domenica, Novembre 29

Burundi: scontri tra milizie Imbonerakure e ribelli. È strage di civili Per la prima volta il regime applica la tattica della ritorsione sui civili mentre ricompaiono i ribelli del movimento Red Tabara

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Domenica 23 agosto presso la località di Gahuni, comune di Bugarama, provincia di Rumonge (Burundi sud-occidentale) e preso il comune di Mugamba, provincia di Bururi, si sono verificate due battaglie tra le milizie Imbonerakure, supportate da reparti della polizia nazionale, e i ribelli burundesi Red Tabara. Dalle prime testimonianze ricevute i ribelli hanno inflitto pesanti perdite agli aggressori, recuperando armi e munizioni.  Secondo nostre fonti i combattimenti stavano proseguendo anche nella mattina di lunedì 24. Si registra una strage di civili durante gli scontri armati.

Secondo la versione fornita dal regime del Generale Neva (alias Evariste Ndayishimiye), un gruppo di 100 terroristi si sarebbe infiltrato nella zona di Gahuni entrando dal Congo attraversando il lago Tanganica. Si sarebbero dedicati al saccheggio del centro abitato e avrebbero preso in ostaggio decine di civili. Il ‘governo’ sarebbe intervenuto inviando reparti di polizia e dell’esercito in difesa dei civili. Le ‘forze dell’ordine’ avrebbero ingaggiato scontri a fuoco contro questi terroristi venuti dal Congo uccidendone 5. Purtroppo, durante i combattimenti, 16 civili sarebbero stati uccisi dai terroristi.

Diversa la situazione descritta dal gruppo ribelle Red Tabara che ha confermato gli scontri (solo a Rumonge) tramite un comunicato ufficiale firmato dal portavoce militare Augustin Ngenzi: «Questa mattina del 23 agosto 2020, una delle nostre postazioni installate nel comune di Bugarama della provincia di Rumonge è stata attaccata da agenti di polizia della Polizia nazionale burundese accompagnati da numerosi miliziani, Imbonerakure. I combattenti RED-Tabara si sono difesi, neutralizzando nove poliziotti e una ventina di miliziani Imbonerakure. Hanno anche sequestrato le loro armi e munizioni». Il comunicato dei Red Tabara viene confermato dagli abitanti della zona, mentre esercito e polizia rimangono silenziosi ed evitano di commentare sia la versione ufficiale fornita dal regime sia il comunicato dei ribelli.

Gli scontri verificatesi domenica (e probabilmente in corso il giorno successivo) aprono uno scenario del tutto nuovo nella complicata crisi politica del Burundi, aggravatasi con la nomina alla Presidenza del Generale Neva, clamorosamente sconfitto nelle elezioni ma nominato Capo di Stato con la forza grazie a risultati palesemente manipolati.

Per la prima volta il regime applica la tattica della ritorsione sui civili seguendo l’esempio delle forze speciali naziste ‘Schutzstaffel (SS)  nei Paesi europei occupati durante la Seconda Guerra Mondiale. I responsabili della morte dei 16 civili, addebitata ai ‘terroristi’, sarebbero in realtà i miliziani Imbonerakure che si sono vendicati su persone inerme dopo aver subito l’umiliante sconfitta militare. Il regime sembra voler adottare la tattica della rappresaglia sulla popolazione civile (a maggioranza hutu) per lanciare l’identico messaggio delle SS negli anni 1943 – 1944: ‘ogni volta che i partigiani attaccano, decine di civili vengono uccisi per rappresaglia’. La tattica serviva anche per istaurare tra la popolazione un clima di puro terrore al fine di evitare il reclutamento tra i partigiani e per indebolire l’appoggio popolare ad essi.

Il massacro di civile non è una novità per il CNDD-FDD. Durante la guerra civile (1993 – 2004), le Forze di Difesa della Democrazia (ala armata del CNDD) capitanate dal defunto dittatore Pierre Nkurunziza, evitavano accuratamente scontri aperti contro l’esercito repubblicano, preferendo imboscate di unità di esercito e polizia isolate. La tattica militare del FDD era quella del terrore, attuando una serie incredibile di massacri di civili sia tutsi che hutu.

L’utilizzo massiccio delle Imbonerakure negli scontri avvenuti domenica e lunedì confermano i sospetti che questa milizia paramilitare non è in via di smantellamento, come fa credere il regime di Gitega (ora soprannominato ‘la gang di Gitega’). Al contrario, la milizia rimane un pilastro della repressione razziale e della difesa del regime così come lo sono i terroristi ruandesi delle FDLR. In modo astuto, la gang di Gitega ha ridimensionato le teste più calde dei miliziani stanziati a Bujumbura al fine di offrire alla popolazione una falsa idea che le Imbonerakure siano ora indebolite e messe sotto controllo.

La maggior parte di esse sono libere di agire nelle altre città e nelle campagne assumendo ora compiti di controllo e di punizione sui poliziotti recalcitranti a commettere violenze sui civili. Il numero di vittime tra i civili è raddoppiato nel primo mese del mandato del Generale Neva. Le Imbonerakure ammazzano per qualsiasi motivo anche i più futili, godendo di totale impunità. I terroristi ruandesi FDLR vengono assorbiti all’interno della polizia e dell’esercito, ma mantengono un comando separato dal Ministero degli Interni e dallo Stato Maggiore.

L’utilizzo di poliziotti e di miliziani Imbonerakure è significativo in quanto per queste operazioni si necessitano di reparti dell’esercito altamente addestrati. L’assenza totale di soldati governativi sembrerebbe indicare una reticenza dell’esercito a combattere per il regime di Gitega nonostante che di fatto il nuovo governo è una giunta militare composta per la maggioranza da Generali e Colonnelli. Secondo nostre fonti vari reparti d’elite per combattere chiederebbero soldi, come i mercenari. Visto che il regime è alla bancarotta, questi reparti rimarrebbero inattivi.

Il Ministro delle Relazioni Estere e della Cooperazione Internazionale, Albert Shingiro, va affermando con insistenza che l’Unione Europea sarebbe pronta a togliere le sanzioni economiche al Burundi voltando pagina per riprendere una cooperazione benefica e rispettosa. Niente di più lontano dalla realtà. Lo scorso 28 luglio è avvenuto un incontro tra il presidente Evariste Ndashyimiye e i rappresentanti francesi, belgi e tedeschi dell’Unione Europea. L’incontro, molto discreto, verteva sulle condizioni necessarie per abrogare le sanzioni economiche UE che stanno strangolando il Paese.

I rappresentanti UE hanno posto una serie di riforme e riconciliazioni al fine di stabilizzare il Paese: ritorno volontario dei rifugiati, libera espressione dei media, ritorno degli oppositori politici e membri della Società Civile, disarmo delle milizie Imbonerakure, fine dell’alleanza politica militare con i terroristi ruandesi FDLR, la pace con il Rwanda. Dopo un periodo di verifica delle riforme chieste (verso il primo semestre 2021), l’UE avrebbe esaminato l’ipotesi di abrogare le sanzioni. Il Presidente burundese, al contrario, pretendeva un’abrogazione immediata della sanzioni su promessa che le riforme richieste venissero effettuate in un secondo tempo.

La riunione si è conclusa con un nulla di fatto. Inspiegabilmente, dopo la riunione, il Presidente (eletto tramite frodi elettorali) attua una politica illogica e imprevedibile: interrompe i contatti diplomatici per la pace con il Rwanda e aumenta il potere delle milizie Imbonerakure. Ai terroristi FDLR si offrono importanti e strategiche posizioni nelle forze armate. Si sostituiscono i civili nell’amministrazione pubblica con dei militari. La violenza etnica, sociale e politica riesplode a causa delle Imbonerakure ormai fuori di controllo.

Offesi e disorientati dall’esito della riunione con la UE, i gerarchi del regime 18 agosto 2020 hanno sottoposto a Belgio e Germania, attraverso la voce del presidente del Senato, Reverien Ndikuriyo, la richiesta di perdono e risarcimento finanziario – nell’ordine di 43 miliardi di dollari (circa 36 miliardi di euro) – per i torti causati dai coloni Tedeschi e Belgi nel periodo dal 1896 al 1962. Il nuovo Presidente, Évariste Ndashyimiye vuole anche che Berlino e Bruxelles restituiscano archivi e oggetti rubati nello stesso periodo.

Una richiesta storicamente immotivata in quanto il colonialismo occidentale in Burundi ha avuto caratteristichesoft’, non essendoci state guerre violentissime di conquista e sterminio della popolazione come in Congo per opera dei belgi, in Namibia per opera dei tedeschi o in Kenya e Sud Africa per opera degli inglesi. Sotto il Belgio il Burundi non era considerato come una colonia ma un protettorato con doppia amministrazione (locale e coloniale). Il popolo burundese, sotto i belgi, ha usufruito di importanti infrastrutture tutt’ora utilizzate, la creazione del sistema educativo e sanitario e di un efficiente apparato amministrativo.

L’unica colpa imputabile ai belgi è quella di aver creato divisioni etniche tra hutu e tutsi favorendo a fase alterne le due fazioni. Durante il colonialismo, i tutsi furono promossi perché considerati più intelligenti e vicini agli europei. Una analisi occidentale dettata dalla completa ignoranza della vasta cultura hutu e tutsi che, per colmare le lacune antropologhe e sociali, individua un gruppo come il più ‘rassomigliante’ agli occidentali, quindi affidabile. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta il Belgio si accorse che la classe intellettuale burundese tutsi è conquistata dalle idee del Panafricanismo, nazionalistiche e socialiste. Per questo iniziano a sostenere gli Hutu, creando l’odio razziale riscrivendo la storia. L’obiettivo era quello di far conquistare il potere nei due Paesi gemelli dalle masse hutu guidate da leader facilmente controllabili. In Rwanda ci riuscirono, in Burundi no.

Reverien Ndikuriyo, ex Ambasciatore presso le Nazioni Unite, è un noto estremista HutuPower. Durante una assemblea ONU, ha dichiarato che il Genocidio ruandese è una invenzione del governo di Paul Kagame. Divenendo Ministro degli Interni, è stato sostituito presso le Nazioni Unite da uno dei massimi dirigenti della milizia Imbonerakure, Ezéchiel Nibigira.

Dopo aver rubato 10 milioni di dollari sui 14 elargiti dalla Comunità Internazionale in assistenza alla pandemia da Covid-19, ora la ‘gang di Gitega’ ha istaurato un nuovo comitato nella lotta contro la pandemia con a capo il Presidente Evariste richiedendo altri sostanziali finanziamenti. A una mancata risposta della Comunità Internazionale (ovvia e doverosa dopo la sparizione di 10 milioni di dollari), il Presidente in persona ha reagito affermando che la causa del Covid-19 è l’omossessualità. Secondo gli studi di non ben identificati esperti medici burundesi, il virus sarebbe stato propagato dai gay. A dimostrazione di questa tesi, il fatto che il Covid-19 colpisce maggiormente i paesi occidentali.

Lanciando questa surrealista accusa, la ‘gang di Gitega’ ha commesso un ennesimo grave errore. Stati Uniti e Unione Europea sono particolarmente sensibili a tutto quello che riguarda questa minoranza sessuale e considerano come crimine omofobico tutti gli attacchi contro i gay. Un motivo in più per rafforzare l’isolamento del regime dal resto del mondo e per mantenere le sanzioni economiche.

Il Ministero burundese della Sanità ha riportato all’OMS 143 casi di contagio e 1 solo morto. Dati irrealistici in quanto nella sola Bujumbura la popolazione riporta la scorsa settimana 14 morti da Covid-19. Notizia confermata da fonti sanitarie della ex capitale burundese, mentre la Caritas Burundi conferma 10 morti a livello nazionale tra cui un giovane prete di 35 anni. La confusione sui dati è dovuta dall’assenza di un serio monitoraggio della pandemia. I centri Covid-19 mancano di appropriate attrezzature e si registra una spaventosa rottura di reagenti che impedisce di fare i test di laboratorio. L’aeroporto internazionale rimane chiuso in quanto il regime non ha fondi a sufficienza per apportare le necessarie modifiche sanitarie internazionali.

Un’altra novità scaturita dagli scontri militari è la ricomparsa dei RedTabara. Questo movimento ribelle è uno dei tre principali gruppi armati burundesi impegnati in una lotta armata contro il regime burundese, insieme alle Forze Repubblicane del Burundi (Forebu) e alle Forze di Liberazione Nazionale (FNL). Dal settembre – ottobre 2019 occupava alcune zone del comune di Bugarama e della foresta di Kibira. Secondo le nostre fonti, in luglio, il Rwanda avrebbe consigliato ai RedTabara di ritirarsi dal Burundi come segno di distensione per rafforzare i colloqui di pace in corso tra Kigali e Gitega. La ricomparsa in Burundi dei ribelli potrebbe essere la diretta conseguenza della scelta effettuata dalla ‘gang di Gitega’ di interrompere i colloqui di pace con il Rwanda.

Secondo vari analisti regionali, l’attuale dirigenza del partito nazista etnico CNDD-FDD è ben peggiore di quella capitanata dal defunto Pierre Nkurunziza. Oltre ad avere una maggior dose di violenza, l’attuale dirigenza non sarebbe in grado di gestire il Paese e si starebbe isolando ancora di più dal resto del mondo tramite dichiarazioni e fatti contrari alla falsa idea di un vento di riformismo e aperture democratiche che Francia e la nota comunità religiosa cattolica europea avevano diffuso nei mesi precedenti.

Giunge la notizia che contemporaneamente ai combattimenti tra Red Tabara, Imbonerakure e polizia nel sud del Burundi, al nord presso la città di Rugombo (provincia di Cibitoke), oltre un centinaio di Imbonerakure stavano effettuando allenamenti militari presso lo stadio indossando uniformi dell’esercito regolare. I reparti dell’esercito di stanza a Cibitoke sono intervenuti, interrompendo gli addestramenti, arrestando i miliziani tra cui vari sono stati percossi.

Una fonte militare a riferito alla piattaforma di informazione burundese SOS Media Burundi: «abbiamo ricevuto l’ordine di smantellare tutti i gruppi che stanno sostituendo le forze dell’ordine e le forze di sicurezza». Se questo corrisponde alla realtà, non si comprende perché il governo ordina di smantellare le Imbonerakure a Rugombo e lo stesso giorno le utilizza nelle battaglie avvenute a Gahuni e Mugamba…

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