sabato, Dicembre 7

Cantate, cantate ‘Bella ciao’, in chiesa, si, anche lì, perché Gesù non è leghista Gramellini per una volta ha toppato: quella canzone è inno alla liberazione, si, liberazione dall’odio, dal razzismo, dalle bugie, dalla politica insulsa, è l’inno di quelli che «la vedo, prendila!»

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Ho sempre detto, e confermo, che ammiro molto Massimo Gramellini e le cose che scrive (non quelle che dice troppo in TV, autoreferenziale come è diventato, colletto strano e barba inclusi), e anche che lo odio perché non sono nemmeno lontanamente capace di scrivere la metà bene come lui. Ma ciò non toglie che anche lui possatoppare’, e, infatti, ieri, 26.11.2019, ha toppato, e di brutto anche.

Se la prende, in modo sussiegoso, con un prete, anzi un Prete -non importa il nome, importa la veste la funzione- che al termine di una messa ha intonatoBella ciao’. Nota bene: dopo avere detto ‘la Messa è finita andate in pace’, quindi a messa chiusa, quando cioè è ridiventato un comune cittadino come gli altri.
Ha iscritto Gesù alla serie antileghista, dice Gramellini.

Piano, Gramellini, piano: Gesù è antileghista, già prima che il leghismo nascesse, se non altro perché predica amore (sbaglio?) e non odio; perché pratica l’uguaglianza (sbaglio?) e non il razzismo; perché eleva un pescatore (sbaglio?) a capo (quello sì, capo, non come l’altro ridicolo ‘capo’, che scopre oggi che per Statuto il partito non può ‘correre’ con altri … ed in Umbria e poi non era un non-statuto? Alla buffoneria non c’è mai fine) a capo, dico, della futura Chiesa; perché diceva tra l’altro, «beati i miti», «beati quelli che hanno fame e sete della giustizia», «beati i puri di cuore, perché vedranno Dio», «Beati voi quando vi insulteranno», e non per caso quel Prete aveva appena finito di dire andate in pace, «Beati gli operatori di pace» (Matteo 5, 1-12) e non diceva ‘Beati i violenti e chi ha potere …’. Se è così, Gesù, lo preciso, non è antileghista (sono caduto nella trappola semantica di Gramellini, chiedo scusa), ma semplicemente non è leghista, o meglio, non è con quelli che sono razzisti, violenti, che odiano, che minacciano, che ricattano, che insultano, che dicono le bugie, che stuprano, che si vendicano sui figli … non è solonon leghista’, è contro un certo modo di essere di una certa ben nota politica, che non è solo leghista.

Quel Prete, forse, ha colto quella che a me pare la frase del secolo, di quel miscredente animalesco colluso con scafisti, che grida in acqua ansimando per lo sforzo: «la vedo, prendila!». Questa, piaccia o no, si creda o no, questa è la Chiesa vera. Quelle tre parole andrebbero scolpite sulla facciata del Quirinale.

Ma poi, veramente mi ha sorpreso questo Gramellini, deve essergli proprio andato di traverso il caffè ieri mattina, perché conclude con una frase velenosamente qualunquista, che non starebbe nemmeno in bocca a Luigi Di Maio, quando dice: «Se don Biancalani smania dalla voglia di cantarla in un luogo di culto, potrebbe trasferire la sua ugola nella cattedrale di Hong Kong».
Eh no, Gramellini, proprio no, troppo facile, troppo qualunquista, troppo di moda e poi contraddittoria: perché se intonareBella Ciao’ (che nel titolo Gramellini volgarizza in un ‘Bella Ciaone’, un insulto gratuito, specie per chi ricordi cosa è stato ‘ciaone’!) se intonarla in una Chiesa in Italia è un sacrilegio, o non so cosa, perché non lo sarebbe a Hong Kong? Forse perché sono cinesini-giallini, quelli?

Eh no, perché Gramellini aggiunge un’altra frase poco felice, anzi, cinica: «Intonare ‘Bella Ciao’ dentro una chiesa ha senso solo nelle nazioni in cui è vietato, o pericoloso, farlo altrove». Intanto non è vero che sia poi così facile intonarla da noi, vero? Gli insulti, gli sbeffeggiamenti, le minacce, e quant’altro alle sardine che la cantano in piazza non contano? Ma poi, quella canzone è diventata una sorta di inno di liberazione universale, viene cantata in Argentina, in Cile, se non lo avessero ammazzato proprio per questo e sull’altare la canterebbe Monsignor Romero, ecc.; noi come italiani dovremmo esserne orgogliosi (non c’è solo Mengoni a questo mondo … anche se non so chi sia, ma se ne parla molto) e non solo quegli italiani che stravaccati su un divano si stuzzicano i denti con le ossicine del bambino consumato a colazione.

E infine, cade in una trappola che si scava lui stesso, Gramellini, (in modo un po’ volgare, bisogna dire, doveva essere proprio andato a male il suo caffè!) quando dice: «Provate a immaginare una piazza del Venticinque Aprile che intona il ‘Gloria in excelsis Deo’».
Ebbene sì, ci provo.
E ricordo le celebrazioni in Cattedrali e in processioni, con grandi paramenti, grandi ori, molti incensi, molti ‘preti’, a cantare il Te Deumper una vittoria militare.
Ricordo le celebrazioni nazionali piene di cardinali e vescovi sempre in primissima fila.
Ricordo le processioni che si inchinano dinanzi alla casa dei mafiosi o dei potenti di turno.
Ricordo i cardinali, i vescovi, i parroci, i preti, che benedicono navi da guerra, truppe in partenza per la guerra, edifici pubblici, opere di speculazione e di grassazione pura, ma sempre con la stessa acqua benedetta.
Ricordo, e come potrei non ricordare, il vecchio Cardinale Camillo Ruini andare a parlare con Matteo Salvini, il baciapile razzista e colmo di odio.

Un po’ di misura, dottor Gramellini, un po’ di riflessione, un po’ di attenzione, un po’ di pietas come dicevano gli antichi.

Quel ‘Prete’ ha solo voluto dire al ‘suo’ popolo, al popolo dei fedeli, al popolo che ha ascoltato il discorso della montagna, ha voluto solo dire: quello che cantate in piazza contro l’odio e la violenza e il razzismo, potete farlo anche qui, perché la Chiesa vi è vicina, partecipa ai vostri problemi quotidiani, la Chiesa è dei miti e degli umili, la Chiesa è vicina alla vostra voglia di politica buona, di gente onesta al potere, di lealtà, di cultura. La Chiesa non è solo quella di Ruini, ma oggi è quella di Bergoglio, di Zuppi, di Galantino …
Perciò: cantate ‘Bella Ciao’.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.