giovedì, Novembre 14

Burundi: riprende la guerra di liberazione? L’attacco a Gatumba sarebbe stato lanciato per verificare la capacità militare delle forze burundesi, il risultato per le forze di liberazione è quello auspicato, l’apparato di Nkurunziza è a pezzi

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In Burundi, da due settimane si registrano incursioni delle formazioni ribelli provenienti dalla vicina provincia del Sud Kivu, Congo. La notte di sabato 15 settembre Esercito e Polizia hanno subito un violento attacco presso la frontiera Congo – Burundi, in località di Gatumba, poco distante dalla capitale Bujumbura. Reparti della ribellione hutu Fronte Nazionale di Liberazione (FNL) e della ribellione Forze Popolari del Burundi (FPB ex FOREBU)  hanno attaccato le postazioni militari verso le 23, a ingaggiando violenti combattimenti.

La difesa burundese è stata massacrata, costringendo i sopravvissuti a ritirarsi nel più completo disordine. Esercito, Polizia, milizie Imbonerakure e i terroristi ruandesi appartenenti alle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda  (FDLR) sono stati mobilitati per difendere la capitale e respingere gli aggressori.  Le forze ribelli non hanno occupato il territorio, né proseguito l’offensiva sulla capitale, dopo aver riportato la vittoria si sono ritirati oltre il confine congolese.

Il combattimento avvenuto a Gatumba non è stato riportato dai media. Il regime ha il pieno controllo dell’informazione, avendo distrutto tutti i giornali e radio TV indipendenti, assassinando i giornalisti non allineati tra il 2015 e il 2016. I rari giornalisti stranieri sono sorvegliati e i loro movimenti limitati.

Secondo fonti in loco, l’attacco sarebbe stato lanciato per verificare la capacità militare delle forze burundesi, ormai composte per la maggioranza dai miliziani Imbonerakure e dai terroristi ruandesi FDLR che controllano l’apparato militare e politico burundesi, trasformando il Burundi in uno Stato terroristico. Molti soldati e poliziotti hanno disertato dall’inizio della crisi, nel 2015, raggiungendo le formazioni ribelli o più semplicemente rifugiandosi nei Paesi confinanti. L’Esercito è ridotto ai minimi termini e almeno il 40% dei vertici della Polizia e delle sue unità sono stati sostituiti dai terroristi FDLR, responsabili del genocidio in Rwanda del 1994.

L’attacco è stato lanciato dal Comando di Coordinamento Unito delle forze ribelli composto dal FNL, FPB-FOREBU, RED Tabara, queste ultime sotto la guida dell’avvocato Biremba Melchiade.
Il fronte unito della ribellione era sorto nel 2017 con l’intento di lanciare l’offensiva finale per abbattere il regime. Con l’aiuto e la complicità del regime di Kinshasa e del dittatore Joseph Kabila, Imbonerakure e FDLR avevano lanciato una serie di offensive militari contro le postazioni ribelli nel Sud Kivu, spostando il teatro dello scontro dal Burundi nell’est del Congo. Le offensive lanciate non hanno distrutto le formazioni ribelli, ma hanno loro impedito di lanciare l’offensiva finale. Nello stesso periodo il principale padrino dei ribelli burundesi, il Rwanda aveva drasticamente diminuito il suo supporto. Vari gruppi armati minori che si trovavano in Rwanda si erano sciolti per mancanza di finanziamenti e di rifornimenti di armi e munizioni.

L’attacco del 15 settembre a Gatumba rappresenta il primo scontro di rilievo dal 2016, attacco che evidenzia tutta la debolezza dell’apparato difensivo burundese e la forza delle formazioni ribelli. La riorganizzazione del  fronte unito della ribellione ruandese sarebbe opera del ex Presidente del partito HutuPower al potere, il CNDD-FDD, El-Hajji Hussein Radjabu, rimasto alla leadership del partito fino al 2007, quando fu arrestato con il sospetto di aver organizzato un tentativo di colpo di Stato per destituire il Presidente Pierre Nkurunziza.
Nel marzo 2015 Radjabu riesce ad evadere dalla prigione e si unisce al FOREBU, assumendo successivamente il comando insieme al generale maggiore Godfroid Nyombare, autore del fallito colpo di Stato del maggio 2015. Radjabu godrebbe di forti appoggi dal Rwanda e sarebbe considerato un alleato affidabile dal principale gruppo ribelle hutu FNL. Radjabu è anche l’autore del cambiamento del nome del gruppo ribelle da FOREBU e Forze Popolari Burundesi – FPB. Una mossa strategica e necessaria in quanto la formazione ribelle originalmente era composta solo da soldati e poliziotti tutsi e quindi con una spiccata connotazione etnica.
Ora il FPB è una ribellione multietnica che rispecchia meglio il sentimento della popolazione. Dopo anni di guerra civile (1993 – 2004) la popolazione non è più incline ad identificarsi nelle etnie, accrescendo il senso di appartenenza nazionale, nonostante che dal 2014 il CNDD-FDD abbia tentato a più riprese di rilanciare il concetto di supremazia HutuPower, incontrando una forte resistenza ad aderire a questa ideologia genocidaria. Una resistenza che ha vanificato i vari appelli genocidari lanciati con il codice Kora Kora.

L’attacco a Gatumba è stato seriamente preso in considerazione dal regime di Bujumbura. Il dittatore Nkurunziza è fuggito dalla capitale, riprendendo la tattica usata tra il 2015 e il 2016 di nascondersi in posti sicuri tra Gitega e Ngozi. Le forze di difesa si sono allertate e sono riprese le pulizie etniche all’interno del Paese, mentre nella capitale la repressione ha mirato gli ex ufficiali e soldati burundesi che avevano abbandonato l’Esercito ma non si erano rifugiati all’estero. Almeno una ventina di questi ex militari sono stati trucidati nelle loro abitazioni tra il 18 e il 20 settembre. Il regime teme che potessero far parte della Quinta Colonna con il compito di facilitare dall’interno un’offensiva generale dei ribelli.

Pare vi siano le condizioni per liberare il Burundi, secondo le fonti sul terreno.
Il regime rimane politicamente, militarmente ed economicamente debole. Una sua caratteristica costante fin dall’inizio della crisi. Anche il supporto di Russia e Cina rimane limitato alla sfera politica. Le due potenze emergenti si dimostrano restie a sostenere finanziariamente un Paese al collasso, controllato da un regime razziale che ha forti tendenze a scatenare il genocidio.
All’interno delle forze HutuPower  stanno aumentando i regolamenti di conti collegati alla supremazia politica e spartizione delle poche ricchezze rimaste. Molti dirigenti del CNDD-FDD non vedono di buon occhio la candidatura della first lady alle elezioni presidenziali del 2020, dopo l’annuncio di Nkurunziza di non essere interessato a presentare la sua candidatura. Attraverso sua moglie il dittatore potrebbe controllare il Paese dietro le quinte. La tattica di Nkurunziza è stata successivamente ripresa dal dittatore congolese Kabila, per evitare una invasione militare e risolvere la crisi a suo favore. L’opposizione interna alla candidatura alle presidenziali sta spingendo la first lady a cercare alleanze tra le FDLR e Imbonerakure, aumentando così il loro peso politico e il loro controllo sul Paese. Le FDLR sono considerate a ragione dalla popolazione come mercenari stranieri che vogliono dominare il Burundi e quindi malviste.

Anche all’interno della milizia HutuPower delle Imbonerakure, controllata dai terroristi ruandesi delle FDLR, stanno affiorando forti dissidi che portano a brutali regolamenti di conti. Giovedì 20 settembre Daniel Ngendakumana, leader delle Imbonerakure della zona di Buyunpu, è stato ucciso assieme a sua moglie dalle stesse Imbonerakure, che lo hanno accusato di aver monopolizzato il traffico di minerali congolesi della zona senza condividere i profitti con i fratelli d’armi.

Sul fronte della diplomazia internazionale Il Consiglio ONU per i Diritti Umani ha rilasciato un nuovo dossier su crimini di guerra contro l’umanità e sospetto di una preparazione segreta al genocidio. Accuse rivolte al regime burundese dal gruppo di investigatori ONU che sono stati immediatamente espulsi dal Burundi. Il regime ora minaccia di uscire dal Consiglio ONU per i Diritti Umani. Questo è il secondo rapporto redatto per denunciare i crimini contro l’umanità commessi dal regime burundese. Un rapporto importante perché aggiunge altre prove in supporto all’inchiesta aperta presso la Corte Penale Internazionale che potrebbero spingere i giudici ad aprire il primo processo di Norimberga africano in quanto i sospetti non sono rivolti solo contro il dittatore Nkurunziza, ma contro l’intera classe dirigente e Stato Maggiore dell’Esercito burundese.

L’inchiesta in corso presso la CPI per crimini contro l’umanità, tra cui l’assassinio politico delle tre suore italiane avvenuto nel settembre 2014 e  ormai archiviato dalla magistratura italiana, e i dossier redatti dalle Nazioni Unite e da associazioni internazionali in difesa dei diritti umani, come Human Right Watch, sono stati possibili grazie al lavoro sotterraneo di una quinta colonna di attivisti coordinati dall’ex Presidente burundese Pierre Buyoya.

Sul versante della politica interna, Agathon Rwasa, dopo aver dichiarato che occorre abbandonare i colloqui di pace che vanno avanti senza frutti dal 2015 per concentrarsi sulle elezioni del 2020, mostrando una apparente resa dell’opposizione, avrebbe sciolto con l’ala politica del FNL da lui rappresentata, per formare un nuovo movimento politico hutu che starebbe conquistando la popolarità tra le masse rurali stanche di Nkurunziza e delle FDRL.
Fonti diplomatiche informano che il Comando Unito dei ribelli burundesi hanno preso contatto con Rwasa e il suo nuovo movimento politico. Il leader hutu avrebbe promesso il suo sostegno attivo in caso di offensiva militare, in cambio avrebbe chiesto una posizione predominante nel Governo transitorio che sorgerebbe dopo la caduta del regime. Se Rwasa giocasse bene le sue carte avrebbe grosse probabilità di essere eletto Presidente nel 2020.

 

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