mercoledì, Settembre 30

Canali televisivi indipendenti russi contrastano la politica di Putin Per sostenere l'integrità territoriale ed ottenere una politica del consenso, la Russia ha dovuto, negli anni, controllare i flussi informativi

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Per sostenere l’integrità territoriale ed ottenere una politica del consenso, la Russia ha dovuto, negli anni, controllare i flussi informativi, nonché introdurre apparati amministrativi verticali, limitando l’opportunità delle Regioni di svolgere azioni di autogoverno. Così, la televisione federale russa è diventata il mezzo di comunicazione più importante attraverso il quale è possibile esercitare il controllo per i seguenti motivi: per conoscere i suoi effetti sulla popolazione; per osservare le abitudini della società russa riguardo il consumo televisivo e per comprendere fin dove arriva la sua copertura a livello nazionale.

La strategia dei media russi è quella di promuovere gli obiettivi della politica estera e scoraggiare gli sviluppi democratici sia in Russia che nelle ex Repubbliche sovietiche. Ultimamente, però, alcuni canali televisivi indipendenti hanno cercato di contrastare la politica di Putin per creare un nuovo sistema democratico volto a garantire maggiore libertà di scelta.

Quando è iniziato tutto questo?

Dopo il 1991, la Russia si è dichiarata un Paese sulla via della democrazia. La televisione è emersa come strumento principale per guadagnare e mantenere il potere politico. Seguendo la sequenza temporale della storia dei media russi, le principali tendenze nello sviluppo della televisione russa possono essere riassunte nei seguenti tre periodi: Privatizzazione (1991-1996), periodo nel quale si verificò l’emergere di un’élite politica-imprenditoriale che finanziò la televisione; oligarchizzazione (1996-2000), ovvero la ristrutturazione e la ridistribuzione dei canali televisivi in mano ad un’élite fedele di affaristi e la de-oligarchizzazione (dal 2000), periodo nel quale è avvenuto il ritiro degli oligarchi dall’industria dei media, si è avviata una rapida crescita della pubblicità e lo Stato russo ha, totalmente, gestito il contenuto trasmesso dalle emittenti nazionali. Così facendo il Governo stesso non ha più introdotto un sistema di natura democratica, ma ha preferito scegliere un sistema dittatoriale volto a reprimere i dissidenti politici.

Al suo interno, infatti, non è concessa alcuna libertà di scelta, dato che i media russi sono guidati da decreti ufficiali e non da principi etici.

In questo contesto, i giornalisti non sono incaricati di trasmettere notizie veritiere al pubblico, ma sono dipendenti statali, ai quali vengono assegnati ordini e vengono mossi dei rimproveri per ogni eventuale defezione causata, perché l’obiettivo è quello di essere a sostegno del regime e di diffondere, nella maniera più chiara possibile, la strategia politica del Governo russo.

Dunque, il trattamento della verità viene ampiamente distorto secondo ciò che si vuole trasmettere. Lo Stato russo, in questo modo, utilizza i punti deboli dei Paesi liberali democratici per raggiungere i suoi obiettivi.

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