sabato, Dicembre 14

Canale di Suez: il raddoppio del faraone Al Sisi

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E’ stato promosso, sia all’interno dei confini nazionali che all’estero, come il simbolo dellarinascita dell’Egitto’, dopo la primavera araba e la parentesi islamista di Mohamed Morsi, sarà uno spot a sostegno della credibilità del Presidente Abdel Fattah Al Sisi, e servirà a rafforzare l’autostima (e il nazionalismo) dell’intero popolo egiziano, il quale un anno fa aveva risposto all’appello del Governo a finanziare il progetto e in soli otto giorni erano stati raccolti 6,5 miliardi di dollari tramite la vendita di obbligazioni    -il costo finale del progetto è stimato in 8,2 miliardi di dollari. E’ il nuovo Canale di Suez, raddoppiato rispetto al vecchio -un nuovo tratto di 35 chilometri parallelo a quello esistente, oltre all’ampliamento e all’approfondimento dell’attuale per una tratta di 37 km-, che oggi, tra imponenti misure di sicurezza e alla presenza di numerosi ospiti internazionali, sarà ufficialmente inaugurato (la cerimonia prevede un costo complessivo di 30 milioni di dollari, secondo il Governo interamente sostenuto dalle compagnie navali internazionali).

Per ilfaraonePresidente Al Sisi, che ha definito il raddoppio del Canale -al quale hanno lavorato 43.000 persone giorno e notte- come ‘un dono al mondo’, è un grande successo politico, anche all’interno del Paese, dove è riuscito compattare gli egiziani e risvegliare l’orgoglio nazionale spintosi, in queste settimane, a sfiorare il nazionalismo, del quale vi sono segnali ben visibili anche sui social media, dove fitte si trovano espressioni come: «Siamo i nuovi faraoni, facciamo miracoli» o «Scriviamo la storia».
Il Governo egiziano intende raddoppiare le entrate provenienti dal Canale di Suez, raggiungendo i 10-11 miliardi di dollari l’anno rispetto ai 5 miliardi attuali. Secondo alcuni studi, entro il 2050 il nuovo Canale potrebbe garantire all’economia egiziana fino al 35% delle sue risorse. Opera certamente cuore del nuovo corso di politica economica annunciato da al Sisi al vertice di Sharm al Sheikh del marzo scorso; oltre al raddoppio il piano prevede la costruzione di porti, di una zona industriale, con cantieri navali per riparazioni e altre strutture. Una ‘pozione magica’, il nuovo Canale, per superare gli insormontabili problemi dell’economia egiziana, lo ha definito il Ministro delle Forniture egiziane, Khaled Hanafi. I progetti relativi al Canale aiuteranno a colmare il deficit di bilancio e fronteggiare i gravi problemi di consolidamento fiscale e disoccupazione. L’Egitto, ha proseguito Hanafi, diventerà un centro globale a livello industriale, commerciale e turistico.

Passato completamente sotto silenzio il ‘costosocio-ambientale pagato dal Paese per la realizzazione dell’opera.
In primo luogo le migliaia di abitanti delle aree dove sono stati realizzati i lavori di ampliamento fatti sfollare dalle proprie case -demolite dall’Esercito- e dai terreni coltivati. Questo reportage di ‘Vice News’ racconta gli sgomberi forzati in un villaggio nei pressi di Ismailia. Sgomberi forzati -senza alcun risarcimento- iniziati già appena un mese dopo l’annuncio ufficiale del Presidente del raddoppio del Canale, come racconta questo servizio di ‘The Guardian. Oltre 2.000 persone sfrattate -con preavvisi da 1 a massimo 10 giorni- e 1.000 abitazioni distrutte, insieme a centinaia di ettari di terra coltivata confiscati.
Per nulla trascurabili, poi, i rischi ambientali, sui quali pare che l’Egitto non abbia realizzato uno studio di valutazione d’impatto ambientale. Nella primavera scorsa, l’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), aveva investito del problema l’Unione Europea, inviando una lettera la Commissario europeo all’Ambiente, Affari Marittimi e Pesca, Karmenu Vella, denunciando i rischi derivanti dal raddoppio del Canale: il Mediterraneo potrebbe essere presto messo a rischio dall’ingresso di centinaia di nuove specie tropicali invasive.

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