sabato, Settembre 19

Camera con vista trent’anni dopo Il regista James Ivory racconta il suo amore per Firenze e per la letteratura: “Oggi vedo molti turisti ma la città regge bene”

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Curiosa coincidenza quella dell’assegnazione del Nobel per la Letteratura allo scrittore Kazuo Ishiguro, mentre  a Firenze si stava proiettando il film di James Ivory, Quel che resta del giorno tratto da uno dei  più apprezzati romanzi dello scrittore inglese, ma giapponese di  nascita ( 62 anni fa a Nagasaky). Una proiezione non casuale, in quanto parte di una rassegna dedicata al regista americano che si è tenuta dal 6 all’8 ottobre scorso dal titolo: 30 anni di Camera con vista. In effetti sono di più poiché il film che gli valse 3 Premi Oscar  (regia, sceneggiatura e costumi) e 2 David Donatello, uscì nell’85 .

Un successo strepitoso quanto inatteso. Che si è rinnovato in questi giorni, al Cinema La Compagnia, non solo per il richiamo di questa pellicola sui giovani d’oggi che non la conoscevano, ma per gli altri, i meno giovani, che hanno voluto rivivere  le stesse emozioni di allora, stavolta insieme al regista e ai due protagonisti del film  – Helena Bonham Carter e Julian Sands –   tornati a Firenze  per ricevere il meritato omaggio al film ed alla loro interpretazione.

Raccogliendo i commenti del pubblico, in particolare dei giovani, si è rimasti colpiti non solo dalla curiosità ma dall’entusiasmo  con il quale  hanno accolto l’intera filmografia del regista californiano. Se per gli altri si è trattato di una vera e propria operazione nostalgia, per loro è stato un momento di conoscenza di un Maestro del cinema internazionale e di una storia romantica, d’altri tempi che ci riporta alla Firenze  del primo Novecento ( è ambientata nel 1907),poetica e di quella struggente bellezza che ancora non conosceva l’invasione del turismo di massa. Quel turismo che poi anche il film (con il suo successo internazionale)  ha contribuito  ad accrescere. “ Una bellezza forse da cartolina – mi dice Silvia, di Roma ma che opera nel mondo della scuola a Firenze –e comunque magica, da incanto dolce divertente  e a lieto fine, la romantica storia dei due giovani che infrangono, sopratutto lei, rigide convenzioni del tempo e della società inglese.

Un’ altra giovane è Anna,  avvocato, che non conosceva il film: che emozione vedere la Firenze di un tempo, son venuta con mia madre che ha voluto rivivere quella storia trattata con garbo e delicatezza. Tanta bellezza   si fa complice dell’amore nascente tra i due giovani – Lucy, appartenente ad una facoltosa famiglia inglese e lo stravagante George Emerson –  la cui storia d’amore ha il sapore del proibito dalle convenzioni e convenienze sociali  tipiche della società-bene inglese del tempo.

Galeotta dunque fu quella finestra sull’ Arno, nel cuore di Firenze, davanti agli Uffizi ed al Ponte Vecchio.  E torneranno ad affacciarsi  a quella stessa finestra, in occasione del loro viaggio di nozze, dopo che Lucy, ritrovato George in Inghilterra, aveva rotto il fidanzamento impostole dalla famiglia col noioso Cecil Vyse, interpretato da Daniel Day -Lewis. Un artista (anch’ egli premio Oscar), che a Firenze tornerà per viverci e lavorare per quasi un anno, da un noto  stilista di calzature  nel popolare quartiere di  San Frediano, per disintossicarsi dal…cinema! Ma questa è un’altra storia che L’Indro ha già raccontato.

L’attrazione di Ivory verso la società inglese  è  nato con l’amore per la letteratura di quel Paese, per Edward Morgan Forster , autore di due romanzi da cui il regista ha tratto due tra i suoi più importanti film (A Room with a View, appunto e Howards End, protagonisti Antony Hopkins  ed Emma Thompson, Premio Oscar  ). Forster – dice il regista – era molto critico, aspramente critico verso la società inglese, che ancora risentiva   del periodo vittoriano, fortemente classista ( lo vediamo in particolare in casa Howards).  Io ho cercato di seguirlo nella sua critica, pur raccontando una love story. Come vedete, nel film si parla soltanto degli inglesi,  non c’è spazio per gli italiani. Ora, il regista, 89 anni ben portati, si abbandona ai ricordi e all’amore per il nostro paese.  Ma prima dell’Italia  c’era stato l’amore per l’India, dove aveva girato un paio di documentari, poi per la Francia, ove era stato accolto benissimo. Ripartiamo da Firenze.

“Per me, girare Camera con vista è stata l’occasione che aspettavo per tornare in Italia, paese che già conoscevo e amavo, essendo stato a Venezia, Roma e Bologna.  Ero giovane allora, 22- 23 anni e cercavo un motivo per tornarci. E conoscere Firenze ove non ero mai stato me l’avevo studiata sui libri d’arte e  di letteratura. Lavorarci i è stata una esperienza   importante. Abbiamo trascorso 5-6 settimane meravigliose, tra le colline intorno alla città,  e il centro storico:  alcuni luoghi erano già nel romanzo, altri come la Villa di Maiano dove ricostruimmo la pensione Bartolini e girammo gli esterni del pic-nic, furono una nostra idea. Una meraviglia lavorare e vivere fianco a fianco con la gente del luogo. Quando in questi giorni sono tornato qui, mi sono commosso e mi sento toccato dal fatto che voi ci siete. L’accoglienza riservata al galà di presentazione di Camera con vista ( all’Odeon) è stata indimenticabile. Certo, non immaginavo così tanti turisti anche in ottobre, noi giravamo a Maggio in città e nelle straordinarie colline qui intorno. La luce era buona. Mi dicono che il film sia stato molto importante per la città. Conosco   americani che decisero di venire a sposarsi qui dopo aver visto il film. E ciò mi ha fatto a piacere. Alla domanda se trova e quanto cambiata Firenze risponde: trent’anni fa i selfie non esistevano, turisti ve n’erano di meno, ma la città non mi sembra molto cambiata. Ha retto bene al passare del tempo”. Parole di affetto e apprezzamento che Ivory ha ripetuto in varie occasioni, anche dopo aver ricevuto dalle mani del Sindaco Dario Nardella, il Fiorino d’oro, simbolo della città.

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