giovedì, Luglio 18

Canada – Cina: il fulmine commerciale colpisce Trudeau Pechino blocca le importazioni da Ottawa: Trudeau teme le elezioni di ottobre, mentre Xi Jinping pensa alla prossima mossa

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Justin Trudeau e Xi Jinping si guardano in cagnesco da tempo. Da una parte un leader progressista che cerca di mantenere il consenso in vista delle elezioni di ottobre, dall’altra un leader che non teme elezioni, ma vive in allerta massima per non perdere la guerra commerciale con l’inquilino della Casa Bianca, Donald Trump.

Nel 2017, il Canada aveva maturato un disavanzo commerciale (a favore della Cina) di circa $36 miliardi: il Primo Ministro, Justin Trudeau, aveva quindi virato verso un aumento delle esportazioni di prodotti agroalimentari con direzione Pechino. La risposta cinese era stata positiva: il premier Li Keqiang (secondo solo al Presidente cinese) si era detto disponibile alla discussione di un accordo di libero mercato con Ottawa.

Tutto sembrava andare per il meglio, ma la Storia colpisce quando meno ce lo si aspetta. Mentre i negoziati tra Canada e Cina andavano avanti a singhiozzi (per questioni legate a diritti umani e ostacoli commerciali), il fulmine a ciel sereno ha colpito in fronte Trudeau (anche se l’elezione di Trump aveva già fatto presagire una tempesta in arrivo).

L’arresto di Meng Wanzhou, Direttrice finanziaria di Huawei, nel dicembre 2018, è stato il casus belli diplomatico (e poi commerciale). L’estradizione richiesta da una Corte newyorkese (per non aver rispettato l’embargo economico con Teheran) è stata rispettata dall’ordinanza canadese: Meng è stata arrestata all’aeroporto di Vancouver. Pechino non ha poi perso tempo e ha fatto subito sapere che ci sarebbero state «gravi conseguenze».

Il 18 dicembre vengono bloccati i negoziati commerciali sino-canadesi. A gennaio 2019, due cittadini canadesi, Micheal Kovrig e Micheal Spavor, vengono arrestati in Cina senza essere informati delle accuse a loro carico, mentre un terzo viene condannato a morte. Ottawa, intanto, denuncia l’arresto di 13 suoi cittadini in territorio cinese: la situazione scappa di mano.

In un’intervista eslcusiva a The Star, di dicembre 2018, Fraser Johnson, professore alla Western University di Ivey, confessa di non riuscire a immaginare tensioni diplomatiche e commerciali tra Ottawa e Pechino perché tra i due «c’è troppo in ballo. Non credo che nessuno dei due Paesi abbia intenzione di rovinare la relazione bilaterale».

Eppure, a distanza di mesi, il danno economico sul Canada è alquanto percettibile. La Cina si sta avvicinando all’azzeramento delle importazioni di prodotti canadesi. Questo processo regressivo si è protratto con accuse pesanti da parte delle autorità cinesi: infatti, a più riprese, hanno riferito che molti prodotti alimentari provenienti da Ottawa sono infestati da parassiti.

In un articolo di MacLean’s leggiamo che il deterioramento delle relazioni commerciali con Pechino «non causerebbe una caduta irrefrenabile dell’economia canadese», ma «darebbe, sicuramente, una lezione al Canada su quanto essa sia dipendente dal suo secondo partner commerciale, la Cina». E conclude riportando un dato importante: gli scambi tra i due Paesi toccano i $100 miliardi all’anno.

Alla fine di giugno, tre settimane fa, Pechino ha annunciato ufficialmente la sospensione di tutte le importazioni di carne canadese in Cina: le autorità cinesi denunciano la presenza di false certificazioni di qualità dei prodotti. E mentre nella Casa Bianca tuonano prese di posizione e nuove ritorsioni tariffarie, il fulmine commerciale di Pechino ha preso in piena fronte l’economia canadese – che sicuramente non è in ginocchio, ma che ha già dato dei segni di cedimento in alcuni settori specifici. 

È il caso, ad esempio, dei coltivatori canadesi di colza. Il Governo cinese ha deciso di bloccare le importazione di olio di colza: la Cina è da anni il maggiore importatore di colza canadese, importando circa il 40% di quella prodotta nazionalmente. La produzione di colza rappresenta il grosso dell’agricoltura di Ottawa: il Canada è il primo produttore ed esportatore nel mondo, con un rientro economico annuale di $26 miliardi.

La coltivazione di colza dà lavoro a 249 mila canadesi per un valore salariale di $12,5 miliardi, stando ai dati del Canadian Agri-Food Trade Alliance. Nel frattempo, i coltivatori canadesi, nel 2018, hanno piantato 607 mila ettari in meno di colza: l’economia reale canadese avverte già le contro-mosse di Pechino.

La Cina ha scoperto il tallone d’Achille del Canada: l’agricoltura, la produzione di colza e di carne di maiale. Il Governo Trudeau, però, non si è dato per vinto. Ad inizio maggio è partita un’azione di aiuti finanziari a favore deli agricoltori di colza colpiti dal blocco cinese.

Il piano finanziario è stato lanciato dal Ministro dell’Agricoltura, Marie-Claude Bibeau, che ha portato gli aiuti esistenti all’agricoltura da $400 mila a quasi il doppio (745 mila dollari canadesi). Inoltre, i coltivatori di colza potranno usufruire di prestiti senza interesse: la cifra iniziale di $100 mila è stata alzata fino ad un massimo di $500 mila.

Intanto, il Ministro dei Commerci, Jim Carr, si sta muovendo per convincere i mercati giapponesi e sudcoreani ad accogliere le esportazioni canadesi di colza – in quello che, ormai, è un tentativo disperato di contenere i danni.

I conservatori canadesi, intanto, calcano la mano su questa tensione commerciale, in vista delle elezioni parlamentari del 21 ottobre prossimo. Il sorpasso dei conservatori sui liberali di Trudeau (nei sondaggi) è anche legato agli scandali che hanno colpito il Primo Ministro – ma questa paralisi commerciale rischia di essere il colpo di grazia per il Governo in carica.

C’è però da rispettare l’azione del Governo canadese che agisce tra interno ed esterno pur trovandosi in un fuoco incrociato a tre come quelli dei film di Quentin Tarantino: la Cina punta una pistola verso il Canada (per aver fatto arrestare Meng Wanzhou) e una verso gli Stati Uniti (per aver imposto dazi condannati anche dal WTO), mentre Stati Uniti e Canada chiudono il ‘triangolo’ tenendosi di mira a vicenda. Donald Trump ha fatto saltare gli accordi commerciali con Canada e Messico, mentre continua nella sua politica protezionistica ai danni del commercio con Pechino.

Questa impasse mondiale non sembra avere vincitori. E di certo il Canada non potrà mai ritenersi vincitore in uno scenario internazionale in cui vengono messi in discussione i pilastri del libero commercio e della libera circolazione – almeno, non in un Paese così amante del ‘politically correct’.

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