giovedì, Giugno 20

Burundi: ritorna la questione razziale tra l’opposizione hutu FNL Resta difficile chiudere il passato di odio razziale nel Paese

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Il Fronte Nazionale di Liberazione (FNL) è la principale forza dell’opposizione armata al regime di Nkurunziza che supera in miliziani, organizzazione e finanziamenti sia il FOREBU che il RED Tabara. La sua supremazia militare è spiegabile in quanto questa guerriglia non nasce in reazione alle atrocità commesse dal regime del CNDD, ma esisteva decenni addietro.

Il FNL nasce come ala armata del partito PALIPEHUTU (Partito per la Liberazione del Popolo Hutu) fondanto da Gahutu Rémy. Il partito godeva di appoggi del regime ruandese di Juvenal Habyrimana e della Chiesa Cattolica attraverso il discreto sostegno della Internazionale dei Partiti Democratici Cristiani di cui la nostra vecchia DC faceva parte. Il PALIPEHUTU promuoveva la lotta della maggioranza hutu in Burundi contro la segregazione sostenendo che gli Hutu erano vittime di un’esclusione educazionale nella scuola secondaria e nell’Università, una esclusione dal tessuto economico, politico, amministrativo, nella gestione delle terre, dall’esercito e dai vertici dello Stato.

A differenza del gemello Rwanda, il Burundi dopo l’indipendenza era sotto il controllo della minoranza Tutsi che, dopo i primi massacri etnici provocati dal Rwanda e il tentativo di invasione del 1972, aveva preso il controllo dell’esercito modellandolo in un potente apparato di difesa etnica. I primi quarant’anni di indipendenza del Burundi sono caratterizzati da periodici tentativi di prendere il potere da parte di partiti estremisti Hutu accompagnati da violenze etniche. Tentativi sempre repressi nel sangue dall’esercito che si vendicava anche sulla popolazione civile.

La questione razziale in Burundi era un prodotto esterno creato dal vicino Rwanda e dalla Chiesa Cattolica. Nel Paese era più sentita l’appartenenza regionale che riuniva hutu e tutsi di una stessa regione (Bjumbura, Gitega, Ngozi ed altre) per promuovere interessi sociali ed economici comuni. L’appartenenza regionale ha sempre evitato l’avvento del genocidio e frenato le vendette etniche dell’esercito. Tutt’ora ancora forte nel tessuto sociale burundese, l’appartenenza regionale è la base dell’opposizione popolare multietnica contro il regime di Nkurunziza che ha evitato che fosse solo la minoranza tutsi a ribellarsi alla presente dittatura.

Il PALIPEHUTU riesce a prendere il potere per vie democratiche sfruttando l’etnicità del voto dove l’elettorato hutu veniva convinto a votare per un partito su basi etniche e non politiche grazie alla alimentazione dell’odio e della paura verso i tutsi. Nel giugno 1993 giunge al potere, a seguito di una vittoria elettorale Melchior Ndadaye, leader di un altro partito hutu (in apparenza moderato) il FRODEBU (Fronte per la Democrazia in Burundi) appoggiato dal PALIPEHUTU. Dall’inizio del suo mandato il Presidente Ndadaye tenta di creare un regime di supremazia razziale HutuPower e nei suoi discorsi pubblici a più riprese allude alla “soluzione finale” contro i tutsi. L’esercito, tramite il Generale Pierre Buyoya interviene nell’ottobre dello stesso anno con un colpo di Stato assassinando il Presidente. Il tentativo di rivolta degli hutu viene soffocato nel sangue.

In un primo momento il Generale Buyoya (che rappresentava l’ala moderata dei tutsi) confida il potere ad un altro Presidente hutu Francois Ngeze che ha il compito di preparare una transizione di potere. Compito svolto in una settimana quando un altro leader del FRODEBU viene eletto a Presidente: Sulvie Kinigi.

Nonostante che il Generale Buyoya ridà il potere al FREDEBU dopo aver eliminato il pericolo di genocidio il PALEHUTU crea le condizioni per lo scoppio della guerra civile inneggiando alla crociata contro i tutsi rei di aver ucciso il primo Presidente hutu democraticamente eletto: Ndadaye. Si formano due guerriglie etniche: il FNL (PALEHUTU) e e il FDD (Forze di Difesa Democratica), l’ala militare del partito CNDD attualmente al potere.

Durante i primi anni della guerra civile il Generale Buyoya supportato dall’esercito dopo aver constatato la debolezza politica del Presidente FRONDEBU, lo sostituisce con Cyprien Ntaryamira e nel luglio del 1996 attua un secondo colpo di stato assumendo i pieni potere e la Presidenza. La guerra civile con chiare connotazioni etniche durò dieci anni prima di trovare una soluzione politica ad Arusha (Tanzania) promossa dall’Amministrazione Clinton, Nelson Mandela e la Comunità di Sant’Egidio.

Durante la guerra civile il FNL si differenza dal FDD per la sua maggiore radicalizzazione HutuPower e si rende responsabile dei peggiori massacri etnici contro la minoranza tutsi. Alla fine del conflitto il CNDD vince le elezioni e Pierre Nkurunziza giunge alla Presidenza con il beneplacito della Comunità di Sant’Egidio che per oltre un decennio svolgerà un ruolo discreto ma efficace di consigliere, convinta di poter controllare il mostro. Una convinzione condivisa anche dai Presidenti ugandese e ruandese: Yoweri Kaguta Museveni e Paul Kagame che intravvedono nel CNDD e Nkurunziza i necessari elementi di stabità del Burundi in grado di evitare una guerra etnica regionale.

Il FNL viene escluso dal potere e riprende la lotta armata contro il governo del CNDD rifugiandosi nel Est del Congo dove periodicamente lancia attacchi contro l’esercito e la popolazione burundese. Il FNL sarà responsabile anche del massacro di Gatumba contro i rifugiati tutsi congolesi Banyamulenge nel agosto 2004. Un massacro dove vengono uccisi 166 tra donne, bambini e vecchi.

Per indebolire il FNL il Presidente Nkurunziza crea una divisione interna al nemico inglobando alcuni esponenti politici HutuPower più inclini alla corruzione e alla sete di potere tra i quali Agathon Rwasa. Il piano funziona. Una parte del FNL ritorna nel Paese come formazione politica e accede alle briciole del potere mentre un’altra parte rimane nel est del Congo continuando la lotta armata. La fazione degli irreducibili è comandata dal Jacques Bigirimana. Fino al 2015 la guerriglia FNL, pur essendo una minaccia per il Burundi, non riesce a spodestare Nkurunziza per mancato appoggio popolare. La maggioranza dei contadini hutu sono leali alla fratellanza regionale e individuano nel CNDD il partito che meglio li può rappresentare e difenderli dalla violenza della supremazia razziare HutuPower proposta dal FNL di Birigimana.

La decisione di Nkurunziza di non rispettare gli accordi di pace di Arusha e di accedere ad un terzo mandato contro la Costituzione fa scattare la rivolta popolare su basi di fratellanza regionale e non etnica. Nella prima fase di resistenza entrambe le fazioni del FNL (quella politica di Rwasa e quella militare di Bigirimana) non hanno voce in capitolo. I Burundesi non si fidano del FNL, ancora individuato come una formazione estremista in grado di riaccendere l’odio e la divisione etnica. Dopo il fallito golpe del maggio 2015 la rivolta popolare viene repressa nel sangue. Nel dicembre 2015 il regime di Nkurunziza ha il pieno controllo del Paese ottenuto grazie ad un massacro indistinto di varie migliaia di cittadini, la complicità di Francia, l’inerzia di Nazioni Unite e Unione Europea.

Saranno gli appelli alla soluzione finale e al genocidio lanciati da Nkurunziza a spingere la comunità internazionale ad imporre sanzioni economiche iniziando a denunciare la natura dittatoriale e repressiva del CNDD sotto il comando di Nkurunziza. Le azioni di contenimento della comunità internazionale non sono sufficienti per la caduta  del regime a causa del doppio gioco di Parigi, la protezione di Mosca e Pechino. Nessuna forza militare internazionale verrà inviata nel Paese e i piani militari del Rwanda verranno costantemente fermati, nonostante che il rischio di genocidio sia tutt’ora presente.

Nel settembre 2015 grazie al sostegno del Rwanda e un tacito quanto ambiguo consenso di Uganda e Tanzania si formano i gruppi di resistenza: FOREBU e RED Tabara che arruolano tra i burundesi profughi nei Paesi vicini. Inizia anche una lotta partigiana all’interno del Burundi con scarsi mezzi e armamenti. Una lotta partigiana che al momento è ai minimi termini in stato di attesa di una offensiva militare dell’esercito di liberazione che tarda a concretizzarsi.

E’ in questo contesto che il FNL di Bigirimana diventa un attore principale della resistenza armata burundese. Per tutto il 2016 il Rwanda lavora per riunire le forze di resistenza armata burundesi per lanciare l’attacco al regime. Per costituire l’esercito di liberazione non è possibile ignorare il FNL che detiene non solo la maggior forza militare ma anche posizioni strategiche nel est del Congo geograficamente adatte per lanciare l’offensiva.

Bigirimana sembra cambiare radicalmente le sue visioni politiche. Da sostenitore della supremazia razziale diventa fautore della democrazia interetnica. Afferma di aver abiurato al HutuPower e di aver un solo obiettivo: abbattere il regime Nkurunziza e istaurare la democrazia in concerto con tutte le forze democratiche burundesi. All’inizio del secondo semestre 2016 l’alleanza militare tra FNL, FOREBU e RED Tabara sembra consolidata e il Rwanda spinge segretamente per l’attacco finale. Il regime Nkurunziza è debole militarmente (difeso solo dal gruppo terroristico ruandese FLDR) e diviso al suo interno. L’economia è collassata e diventa chiaro che il sostegno di Francia, Russia e Cina non andrà oltre al piano politico. Nessuno invierà soldati per difendere il regime, limitandosi a fornire armi con evidente ritorno economico.

Grazie al sostegno delle FDLR e l’amicizia con il dittatore congolese Joseph Kabila, Nkurunziza riesce a scongiurare l’invasione spostando il conflitto  militare nel est del Congo, dove le forze del FNL e del FOREBU vengono attaccate dalle FDLR, reparti della milizia genocidaria burundese IMBONERAKURE e dall’esercito congolese. Un conflitto che impedisce la liberazione del Burundi e che si sta ancora consumando tra il Nord e il Sud Kivu, anche se attualmente le alleanze regionali sembrano essere mutate, aumentando la confusione e rafforzando il caos a scapito della popolazione congolese.

Kigali, la società civile burundese, i gruppi armati  FOREBU e RED Tabara hanno sempre avuto dubbi sul FNL. Questi dubbi creano tentennamenti per la soluzione militare. Si teme che una volta sconfitto militarmente Nkurunziza il FNL (principale forza armata) possa approfittare della situazione, prendere il potere ed istaurare una dittatura razziale peggiore di quella del CNDD. Questi dubbi non sembrano infondati. Le ultime mosse politiche di Bigirimana fanno pensare che queste paure potrebbero riflettere una pericolosa realtà.

Lo scorso 7 luglio Jacques Bigirimana pubblica un controverso discorso tramite un video messo in rete. Un estratto del discorso viene pubblicato dal quotidiano online IWACU. Il discorso integrale (14 minuti) è centrato sull’obiettivo di unire la fazione politica di Rwasa e quella militare di Bigirimana. Il guerrigliero a grande sorpresa mette in discussione gli accordi di pace di Arusha e il fallito colpo di Stato del maggio 2015. Lancia un appello all’unità rivolto a Rwaza affermando che l’appartenenza etnica è un fattore che potrebbe ricucire le divergenze politiche tra le due fazioni e si sofferma sulla necessità di una politica comune e una visione unica per la futura gestione del Paese.

Bigirimana afferma che l’attuale conflitto è una guerra  tra Hutu in quanto altre questioni etniche sono state già risolte. Una affermazione seguita immediatamente dalla rassicurazione che la minoranza Tutsi sarà protetta. La frase «guerra tra Hutu» non è di Birigirimana ma di Gahutu Remy fondatore del PALIPEHUTU-FNL, pronunciata dieci anni prima durante  la guerra  civile. «Questi sono tempi dominati da una guerra non contro i tutsi ma tra hutu». Una frase che preannunciava l’inizio della lotta per il potere tra FNL e CNDD che si trascinerà dopo la pace di Arusha del 2000.

L’ambiguo e sinistro discorso di Bigirimana viene ripreso da Thierry Uwamahoro, noto attivista HutuPower della diaspora burundese in Europa. La propaganda proposta sembra rivelare il piano della fazione militare del FNL: unire il partito, prendere il potere, instaurare un regime HutuPower garante della protezione della minoranza tutsi a sola condizione che il potere sia di esclusività della forza politica “genuina” rappresentante della maggioranza hutu. La propaganda di Uwamahoro e Bigirimana che propone una nuova e astuta versione del dominio razziale unico garante  della sopravvivenza fisica dei tutsi viene diffusa discretamente su diversi gruppi di discussione whatsapp e tramite messaggi privati con il chiaro tentativo di attirare il consenso della diaspora hutu burundese in Europa.

La strategia del fronte unico hutu e la proposta di creare un regime HutuPower sulle ceneri del regime di Nkurunziza va contro gli obiettivi e le visioni politiche della maggioranza dei partiti di opposizione, gruppi armati, società civile burundese e i suoi alleati regionali e internazionali. Il Nuovo Burundi deve essere basato su principi democratici irreversibili dove la divisione etnica venga sostituita da programmi politici e la sicurezza della minoranza tutsi non sia garantita da un regime razziale “benevolo” ma dalla eradicazione dell’appartenenza etnica e il rafforzamento della identità interetnica burundese come è avvenuto in Rwanda dopo il genocidio.

Secondo alcuni esperti regionali il discorso di Bigirimana diffuso in video è la prova inconfutabile che il FNL non ha mai abbandonato il suo sogno di istaurare un regime razziale in Burundi. La garanzia di protezione offerta alla minoranza tutsi è definita uno stratagemma per imporre un potere etnico che annulli l’identità nazionale dei burundesi, distruggendo la loro solidarietà regionale per glorificare una appartenenza etnica HUTU.

Questa strategia tende a porre i tutsi sotto la spada di Damocle della benevolenza dei dirigenti HutuPower unica garanzia per la sopravvivenza fisica di questa minoranza etica in cambio di un totale servilismo verso la classe dirigente hutu. Questa visione politica è osteggiata dalla maggioranza dei burundesi che desiderano una società democratica e interazziale capace di superare le artificiali divisioni etniche e rafforzare un nazionalismo positivo e costruttivo teso a garantire il progresso a tutta la popolazione senza distinzione tra hutu e tutsi.

Il discorso razziale di Bigirimana sta provocando le prime conseguenze secondo nostri informatori sia al interno del CNDD che dell’opposizione politica e armata burundese. Sembra compromessa l’alleanza militare tra FOREBU, RED Tabara e FNL. Le prime formazioni guerrigliere ora sembrano dubbiose sulle intenzioni “democratiche” di Bigirimana e nel est  del Congo i reparti del FOREBU sembrano ora restii a combattere al fianco del FNL, preferendo attestarsi su posizioni difensive autonome e collaborare con il gruppo armato tutsi congolese Movimento 23 Marzo (M23) rientrato dall’Uganda e con le milizie di autodifesa popolare della etnia tutsi congolese Banyamulenge.

Il video discorso di Bigirimana sembra aver creato un cambiamento radicale all’interno delle strategie del Governo di Paul Kagame, che sta ora analizzando l’ipotesi di allinearsi alla strategia proposta dai Presidenti ugandese e tanzaniano, Museveni e Magufuli di promuovere un cambiamento del regime all’interno del CNDD, rafforzando gli elementi moderati presenti in Burundi e raggruppati in una segreta Quinta Colonna all’interno del partito e dell’esercito così come i politici moderati CNDD fuggiti in esilio per non essere eliminati fisicamente da Nkurunziza e dai terroristi ruandesi FDLR. Molti di essi sono attivi all’interno della piattaforma politica CNARED operante dal Belgio.

La strategia politica militare di Kampala e Dodoma è quella di mantenere il CNDD al potere eliminando estremisti e criminali quali Nkurunziza, il General Bunyoni, il Gobles burundese Willy Nyamitwe e suo fratello Alain-Aimé Nymitwer. La strategia si basa su una realtà storica. Al contario del PALIBEHUTU – FNL (formazione politica militare 100%  HutuPower) il CNDD-FDD è una formazione politica militare nata durante la guerra civile del 1993 grazie alla unione di diverse correnti politiche hutu dove quella più tendente al HutuPower (rappresentata da Nkurunziza) era originalmente minoritaria. Grazie ai grossolani errori di valutazione commessi dalla Casa Bianca, Nelson Mandela, Comunità di Sant’Egidio, Museveni e Kagame, Nkurunziza durante i suoi primi due mandati è riuscito ad imporre la supremazia della fazione estremistica e iper corrotta all’interno de CNDD assoggettando,  eliminando fisicamente o costringendo al esilio la maggioranza moderata.

Il CNDD rimane l’unica formazione politica organizzata a livello nazionale e la presa del potere dei politici moderati sarebbe accettata dalla maggioranza hutu che fino ad ora ha avuto il grande pregio di non aderire agli appelli lanciati dai falchi di Nkurunziza volti a far scattare il genocidio dei tutsi. Un CNDD epurato da questi criminali sarebbe l’unica forza politica in grado di chiudere l’orribile passato di divisioni etniche e, collaborando con tutte le forze politiche e sociali burundesi, garantire pace, progresso e senso patriottico al travagliato Paese dal Cielo d’Irlanda.

Il video discorso di Bigirimana sembra aver esposto il FNL che nel immediato futuro potrebbe essere visto come un problema per la sicurezza nazionale del Nuovo Burundi da eliminare assieme alle milizie IMBONERAKURE e ai terroristi ruandesi FDLR. Alla auspicabile caduta del regime Nkurunziza potrebbe seguire una guerra con appoggi regionali e internazionali contro queste forze politiche militari reazionarie e fasciste. Una guerra non tra Hutu ma tra la democrazia e il HutuPower. L’eliminazione di queste formazioni risolverebbe molti problemi regionali e garantirebbe la pace e la sicurezza non solo ai burundesi ma anche ai ruandesi e ai congolesi.

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