sabato, Maggio 25

Cantone, faccia il suo mestiere … oppure si dimetta, ma per davvero Che vuol dire ‘non sono uomo per tutte le stagioni’? Lei, dottor Cantone, ha una sola ‘stagione’, una e una sola: lo Stato; e lo Stato non ha ‘stagioni’!

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Scavare una notizia che sia una notizia in questi giorni pre-elettorali e sanremesi, diventa la ricerca dell’ago nel pagliaio. Ma spiluccando qua e là, qualcosa sempre si trova, a parte la solita ‘perdita’ di spettatori (tanto poi tornano), la solita goffaggine dei vestiti, la solita bruttezza delle canzoni, il solito razzismo di Bisio, la solita scorretta battuta della Raffaele, eccetera … uffa!

Ma oggi trovo una novità: le ‘non dimissioni ma dimissioni annunciate e ritirate, o meglio non date, ma dande’ … ormai se ne inventa una al giorno. È il caso dell’illustre dottor Raffaele Cantone, a capo dell’Autorità nazionale anticorruzione, persona, pare, di altissimo valore, ma aduso, pare, a dire cose spiacevoli alla politica e in particolare a quella odierna, adusa, a sua volta, a ritenersi al di sopra, anzi, al di là, non dico di ogni sospetto, ma anche solo di azzardo di sospetto. Per cui, pare, Cantone, si sentiva ‘sopportato’. Il modo, però, è interessante: la politica spettacolo, anzi lo spettacolo della politica anzi, ormai, lo spettacolo e basta.

‘Sfugge’ la notizia che Cantone abbia partecipato al concorso per la nomina a procuratore della Repubblica in varie città: ma non dovrebbe essere una notizia pubblica? Nulla di strano, ma immediatamente partono i sussurri ‘se fa la domanda, vuol dire che vuole andarsene’ e quindi ci si comincia a domandare il perché. Anche perché, puntualmente parte la (mezza) smentita e anche il goffo tentativo di correggere la gaffe gravissima commessa.
Mi spiego: è il minimo della buona creanza avvertire quelli con cui lavori che forse te ne vai, ma è un obbligo avvertire quelli per cui lavori, il Governo, insomma, al quale ora chiede un appuntamento! Oddio, non poi tanto in un Governo dove un Ministro trasmette una mitica ‘analisi costi e benefici’ a un Governo straniero prima ancora del proprio! La cosa poi diventa davvero volgare quando sigiustificail tutto dicendo chetantoper una decisione del CSM ci vuole tempo e non è certo che sia positiva e quindi chenon ci sono dimissioni’. Se fossi un leghista direi: ‘finché non mi danno un’altra cadrega, questa me la tengo stretta’. Bello, proprio bello.

Ma, insomma, guardiamo meglio.
Cantone è un pubblico ufficiale, ripeto ‘pubblico’, cioè di tutti gli italiani, ‘ufficiale’, cioè dotato di mansioni precise sempre nell’interesse pubblico. In tale veste deve svolgere il suo mestiere. Se non gli piace più, ne avverte chi di dovere e se ne va. Ma i sussurri, le deduzioni ‘se ha fatto questo vuol dire quello’, non sono adeguati alla funzione, se non altro perché i cittadini, tutti i cittadini devono sapere che lui è lì a fare il suo lavoro (pagato dai cittadini!) fino all’ultimo giorno … dei suoi problemi psicologici, dei suoi litigi con la moglie o il marito o l’amante, dei suoi dubbi amletici, delle sue ricerche di altri lavori, delle sue turbe varie, per dirla come lo direbbe Luigi Di Maio, il cittadino se ne frega.

E invece, la notiziafiltra’. Che poi è una nonnotizia: Cantone fa il Magistrato come mestiere e, a meno che non segua il consiglio di Di Maio o di Salvini o di qualcun altro di ‘scendere’ in politica, vuole continuare a farlo. È normale che cerchi di vedere se riesce a trovare un posto che glisconfinferie poi si vede: non è un dramma, né un problema, se trasparente e chiaro.

Già: in un Paese normale. E sì, perché qui le cose sono più complicate. Il grande Cantone da quando c’è questo Governo, èvissuto sempre lontano da esso. ‘Prima è stato attaccato poi ignorato’, riferisce la stampa. Sorvolo sull’‘attaccato’, che non significa nulla, ma che vuol direignorato? che sono fidanzati, si aspettava che ogni sera gli facessero la telefonata della buona notte, non gli hanno mandato il panettone e nemmeno il pandoro a Natale? Ma poi, testualmente il ‘grande’ aggiunge: «mi sono sentito sopportato e siccome non sono uomo per tutte le stagioni ho meditato a lungo e poi ho capito che era arrivato il momento di tornare a fare il mio mestiere».

Oddio. Delle due l’una, o occorre urgentemente un intervento di Paolo Crepet, oppure qui c’è da preoccuparsi seriamente. Che vuol direnon sono uomo per tutte le stagioni? Quali sarebbero le ‘stagioni’, che vuol dire? Lei, dottor Cantone, ha una solastagione’, una e una sola: lo Stato; e lo Stato non ha stagioni’! E se mi sbaglio, sarebbe molto utile e opportuno che il dottor Canone si spieghi, perché l’idea che uno che fa il suo lavoro possa farlo diversamente a seconda dellestagionimi turba molto, e dovrebbe turbare tutti, a cominciare dal Presidente Sergio Mattarella, perché sorge naturale la domanda a qualestagionesia appartenuto il dottor Cantone, a quale gli sia stato eventualmente chiesto di appartenere, e a quale dovrà appartenere chi dovrà sostituirlo.

Anche perché, poi, le spiegazioni vanno avanti.
Il dottor Cantone sembra sia preoccupato per varie cose, dal decreto sicurezza all’aumento del tetto per gli appalti a trattativa diretta, eccetera, o alle ‘uscite’ di Matteo Salvini che vuole strappare e riscrivere il codice degli appalti. Bene, perfetto, è il suo mestiere obiettare laddove abbia l’impressione che certi provvedimenti possano incidere sulla corruzione (per vero non vedo come possa farlo il pur pessimo, secondo me, decreto sicurezza), e preoccuparsi può certo se Salvini gli strappa il codice. Bene, ma attenzione dottor Cantone, lei è un funzionario pubblico incaricato di fare talune cose: il Governo e la legislazione non spettano a lei. A lei compete di criticare se del caso (cioè avvertire dei rischi) e poi, dottor Cantone, come qualunque Magistrato o costituzionalista potrà dirle, anzi, come qualunque cittadino dovrebbe dirle, a lei compete di applicare le leggi: applicare e basta.
La divisione dei poteri vale sempre e per sempre

Cantone spiega, poi, che oltre ad alcune critiche di Giuseppe Conte (ma forse era solo un sosia) ha percepito la volontà «di non marciare insieme». Insieme Cantone e il Governo e forse anche il Parlamento, che lo esprime.
Dottor Cantone, proprio non ci siamo. Ogni giorno che Dio manda in terra, io leggo il giornale e mi arrabbio puntualmente per ciò che fa questo Governo e i suoi Ministri e tirapiedi. Ogni santo giorno, ma non mi propongo o dispiaccio perché non ‘marciamo insieme’: mi arrabbio e, quindi, critico, ma eseguo le leggi o gli atti di questo orrendo Governo, che, disgustosamente, è l’espressione dell’uso legittimo del voto popolare.
Il che non vuol dire affatto, come si dice da mesi, che può fare ciò che vuole. Ma vuol dire che ciò che è legittimo questo pessimo Governo ha il sacrosanto diritto di farlo, così come ciò che non è legittimo questo Governo non ha il diritto di farlo. Il che si realizza con l’uso degli strumenti e delle prerogative previste dalla nostra Costituzione e dal nostro Ordinamento giuridico.

Lei, come funzionario dello Stato, ha la prerogativa, anzi, l’obbligo, di esprimere le sue valutazioni critiche su ciò che decide il Governo e il Parlamento nell’ambito e nei limiti della sua funzione, e poi di eseguirle coscienziosamente e lealmente, esercitando tutti, ma proprio tutti, i suoi poteri e i suoi strumenti per impedire ciò che, nell’ambito delle sue funzioni, ella è chiamato a garantire e controllare che avvenga nel rispetto delle norme, che se applicate correttamente ella deve applicare.

Provi a fare un confronto con il professor Tito Boeri, che in questi giorni lascia il suo ufficio, da dove ha ripetutamente e fermamente, ma nel rispetto delle regole e dei poteri che gli sono affidati, criticato nel merito, ma altrettanto fermamente applicato.
Che la stupidità di chi governa impedisca di valutare positivamente la fortuna -sì, la fortuna- di avere un funzionario capace di criticare con competenza e profondità, ma di eseguire puntualmente quando le critiche siano ignorate, è affare del Governo: peggio per loro.
Lei, invece, sembra soffrire il fatto che il Governo non faccia disciplinatamente ciò che lei gli dice di fare, e questo, duole dirlo, è inammissibile.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.