giovedì, Aprile 25

Canada: Trudeau cade suoi migranti? Dopo l’arrivo di quarantamila migranti clandestini, il Canada ripensa la sua politica di accoglienza: ma cambia veramente volto?

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Il Nord America vive da tempo momenti incerti di politica e di società. La migrazione da sud verso nord è spesso riportata nel discorso politico: il Canada ha sempre rappresentato un modello progressista ed efficiente in materia di accoglienza e di immigrazione. Adesso le cose cambiano, almeno un po’. Il Primo Ministro canadese, Justin Trudeau, intende inasprire la regolazione delle richieste di asilo. Magari non inasprire, forse si esagera dicendo così. Rimane certo che, in Canada, il discorso sui migranti potrebbe subentrare prepotente, e sappiamo bene che in altri Paesi occidentali è spesso il cavallo di battaglia delle forze populiste (quasi assenti in Canada, fino ad ora).

Il Canada liberale e progressista di Trudeau vuole irrigidire la legislazione in materia di richiedenti asilo, soprattutto quelli che sono stati già rifiutati da un altro Paese. Questa modifica è pensata per prevenire richieste di asilo da persone che l’hanno già richiesta in altri Paesi (anche negli Stati Uniti). Il Ministro per la Sicurezza di Confine (Border Security), Bill Blair, afferma che questa misura mira ad ostacolare un «asylum-shopping». Ciò significa che un richiedente asilo in Canada, che accede illegalmente (senza passare per la dogana), dovrà dimostrare che quella che formula è la prima richiesta di asilo politico.

Tutto nasce dall’aumento di immigrati clandestini. Lo scorso lunedì 8 aprile, la misura è stata presentata. «Riconosciamo che il mondo vive un’epoca in cui migranti e migrazioni sono in aumento», risponde Justin Trudeau. «La mia promessa ai canadesi è sempre stata quella di assicurare il funzionamento del nostro sistema d’immigrazione, il quale è rigorosamente applicato e continuerà ad esserlo».

Insomma, per il Primo Ministro canadese non cambia nulla, ma per gli osservatori internazionali più maliziosi potrebbe essere un’ulteriore crepa elettorale in vista delle elezioni di fine anno. Dopo lo scandalo SNC-Lavalin, Trudeau si trova di fronte ad una lotta contro l’ultimo sondaggio, che lo vede perdere contro i conservatori. Secondo l’agenzia canadese di sondaggi, Mainstreet Research, il Partito Conservatore canadese è primo a livello nazionale, ma i liberali di Trudeau vincerebbero nelle regione più importanti (almeno dal punto di vista elettorale). I conservatori sono dati al 37,4%, i liberali al 35%. Ma i liberali conducono in Ontario, Quebec e nelle quattro Province atlantiche a nordest.

Stiamo parlando di un Paese, che oltre la linea governativa per l’accoglienza, aggiunge la possibilità per un gruppo di almeno cinque persone di ‘sponsorizzare’ l’accoglienza e l’inclusione di un immigrato. Dal 1978 questo sostentamento economico e sostegno all’integrazione sociale per i rifugiati accolti è legge. Se negli anni seguenti il Canada ha accolto rifugiati da Vietnam, Cambogia e Laos; nel 2015 il meccanismo è stato rivolto ai rifugiati siriani. Insomma, in Canada esiste un vero e proprio circolo virtuoso – ma non pensiamo come al paradiso terrestre, non sogniamo troppo.

Secondo le Nazioni Unite, il Canada accoglie circa trecentomila immigrati all’anno, di cui più di un terzo sono rifugiati. Il Governo Trudeau diceva alla fine del 2016: «i livelli di immigrazione stabiliti nel 2017 favoriranno la crescita economica e l’innovazione in Canada». Gli immigrati sono visti come una compensazione all’invecchiamento della popolazione canadese, un concetto contestato aspramente, ad esempio, da nazionalisti e populisti di destra.

Il Canada abbraccia da decenni la linea del multiculturalismo. Una linea che unisce l’autorità politica e le comunità territoriali in un mosaico di culture. Un melting pot in cui la convivenza ha come obiettivo quello di valorizzare le differenze. Un obiettivo che, alle scorse elezioni, era il cavallo di battaglia di ogni partito in corsa: tutte le formazioni politiche si sfidavano in positivo nel proporre soluzioni e miglioramenti al sistema di accoglienza e integrazione.

Ma delle lacune rimangono nel sistema di accoglienza canadese, sono due principalmente: il tempo per arrivare in Canada e il costo del viaggio. Infatti, spesso i migranti ‘sponsorizzati’ aspettano anni prima di imbarcarsi per il Canada. Quella della Siria è stata un’eccezione: il Governo aveva sovvenzionato il viaggio e fatto pressioni perché avvenisse il prima possibile. Ma per le persone che partono dall’Africa, ad esempio, l’emigrazione inizia con ritardo. Poi, il costo del viaggio è considerato dallo Stato come un prestito. Ciò significa che dopo un anno di permanenza nel Canada, i rifugiati devono restituire la somma, spesso dovendo accettare il primo lavoro disponibile. Logicamente, con l’inglese o il francese imparato in un anno è complicato fare carriera da subito.

Ma, allora, se non si parla di siriani o persone dall’Africa, da dove arrivano questi quarantamila immigrati clandestini? Dagli Stati Uniti d’America. Da quando Donald Trump siede alla scrivania della Casa Bianca, circa quarantamila richiedenti asilo sono entrati illegalmente in Canada attraverso il confine statunitense. Dal gennaio 2017 ad oggi, quarantamila persone sono entrate illegalmente, ma il sistema di accoglienza canadese ha comunque garantito loro diritti e aiuti.

I conservatori accusano il Governo Trudeau di non gestire bene questo flusso migratorio in entrata dagli Stati Uniti. Intanto, diversi legali degli immigrati protestano questo piano di inasprimento legislativo. Il Canada è simbolo, da decenni, di un modello generoso ed inclusivo di accoglienza, oltre che di integrazione (cosa fondamentale per evitare insicurezza sociale e discriminazioni). E lo stesso Trudeau, una volta diventato Primo Ministro nel 2015, aveva promesso di accogliere venticinquemila rifugiati siriani. Insomma, il Canada è la roccaforte di un mondo liberale e progressista che accoglie e si arricchisce di diversità culturale. Non esiste ancora un’ideologia politica canadese, che raccolga consenso ampio, che si schiera contro l’immigrazione. Ma i primi segni di un cedimento identitario sono osservati con preoccupazione da diverse parti.

Infatti, il Consiglio Canadese per i Rifugiati (CCR), composto da circa cento ONG, ha espresso «un profondo sgomento» nei confronti della decisione del Governo Trudeau: «Se questa misura dovesse passare, le sue disposizioni aumenterebbero il rischio delle persone di essere discriminate, violando il diritto internazionale sui diritti umani».

Ma la questione è molto più ampia. Da una parte un Governo liberale e progressista che è stato colpito dallo scandalo SNC-Lavalin. Da un’altra parte il Presidente degli Stati Uniti che ancora arringa le folle per convincere i democratici dell’assedio di narcotrafficanti sul confine con il Messico, mentre altre quarantamila persone si rifugiano clandestinamente in Canada. Da un’altra parte il mondo liberal-democratico occidentale che arranca a ritrovare una propria identità tra fascini autoritari o populisti e tra le maree di notizie false e di concetti semplificati sull’internet.

Dall’altra parte, invece, i conservatori canadesi che vedono le prossime elezioni canadesi come il momento giusto per riprendere il potere in Canada. A dire di Trudeau: «I politici stanno deliberatamente disseminando falsi slogans, come ‘il Global Compact sull’immigrazione è un attacco alla nostra sovranità’. Sfortunatamente, questo è il tipo di informazioni che il Partito Conservatore ha deciso di spargere, quando sanno molto bene che è una menzogna», afferma in un’intervista di Global News, che andrà in onda questa domenica.

«Stiamo testimoniando una regressione politica senza precedenti nella politica canadese», continua Trudeau nell’intervista televisiva. Infatti, il Partito Conservatore ha avuto qualche uscita scomposta in materia, ma nulla di eclatante. In vista delle elezioni non è questo il terreno sul quale scontrarsi, non di certo in Canada. E, soprattutto, la questione sembra legata maggiormente al vicino a stelle e strisce.

Quei quarantamila – per altri quarantunomila – richiedenti asilo sono entrati irregolarmente tramite un percorso non convenzionale al confine tra Canada e Stati Uniti. Questi movimenti non sono né accidentali né tanto meno campati in aria. Infatti, l’Accordo delSafe Third Countrytra Canada e USA concede ai rifugiati, che arrivano in Canada senza attraversare la dogana, di richiedere asilo.

La regione maggiormente interessata è quella del Quebec. Il flusso di migranti irregolari si è alimentato a partire dalle parole del Presidente americano, Trump. Con le sue dichiarazioni ciniche contro lo status temporaneo di rifugiato ha impaurito migliaia di rifugiati negli Stati Uniti: aveva addirittura minacciato di rimpatriarli nei Paesi di provenienza, Paesi considerati instabili politicamente ed economicamente.

Il Canada accoglie, ha sempre accolto. Ma una serie di sfortunati eventi rischia di radere al suolo questa tradizione. La Casa Bianca e il Partito Conservatore canadese accusano Trudeau a loro modo. Trump non vuole nessun irregolare a casa sua, il Partito Conservatore denuncia una pessima gestione del confine con gli Stati Uniti. La discussione interna è un cortocircuito: Trudeauinaspriscela politica di accoglienza, ma non la intacca, non la peggiora. Il Primo Ministro dice: «I cambiamenti che proponiamo includono misure contro l’immigrazione irregolare e a favore della protezione del nostro sistema di accoglienza. Questo prevenendo l’ingresso delle persone che richiedono asilo in più Paesi. Incoraggiamo le persone che veramente hanno necessità di protezione, non quelle che non seguono le regole».

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