lunedì, Gennaio 27

Burundi: verso le elezioni in un clima paradossale Ecco cosa c’e dietro l’annuncio di non candidatura di Pierre Nkurunziza

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La crisi politica e sociale in Burundi, iniziata nell’aprile 2015, sembra entrata nel suo ciclo finale. Due gli scenari possibili: la vittoria dell’Esercito Repubblicano del Burundi (composto dalle bande di guerriglieri RED Tabara e FOREBU); la tenuta del Regime. Questa ultima eventualità si ramifica in tre diverse strade. La prima vede l’acquisizione del quarto mandato presidenziale da parte del dittatore Pierre Nkurunziza. La seconda  vede la rinuncia di Nkurunziza alla Presidenza e la nomina di un suo delfino per succedergli. La terza, la dichiarazione ufficiale dello stato di emergenza, rinvio delle elezioni e formazione di un governo di unità nazionale con una falsa opposizione debitamente addomesticata e asservita.

Verso la metà dello scorso dicembre Nkurunziza aveva annunciato la sua volontà di non presentare la candidatura alle elezioni presidenziali di cui la Commissione Elettorale ha già fissato la data: mercoledì 20 maggio 2020. Alle presidenziali sono state associate nello stesso giorno le elezioni legislative e comunali probabilmente per mancanza di mezzi finanziari sufficienti a sostenere due tornate di voto. Le legislative e comunali erano originalmente previste per il giugno 2020.

L’annuncio di Nkurunziza, fatto durante una riunione celebrativa della polizia nazionale, non era stato preso in seria considerazione dalla maggioranza degli osservatori regionali e rappresentanze diplomatiche straniere presenti nel Paese. La volontà di non accedere al quarto mandato è stata ribadita nel messaggio presidenziale di Natale trasmesso il 23 dicembre  dalla nuova capitale Gitega. «Questo festa è l’ultima come Presidente. Il prossimo Natale non sarò io a farvi gli auguri ma un nuovo Capo di Stato» ha dichiarato il dittatore.

A soli due mesi dall’appuntamento elettorale Nkurunziza ribadisce la promessa di abbandonare volontariamente la Presidenza fatta nel luglio 2018. Una contraddizione vera e propria se si pensa quali terribili azioni questo individuo ha commesso per mantenere il potere contro la volontà popolare in questi ultimi 4 anni: sanguinaria repressione delle manifestazioni: massacri; fosse comuni; esecuzioni extra giudiziarie di oppositori e membri della società  civile; continue tensioni con il vicino Rwanda. Tentativi di genocidio: il primo nel novembre 2015 (Kora Kora), il secondo nel novembre 2019 (Operazione Ibipinga).

Il preannunciato abbandono è genuino ? Quali le ragioni? Si potrebbe ipotizzare che Nkurunziza abbia deciso di abbandonare il potere in quanto ormai isolato, allo stremo, con un esercito che non controlla più e la seria minaccia di un’offensiva militare del RED Tabara e FOREBU supportata da potenze regionali quali la Repubblica Democratica del Congo e il Rwanda. Se così fosse con chi ha negoziato l’uscita ? Da chi ha ricevuto le necessarie garanzie di immunità per i crimini commessi durante i suoi 14 anni di regno del terrore ? Chi è il delfino destinato a sostituirlo ? Quale futuro per il suo partito CNDD-FDD, le milizie genocidarie Imbonerakure e i terroristi ruandesi FDLR, suoi alleati, presenti ormai in massa nel Burundi ?

Tutte queste domande restano senza risposta. Nessun accordo o compromesso è stato fatto con l’opposizione, la società civile e le forze della ribellione ben installate nel nord del Paese. Nessun delfino è stato nominato come candidato del CNDD-FDD. Dinnanzi a queste incongruità è doveroso chiedersi cosa si nasconde dietro la sua dichiarazione ufficiale.

«Non intravvedo alcuna ragione che possa spingere Nkurunziza ad abbandonare la Presidenza e il potere senza garanzie per la salvaguardia della sua persona, della sua famiglia e dei suoi innumerevoli interessi finanziari. Perché dovrebbe nominare un successore dopo aver selvaggiamente lottato per mantenere il potere contro la volontà popolare, regalandogli la possibilità di rimanere Presidente a vita, dopo aver modificato il numero di mandati previsti dalla Costituzione con il referendum del maggio 2018 ? Per quali ragioni Nkurunziza sarebbe disposto a correre il rischio di subire lo stesso tradimento subito da altri dittatori africani che hanno abdicato nominando un loro delfino che gli si è rivoltato contro : Joseph Kabila in Congo, Mohamed Ould Abdel Azizin Mauritania, Jose Eduardo dos Santos in Angola, Ian Khama in Botswana? » si interroga un professore universitario burundese in anonimato.

La maggioranza degli osservatori regionali e molte rappresentanze diplomatiche straniere sono propense a credere che l’annuncio fatto il 23 dicembre sia parte di una studiata anche se incomprensibile strategia di potere, quindi da considerare non veritiero. Dichiarando di volersi ritirare Nkurunziza ha spiazzato sia la Comunità Internazionale che l’opposizione burundese. La crisi, creata dal dittatore, finirebbe con il suo ritiro dalla scena politica nazionale… L’annuncio però risulta contraddittorio rispetto a quanto stato stabilito in una riunione segreta del CNDD-FDD svoltasi tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre dello scorso anno, dove Pierre Nkurunziza è stato nominato candidato del partito per le Presidenziali del 2020.

E’ realmente difficile comprendere la strategia ideata dal dittatore. Si intuisce che il buon proposito sbandierato non è veritiero ma non si conoscono le reali intenzioni. L’annuncio ha creato una situazione paradossale. Il CNDD-FDD ha iniziato in largo anticipo la campagna elettorale senza però rendere noto il nome del proprio candidato presidenziale. Una campagna elettorale al momento concentrata sul tentativo di convincere la popolazione a non manifestare o a ribellarsi durante il periodo pre e post elettorale.

«Stiamo entrando nel periodo elettorale. Il 2020 è un anno di elezioni. Il 20 maggio si terranno le elezioni presidenziali, dei deputati e dei consiglieri comunali. Quindi tre elezioni simultanee. Vorrei sottolineare la necessità alla buona coabitazione per garantire la sicurezza e la pace prima, durante e dopo le elezioni. Noi tutti dobbiamo coabitare in pace. Lo dico e lo ripeto che dobbiamo vivere insieme nonostante le nostre divergenze politiche. Dobbiamo bene coabitare come le persone di fede che ogni domenica si recano in chiesa e, ritornate a casa salutano il vicino nonostante abbracci una diversa religione. Questo senso civico deve essere emulato dai partiti politici. In Burundi abbiamo accettato un potere democratico. Quindi non possiamo odiare il nostro vicino perché appartiene ad un partito avverso al nostro. » dichiara Pascal Nyabenda, Presidente della Assemblea Nazionale (l’equivalente del Parlamento italiano) sabato scorso durante un comizio tenutosi nella località rurale di Nyanga.

«Stiamo organizzando nelle diverse province del nostro Paese degli atelier di sensibilizzazione sulla tolleranza politica. Atelier rivolti alla fascia più vulnerabile della nostra società : i giovani che spesso sono vittime di strumentalizzazioni » afferma domenica scorsa Augustin Ninubona, Presidente del FDPPPB – Forum di Dialogo Permanente dei Partiti Politici del Burundi, organizzazione controllata dal regime.

Questi discorsi risultano del tutto paradossali visto che dal maggio 2019 è iniziato una lunga stagione di omicidi politici attuata dal CNDD-FDD e dai terroristi ruandesi FDLR utilizzando le milizie genocidarie Imbonerakure. Una vera e propria caccia di sterminio dei militanti e quadri del secondo partito hutu (in opposizione) guidato dal vice portavoce dell’Assemblea Nazionale ed ex Signore della Guerra, Agathon Rwasa : il Congesso Nazionale per la Libertá – CNL L’ultimo fatto di sangue è avvenuto nella zona di Kirundo lo scorso 6 gennaio, quando le Imbonerakure su ordine del CNDD-FDD hanno tentato di uccidere a colpi di machete il rappresentante locale del CNL,  Julien Bakanibona riuscendo solo a ferirlo. L’aggressione è avvenuta poco distante dalla sua residenza. Due giorni prima le Imbonerakure hanno proceduto ad arresti di massa di militanti del CNL presso la località di Nyanza-lac.

L’associazione in difesa dei diritti umani ACAT Burundi, di cui la maggioranza dei membri sono stati costretti  all’esilio fin dal 2016, ha pubblicato un  rapporto sulle violazioni dei diritti umani e violenze commesse dal regime nel dicembre 2019. « Come abbiamo segnalato nei precedenti rapporti, il Burundi resta teatro di gravi violazioni dei diritti umani. Anche in dicembre sono stati ritrovati nei fiumi decine di corpi senza vita. Le esecuzioni extra-giudiziarie vengono commesse dal polizia e Imbonerakure con la totale complicità delle autorità amministrative locali. Le minacce rivolte agli osservatori dei seggi indipendenti dal regime fanno presagire la natura violenta e antidemocratica delle prossime elezioni »  affermano i responsabili (in esilio) dell’Associazione ACAT – Burundi.

Mentre il regime intensifica la propaganda per convincere la popolazione a non ribellarsi senza però dichiarare il proprio candidato alle elezioni, non si registra nessun miglioramento nella libertà di stampa ed espressione. I giornalisti del settimanale di informazione IWACU arrestati durante la battaglia di Bubanza (22 ottobre 2019) sono tutt’ora in carcere accusati di alto tradimento. Agnès Ndirubusa, Christine Kamikazi, Egide Harerimana, Terence Mpozenzi, e il loro autista Adolphe Dolufu rischiano 15 anni di reclusione per aver riportato i primi combattimenti tra le forze lealiste dell’esercito e i ribelli provenienti dal Congo e dal Rwanda. Con il rafforzamento della repressione dei media indipendenti quali garanzie di corretta ed equa campagna elettorale possono essere offerte ai partiti di opposizione ?

La situazione paradossale in Burundi non è solo caratterizzata da un regime in bancarotta, militarmente minacciato da potenze vicine che fa finta di niente e parla di pace e elezioni democratiche, creando un alone di mistero attorno a Nkurunziza e al eventuale candidato alternativo. Anche l’Esercito Repubblicano del Burundi ha di fatto sospeso le operazioni militari tese a liberare il Paese. Pur giungendo notizie di continui rinforzi provenienti dal Congo, le unità del RED Tabara e FOREBU non si muovono di un millimetro dalle posizioni acquisite presso la foresta della Kibira e nelle province di Bubanza e Kayanza, nonostante l’avviso della offensiva finale lanciato il 02 dicembre 2019. Anche l’offensiva dei reparti di esercito e polizia rimasti leali a Nkurunziza non si è mai materializzata. La guerra di liberazione sembra essersi trasformata in una guerra di posizione dove i due schieramenti avversi non osano iniziare lo scontro bellico decisivo.

Alcuni osservatori regionali sospettano che l’inattività dell’Esercito Repubblicano del Burundi sia dovuta ad un ordine di stand-by ricevuto dai loro padrini (i Presidenti Etienne Tsishekedi – Congo e Paul Kagame – Rwanda), intenti a convincere il presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni ad abbandonare il sostegno al dittatore burundese e al gruppo terroristico ruandese FDLR per allinearsi al nuovo corso politico ed economico di integrazione regionale dopo aver eliminato gli ultimi residui delle forze negative in Congo e Burundi.  

Nel bel mezzo dei questa situazione paradossale Nkurunziza ha dichiarato sei giorni di preghiere nazionali obbligatorie tese a chiedere a Dio di trovare le soluzioni più appropriate per risolvere la crisi che attanaglia il Paese. I sei giorni di preghiera sono stati preceduti da una performance pubblica di balli della coppia presidenziale : Pierre e Denise Nkurunziza. Uno spettacolo che risulterebbe grottesco se a ballare non fossero due criminali che hanno trucidato migliaia dei propri cittadini e distrutto una intera Nazione solo per rimanere al potere.

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