lunedì, Gennaio 21

Canada, un milione di nuovi immigrati in tre anni Le motivazioni, soprattutto economiche, favoriranno gli immigrati altamente qualificati, con permessi di soggiorno temporanei

0

Il Governo del Liberale Justine Trudeau intende aprire le porte del Canada a più di 300.000 immigrati all’anno, per i prossimi tre anni. Il piano, rivelato dal Ministro dell’Immigrazione Ahmed Hussein, porterà nel 2020 il Canada ad avere una crescita demografica dell’1% in pochi anni – quasi un milioni di nuovi cittadini.

«Il Governo crede che i nuovi arrivati giocheranno un ruolo vitale nella nostra società», ha affermato il Ministro, citando l’alto numero di pensionati e spiegando come questa nuova ‘linfa vitale’ bilancerà la popolazione fuori dal mercato del lavoro:«cinque milioni di canadesi andranno in pensione entro il 2035, e abbiamo poche persone che lavorano per supportarli».

Al momento, la quota di cittadini canadesi nati all’estero è impressionante: il 21.9%, la percentuale più alta dall’epoca della grande migrazione – o colonizzazione – dalla Gran Bretagna. Secondo le statistiche ufficiali i livelli di natalità nelle comunità straniere sono quattro volte più alti rispetto a quelli dei nativi canadesi. Stando ai dati della Banca Nazionale del Canada, l’immigrazione contribuisce ai tre quarti della crescita demografica totale. Nel 1990 la proporzione ammontava a un mezzo. Nonostante l’ambizioso obiettivo proclamato dal Ministero dell’Immigrazione, la cifra di 300.000 nuovi canadesi all’anno è stata frutto di un compromesso: il consiglio economico del Governo aveva proposto di attrarre in Canada fino a 450.000 nuovi immigrati in un anno.

Il milione di nuovi cittadini che il Canada si prepara ad accogliere sarà diviso in queste proporzioni: la grande maggioranza (58%) sarà una quota riservata ai migranti economici. Seguiranno i ricongiungimenti familiari (27%) e una minoranza sarà riservata a rifugiati e richiedenti asilo (14%). I motivi dietro questa politica migratoria sembrano dunque per lo più economici. Naturalmente non mancano le critiche.

Michelle Rempel ha indicato come il Governo fosse in difficoltà nella gestione dei flussi già con le quote attuali: la maggior parte dei nuovi canadesi, infatti, non è diretta verso le regioni che, in un Paese scarsamente popolato come il Canada, avrebbero più bisogno di nuova ‘linfa demografica’.

Anche gli immigrati che si stabiliscono nel cosiddetto ‘Canada Atlantico’, attraverso programmi specifici per assegnare i nuovi cittadini alle regioni più bisognose, vengono dopo pochi anni attratti dai grandi poli metropolitani e dalle province dell’Ontario e Alberta.

Ad ogni modo, il Governo del Canada sembra porsi controcorrente, se paragonato al suo grande vicino meridionale e al ‘nuovo corso’ che metterebbe fine ai flussi dell’immigrazione illegale dal Messico. Non è l’unica differenza tra le due potenze nordamericane: il problema dell’immigrazione illegale, sentito specialmente nel sud degli USA, è virtualmente inesistente in Canada, Paese che gode di una frontiera relativamente meno turbolenta di quella meridionale di Washington.

Anche il tipo di immigrazione è diverso: negli Stati Uniti gli immigrati ricoprono spesso ruoli ‘marginali’ e lavori in nero o sottopagati. Quando il Canada parla di immigrazione, però, si riferisce ai cosiddetti ‘skilled migrants’, immigrati istruiti, pronti a essere inseriti nel mercato del lavoro e in settori importanti dell’economia.

Anche questa questione ha sollevato le critiche di parte dello spettro politico canadese. Gli esponenti del progressistaNew Democratic Party, per esempio, si sono opposti alla quota di maggioranza per quanto riguarda l’immigrazione per motivi economici: più del quaranta per cento degli ammessi sarà costituito da manodopera altamente qualificata.

«L’approccio odierno che cerca di individuare solo i migranti altamente qualificati suggerisce che il Governo continuerà a basarsi sui lavoratori stranieri temporanei, piuttosto che costruire la nostra nazione. E’ sbagliato che ci siano più lavoratori stranieri temporanei che immigrati, rispetto ai livelli del 2006. E’ tempo per il Canada di agire seguendo il principio che ‘se puoi lavorare, puoi anche restare’», ha dichiarato Jenny Kwan.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore