rinviato il discorso sullo stato dell'Unione. Brexit, niente mozione in favore di un secondo referendum

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L’autoproclamazione di Juan Guaidò è «una strada diretta verso l’illegalità e un bagno di sangue». Il ministero degli Esteri russo dice la sua sulle vicende delle ultime ore in Venezuela. «Solo i venezuelani hanno il diritto di determinare il proprio futuro. Una interferenza dall’esterno, in particolare in questo momento, è inaccettabile», si legge nella nota, che neanche troppo velatamente chiama in causa gli Usa di Donald Trump, che fin da subito hanno appoggiato la rivolta contro Nicolas Maduro e hanno anche paventato un possibile intervento militare.

Ma proprio su questo è intervenuto il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov: «Li stiamo mettendo in guardia dal farlo, riteniamo che sarebbe uno scenario catastrofico scuotere le fondamenta del modello di sviluppo della regione dell’America Latina». La Russia si è detta fin da subito vicina al governo venezuelano, mentre il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, ha dichiarato che è «necessario creare le condizioni per un dialogo nazionale, gli appelli alla violenza devono essere esclusi. I segnali da alcune capitali che indicano possibili interferenze armate sono particolarmente allarmanti». Inoltre ha affermato che «il riconoscimento di Juan Guaidò da parte degli Usa mostrano che Washington ha giocato un ruolo diretto nella crisi».

Al fianco del Venezuela il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che in una telefonata a Maduro ha ribadito la sua vicinanza. Sulla stessa linea di Mosca la Cina, con la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, che ha invitato gli Usa a non interferire: «Tutte le parti coinvolte dovrebbero restare razionali ed equilibrate. La priorità dovrebbe essere la ricerca di una soluzione politica sulla questione venezuelana con il dialogo pacifico all’interno della cornice della Costituzione del Venezuela».

Europa invece dall’altro lato della barricata. «Chiedo a Maduro di rispettare il popolo del Venezuela e di evitare la violenza. Ricordo che il Parlamento europeo ha già chiesto alla Corte penale internazionale di indagare sui crimini commessi dal regime», ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, mentre Emmanuel Macron ha scritto su Twitter: «Rendo omaggio alle centinaia di migliaia di venezuelani che marciano per la loro libertà. Dopo l’elezione illegittima di Nicolas Maduro nel maggio 2018, l’Europa sostiene il ritorno della democrazia».

Intanto nel Paese la situazione si aggrava. Gli scontri tra le forze dell’ordine e i cittadini hanno causato già 16 morti, secondo la Commissione interamericana dei diritti umani (Iachr).  278 persone sono state arrestate dallo scorso lunedì.

Tornando agli Usa, il leader nordcoreano Kim Jong-un ha assicurato che avanzerà passo dopo passo verso l’obiettivo da lui concordato con gli Stati Uniti. In particolare ha espresso soddisfazione per la lettera personale ricevuta dal presidente Donald Trump di cui ha lodato «l’inconsueta determinazione e il desiderio» di risolvere le questioni in ballo tra i due Paesi.

Trump che intanto, per quanto riguarda le questioni interne, ha rinviato, come chiesto dai dem, il discorso sullo stato dell’Unione a dopo la fine dello shutdown. Il presidente ha riconosciuto che «non c’è alcun luogo che possa competere con la storia, la tradizione e l’importanza della Camera».

In Gran Bretagna, niente mozione in favore di un secondo referendum sulla Brexit per ora alla Camera dei Comuni. I deputati che avevano annunciato l’iniziativa hanno infatti ritirato l’iniziativa, ammettendo di non avere al momento i numeri per farla passare a Westminster. Intanto la Procura della Corona ha formalizzato le accuse contestate dalla polizia scozzese contro l’ex first minister del governo locale di Edimburgo, Alex Salmond. Dovrà rispondere di un presunto tentativo di stupro e nove presunti casi di molestie.

Il sultano dello stato di Pahang, Abdullah Sultan Ahmad Shah, è stato nominato oggi nuovo re della Malaysia, in un’elezione che si era resa necessaria dopo l’improvvisa abdicazione di re Muhammad V a inizio gennaio. Il nuovo sovrano è membro del consiglio della Fifa e di altre federazioni sportive internazionali relative all’hockey.

Chiudiamo con lo Yemen, dove avverrà entro le prossime due settimane l’atteso scambio di 15mila prigionieri tra miliziani Houthi vicini all’Iran e forze lealiste sostenute dall’Arabia Saudita. A confermarlo la stampa locale.

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