venerdì, Febbraio 21

Burundi: rischio di genocidio regionale

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È ormai un anno che i superstiti della società civile burundese sfuggiti alle esecuzioni extra giudiziarie del regime e rifugiatesi in esilio, avvertono che la crisi politica in Burundi si sta avviando verso la soluzione finale. Senza contare che gli indizi di genocidio risalgono al 2015, quando il livello della repressione dell’opposizione si è alzato visibilmente, insieme all’inizio dei riti satanici ad opera delle FDLR.
Gli avvertimenti lanciati sono stati interpretati dalla maggioranza degli ambienti diplomatici occidentali come una tattica politica dell’opposizione per forzare la mano e ottenere un intervento militare internazionale contro il regime di Pierre Nkurunziza (Presidente illegittimo) utilizzando lo spauracchio del genocidio della minoranza tutsi in Burundi. Vari esperti africani, nel 2016, concordavano con i colleghi europei. Erano convinti che, pur avendo chiare matrici genocidarie, il CNDD e il dittatore Pierre Nkurunziza stavano utilizzando la minaccia di genocidio per bloccare ogni iniziativa internazionale a loro avversa, ma che non lo avrebbero mai realizzato.

Bloccata dalla Cina l’offensiva diplomatica americana per un intervento militare immediato in Burundi, il regime si è rafforzato con il sostegno della Russia, mentre la Francia ufficialmente condanna il regime ma sottobanco lo supporta, cercando di ostacolare ogni iniziativa internazionale decisiva per risolvere la crisi e fornendo armi a tutto spiano.
L’economia del Burundi è definitivamente collassata. Il Franco burundese ha subito una svalutazione del 38% in quattro mesi e il tasso di cambio giornaliero più vicino alla realtà è quello dettato dal mercato nero. Nelle campagne è comparso lo spettro della fame mentre la penuria di carburante  (organizzata dal regime e successivamente sfuggita di mano) è ormai cronica.

La scorsa settimana gli eurodeputati Louis Michel e Cecile Kyenge Kashetu sono stati i promotori di un comunicato stampa diretto alla Comunità Internazionale, firmato da 13 eurodeputati, che chiede l’immediato intervento militare di una forza di pace ONU, affermando che il genocidio è imminente. «Inutile sperare sulla buona coscienza del regime e dubitare sulla fattibilità del progetto genocidiario che, storicamente, non è mai spontaneo ma preparato e creato artificialmente. Il genocidio è l’epilogo di una crisi prolungata inserita su antichi odi etnici e di una politica razziale tesa a colpevolizzare una parte della popolazione etnicamente identificabile, promuovere violenza e violazioni dei diritti umani, diffondere odi etnici e preparare il massacro di massa.  Dinnanzi al sistematico boicottaggio di ogni sforzo di pace attuato dal regime Nkurunziza e al rischio troppo elevato di un genocidio politico etnico a grande scala, la comunità internazionale si trova nell’obbligo morale di adottare misure urgenti per proteggere la popolazione burundese. La storia recente dimostra che nei Paesi della regione il genocidio non è un concetto astratto. L’esempio del genocidio dei tutsi in Rwanda nel 1994 ce lo ricorda dolorosamente», avvertono gli eurodeputati.

Contemporaneamente al rafforzamento del regime in Burundi, il Governo ruandese ha applicato una serie di strane misure di sicurezza per le elezioni presidenziali che introducono accurati monitoraggi sui finanziamenti esteri alle campagne elettorali dei partiti e il controllo preventivo  di ogni messaggio politico sui social media, che ora deve ricevere un’autorizzazione governativa prima di essere pubblicato. Queste misure, che restringono gli spazi di libertà politica, sono tipiche di un regime timoroso di perdere le elezioni, come è successo in Uganda nelle presidenziali del 2016. Eppure Paul Kagame non corre nessun rischio del genere. Secondo esperti africani e occidentali otterrà la vittoria con il consenso popolare stimato dal 70 al 80% in elezioni pulite e trasparenti. Quindi queste misure sono del tutto ingiustificabili e incomprensibili se non legate ai timori di una invasione del gruppo terroristico ruandese FDLR, autore del genocidio del 1994.

L’Indro‘ ha ricevuto una serie di nutrite informazioni provenienti da attivisti per i diritti umani e diplomatici africani che tracciano un preoccupante quadro di pesante insicurezza regionale e rivelano un piano genocidario su vasta scala organizzato dalla FDLR e supportato dai Presidenti Pierre Nkurunziza e Joseph Kabila. Dopo le opportune verifiche, e riscontrando una conferma da ambienti diplomatici europei, tentiamo di esporre la complicata situazione che si è creata.
C’è da segnalare che già a metà ottobre 2015, L’Indro‘ aveva ricevuto e pubblicato informazioni dagli ambienti dei servizi segreti regionali secondo le quali il genocidio rientrava in un piano ideato da Congo, FDLR e Francia per far scoppiare una guerra regionale tra Burundi, Congo, Tanzania, Rwanda e Uganda.

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