domenica, Aprile 5

Burundi: vincere le elezioni massacrando l’opposizione hutu Pierre Nkurunziza contrasta il nuovo partito hutu, il Consiglio Nazionale per la Libertà (CNL) di Agathon Rwasa, attraverso rastrellamenti di massa, uccisioni, e falsi attacchi bellici, ma in Europa ci sono lobby politico-religiose che lo dofendono

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Dopo la nomina di Evariste Ndayishimiye acandidato alle presidenziali del prossimo maggio, il regime del CNDD-FDD deve risolvere treproblematiche che potrebbero compromettere la tenuta del potere.
Primo: la grave crisi interna al CNDD-FDD, che vede Ndayishimiye appoggiato dai generali hutu dell’Esercito contrapporsi al dittatore Pierre Nkurunziza, costretto a rinunciare al quarto mandato presidenziale ma intenzionato a mantenere il controllo sul Paese tramite la nomina di Guida Suprema del Patriottismo con poteri più ampi di quelli del futuro Presidente. La giustificazione politica del mantenimento del potere a tutti i costi tramite una revisione storica del ciclo di violenze etniche, iniziate nel 1972, che hanno sconvolto il Burundi, e sono alla radice del ‘Male Burundese’ che ha provocato la crisi politica nel 2015 lontana da essere risolta.

Secondo: convincere l’Unione Europea e gli Stati Uniti a riattivare gli aiuti economici e togliere le sanzioni, al fine di rilanciare l’economia che è praticamente collassata. Tentativo attuato attraverso subdole manovre diplomatiche tese a convincere che Ndayishimiye sia un politico moderato e credibile. Manovra chiaramente propagandista, in quanto il ‘Petit Evariste’ è conosciuto come uno dei falchi tra i più estremisti e crudeli del HutuPower burundese. Queste manovre diplomatiche sono supportate, in gran segreto, da una nota lobby politica cattolica europea.

Terzo, contrastare il nuovo partito hutu, fondato nel febbraio 2019, il Consiglio Nazionale per la Libertà (CNL) di Agathon Rwasa. L’ex signore della guerra, leader della seconda guerriglia hutu durante la guerra civile (1993 – 2004), all’età di 56 anni è stato nominato candidato alle presidenziali durante la convention di partito tenutasi domenica 16 febbraio. Subito dopo ha pagato 30 milioni di franchi burundesi richiesti dalla CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente) per la registrazione alle Presidenziali. Rwasa è stato l’unico candidato a pagare tale somma. Nessun altro lo ha fatto, compreso il candidato del regime.

Il CNL rappresenta un pericolo maggiore rispetto alla opposizione armata dell’Esercito Repubblicano del Burundi (composto dai gruppi RED Tabara e FOREBU). Seppur il FOREBU sia prevalentemente composto da soldati hutu (a differenza del RED Tabara), e guidato da due generali hutu autori del fallito colpo di Stato del maggio 2015 Godefroid Niyombare e Jérémie Ntiranyibagira, l’opposizione armata è facilmente raffigurabile come un pericolo esterno a causa degli appoggi dei quali gode dal Congo e Rwanda. Al contrario, il CNL è un partito hutu che non ha dato mai segni di appoggiare la ribellione armata.

In meno di un anno il CNL ha eroso la base elettorale del CNDD-FDD, conquistando i cuori delle masse contadine hutu, stanche della povertà inflitta dal regime e delle violenze perpetuate senza ritegno dalla milizia genocidaria Imbonerakure. La presenza dei terroristi ruandesi FDLR in Burundi, alleati del regime e del dittatore Nkurunziza, è un altro fattore che ha provocato l’allontanamento degli hutu dal CNDD-FDD. I miliziani FDLR sono considerati stranieri, e nessuno vede ormai il motivo di continuare questa ingombrante alleanza politico-militare, sopratutto quando il vicino Congo ha iniziato da un anno una intensa campagna bellica che ha indebolito questo gruppo terroristico nelle province est del Congo. Anche gran parte dei tutsi rimasti nel Paese stanno sostenendo il CNL nella speranza che Rwasa possa voltare pagina nonostante il suo passato di Signore della Guerra ed estremista hutu. Molti tutsi si sono iscritti al partito e vari hanno assunto posizioni dirigenziali, in quanto convinti che il CNL rappresenti l’ultima possibilità politica e pacifica di reinstallare la democrazia, lo stato di diritto, il rispetto dei diritti umani, la riconciliazione etnica e il rilancio dell’economia.

Fin dal marzo 2019 il regime ha tentato di soffocare nel sangue l’ascesa politica del CNL. Si stima che 800 militanti e 42 quadri di partito siano stati barbaramente trucidati durante questi 11 mesi. Prima della convention del CNL del 16 febbraio, il regime aveva addirittura minacciato di morte Rwasa, nel tentativo di convincerlo a non presentare la sua candidatura.

Lunedì 17 febbraio il regime aveva iniziato a far circolare false notizie di una improbabile alleanza tra Rwasa e Nkurunziza. La fake news suggeriva che il leader del CNL si fosse alleato al dittatore per impedire le elezioni presidenziali, dichiarando uno stato di emergenza e partecipando ad un fantomatico Governo di unità nazionale, che impedisse al ‘Petit Evariste’ di diventare Presidente. False notizie messe in circolazione non hanno avuto l’effetto desiderato. Le masse popolari hanno aumentato il sostegno e la fiducia nei confronti di Rwasa. Il piano di screditarlo è fallito miserabilmente sul nascere.

Occorreva quindi aumentare la dose. Nella notte del mercoledì 19 febbraio si sono registrati dei violenti combattimenti nella provincia di Bujumbura Rural presso le località di Kirombwe e Muyira. Qualche centinaio di uomini armati hanno attaccato le postazioni militari e della polizia ingaggiando violenti scontri che sono durati qualche ora. Il bilancio delle vittime tra i campi avversi non è stato reso noto. Gli assalitori inneggiavano a Rwasa e urlavano di essere l’ala armata del CNL. Secondo gli osservatori regionali, l’attacco è stato perpetuato da reparti della milizia Imbonerakure e dei terroristi ruandesi delle FDLR con l’intento di colpevolizzare il temuto oppositore politico e impedirgli di partecipare alle elezioni.
La conferma della fondatezza di tutto ciò ci viene dalla popolazione e dalla valanga di arresti avvenuta immediatamente dopo i fatti bellici di mercoledì sera. «Dopo il simulacro dell’attacco di mercoledì il regime ha avviato una valanga di arresti dei responsabili locali del partito CNL», hadenunciato Therence Manirambona, portavoce di Rwasa, al quotidiano ‘Jeune Afrique’.
Nelle prime ore del 20 febbraio, 23 quadri politici del CNL sono stati arrestati dalla polizia e dalle Imbonerakure. Gli arresti sono stati confermati dalla polizia burundese.
«Sono arresti preventivi per far luce sull’attacco perpetuato dal CNL presso Kirombwe e Muyira», recita il comunicato ufficiale. Gli arresti di massa stanno tutt’ora continuando, assieme a vere e proprie esecuzioni extra giudiziarie come è avvenuto ai danni di Felix Nkikuriyo, responsabile CNL di Bujumbura Rural, trucidato dalle Imbonerakure il 21 febbraio. Secondo la versione ufficiale Nkikuriyo sarebbe morto di malattia dopo l’arresto.

Il bilancio dei primi tre giorni della caccia ai militanti del CNL è drammatico, quanto significativo. «Fino ad ora sono stati uccisi 6 quadri di partito. Altri sono stati rapiti e torturati. 200 militanti arrestati e altri 100 percossi brutalmente al fine di terrorizzarli ed impedire l’organizzazione della campagna elettorale»,denuncia Therence Manirambona. Dati confermati dalla società civile e dalla popolazione delle aree colpite dai rastrellamenti.


Le violenze preelettorali rivolte contro l’unico candidato credibile dell’opposizione stanno ad indicare la volontà del regime di riportate la vittoria a tutti i costi. Contraddicono, inoltre, la propaganda che si sta attuando presso le Ambasciate burundesi in Europa (compresa l’Ambasciata del Burundi a Roma) che, sotto la regia della lobby politica cattolica europea, tende a far credere ad un processo di democratizzazione del CNDD-FDD, tramite la rinuncia alla Presidenza di Nkurunziza e alla candidatura del “’moderato’ Evariste Ndayishimiye.

Il periodo elettorale risulta già pieno di incognite e la popolazione vive nel terrore. Oltre a queste brutali repressioni dell’opposizione, la situazione è aggravata dalla guerra intestina tra Nkurunziza ed Evariste e dall’incognita rappresentata dall’opposizione armata burundese che occupa varie zone dal nord del Paese.
Dopo la
sconfitta miltiare subita all’est del Congo, i reparti lealisti dell’Esercito burundese, le Imbonerakure e i terroristi ruandesi FDLR, stanno creando delle linee di fronte in prossimità di Bujumbura, frontiera con il Congo e al nord del Paese. Una settimana fa, a Kibenga e Butavuka, provincia di Bubanza, (teatro di violenti scontri tra RED Tabara e lealisti del regime lo scorso ottobre) la brigata Muzinda ha creato una linea di fronte per prevenire offensive del RED Tabara e FOREBU, facendo sloggiare 200 famiglie che si sono ritrovate improvvisamente senza case. Le loro abitazioni e proprietà sono state selvaggiamente saccheggiate dai miliziani Imbonerakure. Secondo testimoni oculari qualche decina di abitanti che hanno posto resistenza sono stati abbattuti e i loro cadaveri gettati nel fiume.

Non si hanno notizie dei piani dell’opposizione armata. Secondo alcune fonti diplomatiche, la ribellione sostenuta dai Presidenti Felix Tshisekedi e Paul Kagame, sarebbe in stand-by in attesa degli accordi con il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni. Accordi che stanno progredendo con l’obiettivo di terminare la guerra fredda tra Uganda e Rwanda e il sostegno di Kampala al regime burundese.
La minaccia di offensiva dei ribelli, le divisioni interne al CNDD-FDD, la paura dell’opposizione del CNL e di Rwasa che ha scatenato una violenta repressione, sono tutti segnali di estrema debolezza del regime che, a dispetto di ogni logica continua a sopravvivere anche se le casse dello Stato sono vuote.

Altri segnali che il potere sta lentamente sgretolandosi sono giunti proprio in questi ultimi giorni. Segnali impensabili fino a qualche mese fa. Tra questi timidi segnali, l’intervista al ex Presidente Domitien Ndayiseye, pubblicata sul quotidiano ‘Iwacu’, nonostante sia sotto stretto controllo del regime, con 4 giornalisti condannati per alto tradimento per aver riportato le notizie degli scontri tra RED Tabara e lealisti dello scorso ottobre. La settimana scorsa un parlamentare dell’Assemblea Nazionale ha avuto il coraggio di opporsi apertamente alla votazione per nominare Piere Nkurunziza Guida Suprema del Patriottismo. «In Burundi si commettono omicidi ogni giorno. La gente è gettata nei fiumi, altri sotterrati vivi, altri mutilati dal regime e voi volete nominare Nkurunziza guida suprema del patriottismo? Cosa è questa iniziativa? Una ricompensa alle violenze e alla promozione dell’odio razziale?» Queste parole hanno agghiacciato l’Assemblea Nazionale ma ilparlamentare non è stato arrestato. Solo due mesi fa sarebbe stato giustiziato all’uscita del Parlamento.
Possiamo supporre che il regime è in estrema difficoltà? I sostenitori del CNDD-FDD tra imprenditori e uomini ‘di fede’ europei sostengono il contrario, fiduciosi che la dittatura HutuPower sia pressoché eterna…

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