giovedì, Febbraio 20

Calabria, Italia. L’impresa sottovalutata dei servitori dello Stato Un’azione giudiziaria fuori dall’ordinario, frutto di un impegno delle istituzioni difficile da immaginare. Una sorta di sbarco in Normandia. Ma la stampa dopo 48 ore ha dimenticato

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Centinaia di arresti, quasi tutti eccellenti, in una regione che mai è stata così lontana, anche emotivamente, dal cuore dell’Italia settentrionale.

I giornali si sono limitati a qualche titolo nelle prime 48 ore, salvo poi tuffarsi su tre ragazzi, vittime della strada e della frenesia che gli abbiamo costruito attorno. Un episodio grave, certo meritevole di attenzione, ma dall’altra parte un’azione giudiziaria fuori dall’ordinario, frutto di un impegno delle istituzioni difficile da immaginare. Una sorta di sbarco in Normandia.

Ma gli interessi della stampa sono altrove, negli stessi luoghi dove risiedono i grandi editori. Se quegli arresti, invece che in Calabria, fossero stati eseguiti a Milano, sarebbero diventati il pranzo di Natale, dall’antipasto al dolce, anzi, fino al limoncello, unica concessione all’unità d’Italia. Gli stessi interessi sono orientati a servire i gusti del proprio pubblico, quello che compra i giornali.

Tuttavia, le responsabilità di queste asimmetrie percettive non possono essere collocate solo sulle spalle della stampa o degli italiani del Nord. Ingiusto semplificare in modo manicheo, senza contare che in questo caso sarebbe l’ennesimo alibi fornito agli italiani del Sud, non solo vittime, ma ancora oggi complici di politici inqualificabili e di un brodo sociale in cui si alimenta quella malavita che poi infligge loro il colpo di grazia.

Anche queste attribuzioni di responsabilità vanno prese con le molle, perché è impossibile comprendere dal Nord ciò che accade nella quotidianità dei meridionali, vittime della rarefazione di un bene fondamentale come il lavoro, le cui leve sono in mano alla politica e alla malavita, che tesorizzano questo privilegio diventando sempre più forti e aggravando ad ogni passaggio elettorale la situazione dei cittadini.

Una persona privata di uncompito vitale’, tale è il lavoro, si abbrutisce, diventa fragile e cade in balia di una miriade di gatti e di volpi. Effetti collaterali dell’assenza lavoro sono le depressioni esistenziali che colpiscono donne e uomini di tutte le età, le continue perdite di senso, la terribile percezione di inutilità, premesse che fanno sentire esclusi dal flusso della vita e legittimati ad abbandonare i remi, privando la collettività stessa del proprio contributo. È questa la ragione principale per la quale non cresce il Meridione, l’indolenza sociale indotta dalla malavita e dalla politica, che pensano solo a se stesse, spacciatori che tengono in mano i rubinetti dell’ossigeno e soggiogano milioni di vite.

Proprio per questa sorta di pancreatite sociale, in cui una collettività digerisce se stessa, la Calabria e il Meridione non possono farcela da soli, non possono pensare di reggere se persino uno sforzo mastodontico, come quello dal quale sono scaturite le centinaia di misure restrittive, viene degnato quanto una rapina alla popolare di Castronno.

Questa vicenda dimostra che il Nord nonsentepiù il Sud, che non crede più al suo riscatto e che al massimo può tollerarlo come una riserva di manodopera, ma forse è così da sempre, dai tempi dei primi governi unitari, quando i voti dei meridionali servivano per prendere tutto il banco, la stessa operazione che tenta oggi il Caporale, che con un cinismo quasi criminale vellica antiche sofferenze, per rubare voti che poi investirà sul benessere del profondo Nord.

La Lega detesta il Sud, basta leggere le parole, ignoranti ma spontanee, di Umberto Bossi, che nei giorni scorsi esortava ad aiutare i meridionali a casa loro, «Mi sembra giusto aiutare il Sud sennò straripano come l’Africa». Incredibile che un uomo del genere, fallito come studente, come padre e come politico, possa parlare in modo così sprezzante di una parte dell’Italia cui la stessa Lombardia, Milano in particolare, deve moltissimo, compresa quella quota di umanità che rende il capoluogo meneghino una città calda, accogliente, dalle prospettive straordinarie.

Se il Teatro alla Scala è oggi tornato ad essere il più importante tempio della lirica al mondo, lo si deve all’infaticabile opera del sovrintendente Paolo Grassi, un pugliese capace, a partire dagli anni Sessanta, di dare un vero colpo di frusta alla cultura milanese, dopo avere fondato, nel 1947, insieme a Giorgio Strehler, il Piccolo Teatro, oggi dedicato proprio all’uomo di Martinafranca. A Milano i meridionali di buona volontà si esaltano, entrando con essa in un rapporto di complementarità, come l’onda e i corpuscoli. Se a Milano ci fosse stata più Lega e meno Meridione, oggi sarebbe il fanalino di coda delle metropoli.

Proprio quella Milano, forse caso unico al mondo di metropoli con un cuore, una città che malgrado la crescita vertiginosa che l’accompagna da qualche anno, non dimentica la propria dimensione solidale, rinforzata ed elevata di tono durante gli anni del Cardinale Carlo Maria Martini.

Se volete conoscere davvero la storia di Milano, condensata in un atto d’amore, dovete rivolgervi a un libriccino di Carlo Castellaneta, milanese di padre pugliese.
Solo chi possiede questa doppia origine, può descrivere le meraviglie insite nel percorso millenario del capoluogo meneghino.

Milano è un condensato dell’Italia intera, il luogo dove gli ingredienti si sono mischiati meglio, pure con i limiti e che il mischiarsi implica, anche qui quella malavita che imperversa in Calabria e nell’intero Meridione, pone problemi non piccoli, per questo è grave che il terremoto giudiziario di cui stiamo ragionando, possa venire rimosso con tanta rapidità, come se si fosse trattato di uno sternuto. Tenere desta l’attenzione, anche in omaggio a chi rischia davvero la vita per contrastare la potente malavita calabrese, è nell’interesse dell’intero Nord, perché ogni radice estirpata al Sud è una possibile pianta in meno che si sviluppa nella prospera Italia settentrionale.

Quello che sono riusciti a fare la magistratura e le forze dell’ordine nei giorni scorsi in Calabria è un regalo immenso all’intero Paese. Proviamo almeno a scartarlo, è necessario capire cosa contiene la scatola, e valorizzarlo.

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