sabato, Ottobre 24

Calabria. Jole Santelli. L’eterna commedia della sottomissione Mi fa pensare che per la Calabria si apra l’ennesimo quinquennio da dimenticare

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Secondo me la candidata della destra (il centrodestra in Italia non esiste) alle elezioni regionali in Calabria, non legge, perché se leggesse saprebbe quale fogna maleodorante stia scoperchiando il cosiddetto processo Ruby Ter, da dove affiora una concezione della donna degradante e criminale, di cui Silvio Berlusconi, il suo mentore, un uomo seduto su una montagna di soldi e non solo, è il principale teorico mondiale.

Invece lei non vede, del resto non sarebbe nessuno senza di lui, posto che nel frattempo si sia affrancata dall’aggettivo, come moltissimi meridionali entrati in politica dalla porta sbagliata e rimasti in adorazione.
Lei non vede, certo. «Ad Arcore, in una stanza buia a turno, le ragazze cavalcavano il presidente». Così un testimone in questi giorni, al processo predetto. Al buio non si vede nulla, è lo stesso buio delle coscienze di un Paese immaturo, che aveva permesso al berlusconismo di imperversare per venti anni, soprattutto coi voti dei meridionali, sempre pronti a vendersi al primo piazzista che arriva dal Nord.

Non voglio nemmeno parlare della volgarissima sparata dell’altro giorno, quando il padrone è andato a mettere il sigillo sulla creatura, precisando, con la sua finezza monomaniaca, che la candidata non gli avrebbe concesso i suoi favori. Se la signora avesse avuto un filo di dignità sarebbe insorta, ma il palazzo della Regione vale questo e altro. Mi chiedo perché precisare qualcosa che dovrebbe essere scontata, ma farsi trattare così e derubricare l’offesa a battuta di spirito, mi fa pensare che per la Calabria si apra l’ennesimo quinquennio da dimenticare.

Probabilmente alla signora sta bene così, e non dev’essere un caso perché i devoti non vanno mai in pausa pranzo, neppure a dormire, accendono ceri tutto il tempo. Nei giorni precedenti, infatti, la candidata, rispondendo all’ultima domanda, nel corso di un’intervista concessa a un quotidiano telematico, aveva affermato che in caso di vittoria la prima telefonata l’avrebbe fatta proprio a Silvio Berlusconi.

I sondaggi dicono che con ogni probabilità in Calabria vincerà la destra, in una Regione dove si ricorda solo una svolta, che certo non fu di destra, l’esperienza di Italo Falcomatà al municipio di Reggio, una stagione di progressismo che regalò alla città momenti indimenticabili, indicando una strada che la destra si preoccupò di distruggere subito, eleggendo Giuseppe Scopelliti, oggi in prigione.

Uno si chiede come si possa provare compassione per una regione che potendo scegliere tra un imprenditore specchiato, che vuole chiudere con una politica vecchia e compromessa, e una persona che comanda nel territorio da 25 anni, invischiata mani e piedi col fenomeno berlusconiano, dunque con pesanti responsabilità sullo stato di fatto, preferisce la seconda. Nessuna compassione.

Anni fa mi posi la stessa domanda, quando la Sicilia, tra Totò Cuffaro e Rita Borsellino, votò in modo plebiscitario per il primo, oggi reduce da diversi anni di prigione per concorso esterno in associazione mafiosa. Tuttavia, la Sicilia resta comunque un luogo di fermento culturale, figlio di tre università sorte cinquecento anni fa, ma anche piattaforma di riflessione politica, che talvolta ne aveva fatto un vero e proprio laboratorio nazionale. Citare i nomi di Luigi Sturzo e Giorgio La Pira significa pescare solo due bussolotti in un’urna che è stata molto ricca di veleno, certo, ma anche di antidoti luminosi, sia a livello politico che civile.

La Calabria, invece, salvo eccezione, subisce da sempre, se stessa in primis, l’eventuale sconfitta di Pippo Callipo sarebbe in continuità con questo eterno movimento regressivo.
Conosco tutte le regioni italiane, a motivo del mio lavoro, mi manca solo la Valle d’Aosta, e credo di potere affermare che il ritorno della destra in questo territorio sarebbe un colpo mortale. La Lega è indifferente alla Calabria, dunque Forza Italia avrebbe quasi mano libera e lo scempio sarebbe totale. Ma se i calabresi vogliono questo si accomodino.

Nel frattempo, sarà contento Silvio Berlusconi, venuto a pescare nell’unico posto in Italia dove lo prendono ancora sul serio, e si porta a casa, insperata, una regione, derubandola delle ultime speranze.

Almeno la Calabria qualcuno gliel’ha ‘data’.

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