giovedì, Luglio 18

Burundi: una misteriosa visita di Tshisekedi a Nkurunziza L’incontro rientrerebbe nella strategia di integrazione regionale ideata e promossa da Kabila e Tshisekedi, il quale avrebbe informato Nkurunziza della sua determinazione a distruggere tutti i gruppi armati presenti nell’est del Congo e chiesto di liberarsi delle FDLR

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Bujumbura, Venerdì 14 giugno 2019. «Nell’ambito della Politica Estera e della diplomazia regionale dei Barundi, Sua Eccellenza NKURUNZIZA Pierre, il più popolare Presidente africano del Burundi, ha ricevuto in visita di lavoro, il suo omologo Sua Eccellenza Tshisekedi Tshilombo Félix, Presidente della Repubblica Democratica del Congo, giunto come esige la grande tradizione Bantu, per presentarsi nella veste del nuovo Capo di Stato del Paese vicino e anche per discutere sulla riattivazione della Cooperazione bilaterale tra il Burundi e la Repubblica Democratica del Congo»

Questo è il comunicato emesso dalla agenzia stampa ‘Burundi AGNews sotto controllo del regime burundese e chiaramente HutuPower (la dominazione razziale Hutu nella regione dei Grandi Laghi). L’articolo continua con dei semplici deliri e falsità storiche tese ad evidenziare i profondi legami tra i due Paesi confinanti. Per lo scopo si espone una fantasiosa ricostruzione del passato dove si parla di un grame regno hutu del Burundi: INGOMA Y’UBURUNDI (mai esistito) e della sua alleanza etnica con il regno del Kongo. Un’alleanza che dura dal 13simo secolo.

L’agenzia si è fatta prendere troppo la mano dalla propaganda nel riportare la visita del Presidente Tshisekedi, scivolando nel ridicolo causa le palesi e grottesche inesattezze storiche. Si parla di un solo popolo tra i Barundi Hutu e le etnie congolesi di Bahanza, Bajiji, Bashibi, Bega, Bashi, Babembe, Baluna, Bakongo e Muluba (etnia a cui appartiene il Presidente della Repubblica Tshisekedi). Evidentemente, nell’intenzione di eccellere nella propaganda per compiacere il Prete Re, l’agenzia ha riscritto in due righe la storia di quasi mille anni. Il regno del Kongo non è un regno esclusivamente congolese, come la parola potrebbe far pensare, bensì un regno che si estendeva dal Nord dell’Angola alla inclave di Cabida, ai due Congo (Kinshasa e Brazzaville) e una parte del Gabon. Secondo la mitologia la principessa Nzinga, figlia del re Nkuwu e sposa dell’erede al trono Nimi, sarebbe l’antenato primordiale di tutti i bantu e degli hutu e in special modo dei Bakongo.

In realtà, le relazioni tra il regno Kongo e il Urundi (Burundi e Rwanda) erano limitate agli scambi commerciali di avorio, rame e oro e caratterizzati da vari conflitti territoriali. All’epoca non esisteva alcun regno Hutu, ma dei regni burundesi e ruandesi sotto controllo tutsi che periodicamente invadevano e occupavano le terre all’est del Congo per assicurarsi uno spazio vitale per una popolazione, già all’epoca, troppo numerosa per i due piccoli Paesi del Centrafrica. Lo spazio vitale serviva per evitare conflitti inter-etnici tra hutu e tutsi.
Il regno Kongo finì con la Conferenze di Berlino del 1885. Fu smembrato in tre parti tra il Belgio di Re Leopoldo II, la Francia e il Portogallo.

I deliranti riferimenti ad antichi quanto immaginari regni fatti dalla agenzia stampa burundese servono a creare miti in previsione di trasformare la Repubblica del Burundi in una Monarchia Hutu ereditaria. In ogni articolo di qualsiasi natura e argomento pubblicato su ‘Burundi AGNews’ si inserisce forzatamente riferimenti del grande Regno Barundi Hutu.

Ma non sono i deliri storici del regime di Nkurunziza e dei suoi lacchè, talmente folli che possono essere paragonati solo al mito teutonico di razza superiore, inventato dal capo delle Reichsführer-SS: Heinrich Luitpold Himmler, ad attirare il nostro interesse, bensì i motivi della visita ufficiale del Presidente della Repubblica in Burundi.
Una visita evidentemente sotto tono, in quanto la popolazione di Bujumbura non ha visto sfilare nessun corteo presidenziale nè all’aeroporto internazionale è stata organizzata una cerimonia di accoglienza come da normale protocollo. E’ come se Thisekedi  fosse entrato in Burundi dalla porta di servizio.

La visita del Presidente Félix Tshisekedi è durata 4 ore, prevalentemente concentrate su colloqui a porte chiuse con il dittatore burundese Pierre Nkurunziza. Una visita fatta dopo l’incontro del Presidente della Repubblica con i suoi omologhi ruandese Paul Kagame e tanzaniano John Joseph Magufuli e rientrerebbe nella strategia di integrazione regionale ideata e promossa dalla strana coppia Rais – Fatshi (Joseph Kabila  – Tshisekedi). Fatshi è il soprannome del Presidente della Repubblica, una abbreviazione del suo lungo nome, Felix Antoine Tshilombo – Tshisekedi.

Per la sua posizione geografica il Burundi è il puzzle mancante per completare il quadro. Con gli adeguati investimenti sulle infrastrutture necessarie (molte di esse già esistenti anche se vetuste e necessarie di rinnovamenti), a meno di 30 km dalla produzione di oro, coltan, e altri minerali preziosi del Sud Kivu, si trova una capitale africana che potrebbe svolgere le funzioni di centro di raccolta e raffineria di oro, borsa valori regionale dei minerali e hub finanziario.

A questo proposito da almeno 15 anni i grossi gruppi bancari africani ed occidentali tengono d’occhio il Burundi per installare le loro filiali. Operazione non ancora avvenuta causa la situazione di instabilità del Paese. Se a questo aggiungiamo che gli scambi commerciali tra est del Congo con Kenya e Tanzania sarebbero facilitati se si passasse dal Burundi con adeguate infrastrutture stradali, ferroviarie e fluviali e la presenza in Burundi di  grossi giacimenti di terre rare, si comprende facilmente tutta l’attenzione posta da volpe Rais – Fatshi su questo piccolo Paese governato da un pazzo dittatore per troppi aspetti simile a Jean-Bédel Bokassa o Idi Amin Dada.

Scarne le informazioni sul colloquio tra i due presidenti. Si sa solo che il dittatore burundese si sarebbe lamentato del Rwanda, da lui considerato paese nemico e principale fattore di destabilizzazione regionale, chiedendo che il supporto congolese fino da ora dato al regime HutuPower di Bujumbura continui. Nkuurnziza avrebbe esternato tutta la sua contrarietà alla alleanza Kinshasa – Kigali.

«Kagame è dappertutto. Lo accogliete come un eroe e la gente lo applaude nelle strade di Kinshasa. Vostra moglie passa i weekend a Kigali con la First Lady ruandese. Questa amicizia è insana, perché conoscete quanto possono essere pericolosi i tutsi. Un serpente, anche se addomesticato, prima o poi morde per uccidere  con il suo veleno»,  queste sarebbero le parole di Nkurunziza rivolte al Presidente della Repubblica, secondo quanto indicato a ‘Radio France International’ (RFI) da un fonte vicino alla Presidenza burundese a testimonianza del malcontento che regna nel CNDD-FDD (partito al potere) nel constatare l’inaspettata amicizia tra Congo e Rwanda che ha coinvolto anche la cooperazione militare.  RFI ha ufficialmente confermato la visita del Capo di Stato congolese a Bujumbura.

Il Presidente congolese avrebbe toccato un argomento tabù anche per molte rappresentanze diplomatiche, media occidentali, Nazioni Unite e Unione Africana: le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda – FDLR. Tshisekedi avrebbe informato Nkurunziza della sua determinazione a distruggere tutti i gruppi armati presenti nell’est del Congo (oltre 140),  le FDLR rappresentano il gruppo più potente, meglio organizzato e più pericoloso per la pace e la stabilità regionali. Questa necessità diventa ora impellente, dopo che è stata confermata ufficialmente anche da agenzie internazionali di spionaggio e analisi politica estera, la penetrazione del terrorismo salafista del Daesh nel Nord Kivu.

Tshisekedi avrebbe chiesto a Nkurunziza di liberarsi delle FDLR, che controllano dal 2016 la vita politica, economica e le forze armate burundesi, trasformando di fatto il Burundi in uno Stato terrorista. Avrebbe, inoltre, richiesto di moderare i toni, abbandonare le follie del Regno Hutu, del Prete Re e della dinastia monarchica degli Nkurunziza.
Secondo la visione strategica di Tshisekedi una volta sbarazzatosi delle FDLR, Nkurunziza potrebbe continuare il suo dominio a condizione che abbandoni le ideologie razziali HutuPower e scelga un delfino (anche sua moglie) per la successione senza presentarsi nuovamente alle elezioni presidenziali che si dovrebbero svolgere nel 2021.
Questo scenario sarebbe già stato accettato da Rwanda, Tanzania e Uganda per porre fine alla crisi politica burundese che dura dal 2015. Tshisekedi avrebbe assicurato che la necessaria campagna militare contro le FDLR, che le forze armate burundesi dovrebbero compiere, sarebbe ampiamente supportata dall’intervento diretto delle truppe d’élite congolesi, la Guardia Presidenziale e non vi sarebbe alcun intervento da parte dell’Esercito ruandese e dei gruppi ribelli burundesi, attualmente stazionati nell’est del Congo  -FNL, FOREBU e RED Tabara.

La richiesta di sbarazzarsi delle FDLR è di difficile attuazione per Nkurunziza. Questo gruppo terrorista, responsabile del genocidio in Rwanda nel 1994, controlla di fatto il Burundi. Le stesse guardie presidenziali di Nkurunziza sarebbero sotto il controllo delle FDLR, che già detengono il controllo della milizia paramilitare HutuPower Imbonerakure (circa 30.000 iscritti).  Per essere ancora più chiari, lunedì 17 giugno il generale luogotenente Prime Niyongabo, capo dello Stato Maggiore delle Forze di Difesa Nazionale del Burundi – FDNB, ha annunciato il reclutamento di 2.433 giovani burundesi nell’Esercito. A darne notizia sempre ‘Burundi AGNews’, che pone l’accento sulla creazione di un esercito reale Ingoma Y’Uburundi in nome della grande passata tradizione guerriera degli Hutu, che in realtà storicamente sono sempre stati dei pacifici contadini durante i vari regni del Urundi…

Le nostre fonti rivelano che le nuove 2.433 reclute non sono burundesi, bensì miliziani congolesi e ruandesi delle FDLR. Dal dicembre 2018 al marzo 2019 numerose unità delle FDLR si sono spostate dal Congo al Burundi per preparare l’invasione del Rwanda. Le FDLR controllerebbero tutto lo Stato Maggiore dell’Esercito burundese, i servizi di sicurezza, la Polizia e la stessa guardia presidenziale in difesa del dittatore.
Visto che le FDLR sono legate con il regime CNDD-FDD da un patto di mercenariato, Nkurunziza sarebbe costretto a pagare una salata parcella mensile per il servizio, circa 1,5 milioni di dollari, costringendo a impegnare importanti risorse finanziarie necessarie per risollevare l’economia. Il pagamento di questo servizio sarebbe possibile grazie a scarni ma tattici finanziamenti a fondo perduto elargiti al regime da Russia e Cina, che intendono acquisire il monopolio delle terre rare in Burundi.     

L’arruolamento delle nuove reclute FDLR nell’Esercito burundese è stato preceduto dall’ultima epurazione di eventuali sacche di resistenza tusti burundese all’interno del Paese. La Polizia Nazionale del Burundi (PNB) la scorsa settimana ha disarmato tutti gli agenti delle compagnie di sicurezza privata e società di sorveglianza. Queste compagnie sono miste, ma si sospetta che i proprietari siano ex generali tutsi della seconda Amministrazione del Presidente Pierre Buyoya (1996-2003).  

Se la richiesta di sbarazzarsi delle FDLR è stata veramente sottoposta a Nkurunziza, questa risulta impossibile da accettare, in quanto al momento attuale è impensabile a livello militare di potersi sbarazzare facilmente di questi terroristi, che sono stimati circa sui 14.000 uomini solo in Burundi. Le FDLR hanno il controllo della difesa burundese e delle Imbonerakure. Sui 30.000 iscritti, circa la metà è stata armata e addestrata militarmente dalle FDLR, tra il 2014 e il 2018. Gli addestramenti furono scoperti da tre suore italiane residenti a Bujumbura con un tragico finale nel settembre 2014.

Le Imbonerakure addestrate e armate sono state utilizzate per combattere la ribellione burundese nel Sud Kivu, in Congo. Visto il controllo FDLR su Esercito e territorio burundese è impensabile un’operazione di pulizia interna. La distruzione delle FDLR dovrebbe avvenire tramite l’ingaggio di forze armate straniere. La guardia presidenziale congolese dispone dei mezzi e della preparazione per debellare le FDLR, ma questo significherebbe trasformare l’intero Burundi in un campo di battaglia e mettere a serio repentaglio la vita di Pierre Nkurunziza. Il tutto nel contesto della minaccia sempre presente di un genocidio in Burundi della minoranza tutsi.

Il disarmo delle agenzie private di sicurezza e il reclutamento in massa delle FDLR nell’Esercito dimostrano che il regime sta rafforzando il rapporto con questo gruppo terroristico. Molti pensano che sia un atto obbligato, in quanto il CNDD-FDD, Nkurunziza e la popolazione burundese sarebbero di fatto degli ostaggi delle FDRL che già controllerebbero i giacimenti di terre rare non ancora sfruttati.

In questo contesto si inserirebbe la chiusura della associazione per i diritti umani Parcem avvenuta pochi giorni fa. La Ong burundese è sospettata di attività eversive. É quanto afferma il Ministro degli Interni, Pascal Barandagiye, senza mostrare uno straccio di prove. Secondo informazioni ricevute, non ancora ufficialmente confermate, la Ong Parcem oltre a denunciare regolarmente gli abusi del CNDD-FDD e le massicce violazioni di diritti umani che continuano tutt’ora, negli ultimi mesi stava lavorando per creare un network regionale per la democrazia in Burundi coinvolgendo i governi di Congo, Rwanda e Uganda.

La situazione dei diritti umani in Burundi è talmente grave che lo scorso 7 giugno la Chiesa Cattolica ha denunciato il clima di intolleranza politica nel Paese ben consapevole dei rischi che comporta questa denuncia. «Siamo molto preoccupati della progressiva intolleranza politica nel Paese che sta provocando ulteriore instabilità. Abbiamo raccolto con dolore le notizie sulla insicurezza di vari profughi burundesi nei campi di accoglienza in Tanzania. Siamo molti preoccupati per il proliferare di banditi armati, e addirittura di accuse di stregoneria rivolte ad avversari politici che aprono la strada ad esecuzioni extra giudiziarie oltre al sorgere di una tratta sessuale di giovani ragazze burundesi inviate in altri Paesi per prostituirsi contro la loro volontà»,  questo il comunicato stampa dei Vescovi cattolici burundesi emesso dopo una riunione speciale a Gitega, l’attuale capitale del Burundi.

Nostre fonti informano che il Presidente congolese incontrerà nei prossimi giorni a porte chiuse il Presidente della Repubblica dell’Uganda, Yoweri Kaguta Museveni, per discutere di sicurezza nazionale e dei rapporti con Rwanda e Burundi. L’obiettivo della coppia Rais- Fatshi sarebbe quello di far rientrare la crisi tra Hima (tutsi) ugandesi e ruandesi e di assicurarsi che l’appoggio di Museveni a Nkurunziza sia realmente finito. Per tutto il 2018 Museveni ha utilizzato il suo supporto al regime burundese in chiave anti-ruandese, con il rischio di trasformare il Burundi in un teatro bellico di una guerra per procura tra Uganda e Ruanda.

La visita in Burundi condotta in sordina, e la prevista visita in Uganda, sarebbero collegate ad una misteriosa iniziativa presso il Consiglio di Sicurezza ONU, promossa da Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna e Polonia. I cinque Paesi europei hanno convocato una riunione top segret presso il Consiglio di Sicurezza ONU, svoltasi agli inizi di giugno, per discutere sulla situazione in Burundi e delle misure più idonee per risolverla. La riunione è stata talmente segreta che non compare sul sito di informazione delle riunioni ONU. Neppure le rappresentanze diplomatiche degli altri Paesi europei sarebbero state informate su cosa di è realmente discusso durante la riunione e quali misure sarebbero state eventualmente adottate.

Quello che si conosce è la reazione del regime burundese a questa segreta riunione al Palazzo di Vetro a New York. Il Ministro del Omdudman Affari Etnici, l’Onorevole Eduard Nduwimana, lo scorso 14 luglio ha reagito ufficialmente presso le Nazioni Unite denunciando un complotto internazionale per favorire l’ex Presidente Pierre Buyoya. Una copia della protesta ufficiale è stata consegnata al mediatore regionale il Presidente della Repubblica dell’Uganda. Nella protesta si accusa Chergui Smail, comissario per la pace e la sicurezza dell’Unione africana di essere «Un amico intimo del dittatore hima tutsi, il Maggior Buyoya Pierre, ricercato dalla giustizia burundese per i crimini contro l’umanità commessi. I Barundi hanno compreso che Monsieur Chergui intende rilanciare il suo amico, il Maggior Buyoya per riattivare le negoziazioni in Burundi nella speranza di rilanciare Buyoya nel Paese ed evitare il rispetto del mandato di arresto interanzionale emesso dal governo del Burundi», informa ‘Burundi AGNews’.

Questo comunicato non ha ricevuto risposte nemmeno dalle Nazioni Unite, ma è interessante in quanto rivela la presenza alla famosa riunione del Consiglio di Sicurezza anche del rappresentante dell’Unione Africana Chergui Smail e, forse, dello stesso ex Presidente burundese Pierre Buyoya.
Ma non è solo la riunione presso il Consiglio di Sicurezza a rimanere oscura. Anche la maggior parte degli argomenti discussi durante  la visita del Presidente della Repubblica a Bujumbura rimangono misteriosi anche per varie rappresentanze diplomatiche europee…

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