sabato, Dicembre 7

Malagiustizia, il calvario di un imprenditore: sei innocente? Allora paga! Separazione delle carriere dei magistrati, raccolte le firme

0

Una storia da paese di alice: dove tutto è rovesciato, e la logica è costretta a cedere il passo all’irrazionale. È la storia di una persona accusata di narcotraffico a causa delle dichiarazioni di un ‘pentito’, e che dopo cinque anni viene assolto. Risarcimento per l’ingiusta persecuzione? Neppure per sogno. Anzi: deve pagare un’ammenda di 2mila euro. È quanto ha stabilito la Cassazione : «Dopo cinque anni ho perso il ricorso per l’indennizzo e quindi sono obbligato a pagare sia le spese processuali che un’ulteriore somma alla cassa delle ammende», dice il protagonista di questa kafkiana vicenda.

Il calvario comincia alle 4 del mattino del 22 ottobre 2007. Una pattuglia dei carabinieri si presenta a casa  dell’imprenditore: «Non capivo cosa stesse succedendo. Il clima era comunque rilassato. “Tieni”, mi ha detto un carabiniere mettendomi in mano un faldone di 165 pagine. “Leggilo mentre sei in carcere, così capisci di cosa sei accusato. Ma tra 5 giorni al massimo sarai fuori”».

Non proprio. L’imprenditore viene portato in carcere a Vicenza. Poi nella sezione di massima sicurezza del carcere romano di Rebibbia, dove per quattro interminabili mesi è a contatto con alcuni dei più efferati boss: Giovanni Brusca, Michele Greco, affiliati del Casalesi. Le accuse parlano di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio: l’uomo di riferimento in Veneto del clan italo-canadese Rizzuto. Secondo gli investigatori era “mister 600 milioni di dollari”. Tale, per loro, era il suo giro d’affari illeciti.

Ora,  per ottenere ciò che gli spetta, si appellerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo? Lui e gli altri diciotto imputati assolti come lui con formula piena dalle stesse infamanti accuse. Anche per evitare casi come questo è importante quanto Unione delle Camere Penali e Partito Radicale sono riusciti a fare: la raccolta delle 50mila firme necessarie per un progetto di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati.

«In più occasioni l’Unione delle Camere Penali ha sottolineato come questa riforma sia ineludibile, per dare attuazione al giusto processo e all’aricolo. 111 della Costituzione che prevede la terzietà del giudice al fine di garantire l’imparzialità della decisione», dice il presidente delle Camere Penali Beniamino Migliucci.

La proposta prevede la modifica anche di altri articoli della Costituzione, perché l’articolo 111 è stato riformato solo ne 1999 al fine di dare copertura costituzionale ai principi del giusto processo e del codice a tendenza accusatoria di matrice liberale, introdotto nel 1989. Temi di assoluto interesse, come la crisi dell’attuale sistema di governo autonomo della magistratura, vengono trattati nella proposta per evitare le evidenti disfunzioni di tale organismo che, nel tempo, non solo non è riuscito a porre rimedio ai più visibili squilibri, determinati da logiche correntizie, ma non ha potuto considerare la necessità che un giudice non venga mai valutato da un pubblico ministero, e viceversa, sia in ambito disciplinare che dei rispettivi avanzamenti di carriera, lei forze politiche hanno tutte l’occasione di inserire, nei propri programmi, il tema relativo alla terzietà del giudice, facendo sì che questo sforzo non rimanga nei cassetti di una politica timorosa, discutendo la riforma. A riguardo l’Unione ha raccolto già l’adesione trasversale di alcuni partiti, ma auspica che la volontà di dibattere appartenga a tutti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore