giovedì, Novembre 14

Burundi – Operazione Corridoio Est: i FOREBU in sostegno ai RED Tabara Secondo nostre fonti: ingresso sulla scena degli scontri del movimento di opposizione FOREBU al fianco dei RED Tabara. Un Colonnello dell’Esercito burundese arrestato per alto tradimento. 4 giornalisti fermati dalla Polizia, stavano riprendendo gli scontri

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La situazione in Burundi pare in evoluzione. Notizie che al momento stiamo cercando di verificare ci giungono dall’area degli scontri iniziati lo scorso martedì 22 ottobre e riferiscono di un ingresso, rilevato ieri, sulla scena degli scontri del movimento di opposizione FOREBU (Forces républicaines du Burundi),  guidato dal generale Godefroid Niyombare, autore del fallito golpe contro Nkurunziza del maggio 2015. 
Se la notizia venisse confermata sarebbe sempre più improbabile la versione ufficiale del Governo che attribuisce gli attacchi partiti martedì a uno spaurito gruppo di uomini armati proveniente dal vicino Congo, entrato nella provincia di Bubanza e subito intercettato dalle unità di Polizia. ‘Uomini armati’ che abbiamo identificato essere del movimento d’opposizione armato RED Tabara (Résistance pour un Etat de droit), per loro stessa rivendicazione via Twitter.
Questo vorrebbe dire che ora i combattimenti sarebbero condotti da  RED Tabara e FOREBU insieme, ovvero inizierebbero concretizzarsi i rumors della scorsa settimana  circa un attacco imminente al Burundi da parte del FORBU, e ciò nel contesto di quella che resta  una misteriosa operazione militare congiunta tra Congo e Rwanda -nome in codice ‘Operazione Corridoio Est’, basta guardare la cartina per decifrare questa dicitura- che avrebbe l’obiettivo di eliminare il gruppo terroristico ruandese FDLR (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda) dalle province est del Nord Kivu, Sud Kivu, Ituri, Maniema e spingerli in Burundi, con a monte di ciò la realizzazione di una coalizione militare tra Angola, Congo e Rwanda con il mandato di individuare le azioni più efficaci per stabilizzare la Regione dei Grandi Laghi. 

L’eventuale conferma del coinvolgimento del FOREBU autorizza a ipotizzare che vi sia in atto un piano di liberazione ben articolato e studiato dalle forze ribelli burundesi, ben equipaggiate e motivate.
Secondo le nostre fonti, molte altre unità ribelli sarebbero già state infiltrate nel Paese, pronte per entrare in azione.

I combattimenti tra la colonna dei ribelli RED Tabara e le forze di difesa burundesi stanno continuando. Secondo le informazioni ricevute, dopo aver inflitto pesanti perdite alle forze di difesa burundesi, durante la battaglia di Bubanza, la colonna dei ribelli RED Tabara, entrata dal vicino Congo, si è attestata all’interno della foresta di Kibira che confina con il Rwanda, dove stanno proseguendo i combattimenti.
La maggioranza degli effettivi dell’offensiva governativa lanciata per snidare i ribelli RED Tabara nella foresta di Kibira, è composta da poliziotti, terroristi FDLR e miliziani Imbonerakure. I reparti dell’Esercito vi partecipano senza entusiasmo e assumendo un ruolo di secondo piano.
L’offensiva governativa è sostenuta costringendo i ribelli RED Tabara a mantenere la difensiva. Secondo nostre fonti affidabili, le unità di Niyombare si sarebbero precedentemente infiltrate in Burundi, mentre il restante delle forze FOREBU sarebbe stazionato nel vicino Congo, pronte intervenire sotto la guida del luogotenente colonello Edouard Nshimirimana.

Ieri è giunta notizia dell’arresto di un colonello dell’Esercito burundese che dirigeva le operazioni contro i RED Tabara. Non ci è dato sapere il nome del generale, il quale sarebbe accusato di alto tradimento per fuga di notizie e mancato spirito combattivo, si sarebbe rifiutato di continuare gli scontri a Bubanza contro i RED Tabara intercettati i 22 ottobre, obbligando le unità terroristiche FDRL ad entrare in azione.
Questa notizia, se sarà confermata, sottolinea la demotivazione nella difesa del territorio nazionale da parte dell’Esercito. Dopo i primi combattimenti i soldati burundesi si sarebbero, infatti, ritirati e sarebbero stati sostituiti da unità della Polizia, terroristi FDLR (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda) e miliziani Imbonerakure.
C’è da notare che all’interno della Polizia almeno il 30% degli effettivi sono composti da terroristi FDLR infiltrati nel corpo d’armata. Anche gli attuali combattimenti all’interno della foresta della Kibira sarebbero sostenuti per la maggior parte da poliziotti, FDLR e Imbonerakure. 

Martedì 22 ottobre, invece, a soccombere erano stati Christine Kamikazi, Agnes Ndirubusa, Egide Harerimana, Terence Mpozenzi, giornalisti del settimanale burundeseIwacu’, e il loro autista, Adolphe Masabarakiza, sono stati arrestati dalla Polizia Nazionale mentre seguivano i combattimenti nel distretto di Bubanza tra Esercito e  RED Tabara. 

I giornalisti sono stati fermati nonostante avessero informato la Polizia della loro presenza sul teatro delle operazioni. Questa palese violazione del diritto d’informazione è stata attuata, si ritiene, per impedire che la versione ufficiale degli avvenimenti venisse smentita da autorevoli testimoni oculari.
I quattro giornalisti sono ora in custodia e sottoposti a interrogatori. «I giornalisti giocano un ruolo vitale nel riportare le cronache di pubblico interesse e devono essere legittimati a fare il loro lavoro senza intimidazioni o interferenze. Le autorità burundesi devono rilasciare immediatamente i quattro giornalisti di Iwacu e il loro autista, oltre a interrompere l’attuale repressione dei Media e della libertà di libera informazione»,  ha dichiarato Lewis Mudge, direttore per il Centrafrica della associazione americana in difesa dei diritti umani Human Rights Watch

La repressione della libera stampa fa parte della strategia del Presidente (di fatto illegittimo) Pierre Nkurunziza per controllare il Paese e, soprattutto, evitare la diffusione delle notizie delle continue  violazioni dei diritti umani commesse sulla popolazione inerme. Tra il 2015 e il 2016 le sedi dei media indipendenti sono state bruciate e molti giornalisti uccisi. Lo scorso luglio 2018 è stata ritirata la licenza ad operare in Burundi alla ‘BBC’ e chiuso il suo ufficio a Bujumbura. Stessa sorte è toccata per ‘Voice Of America’.
Lo scorso luglio la Radio Televisione Nazionale Burundese è stata messa sotto il controllo delle milizie Imbonerakure e dei terroristi ruandesi FDRL, tramite la nomina a direttore generale di Eric Nshimirimana, noto leader Imbonerakure. Lo scorso 19 ottobre il Governo ha imposto un restrittivo codice di condotta ai giornalisti, nel quale, tra il resto, si proibisce di pubblicare anche su internet risultati provvisori o definitivi riguardanti le prossime elezioni del 2020 che siano contraddittori a quelli che verranno ufficialmente annunciati dalla Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), controllata dal regime. 

Il settimanale ‘Iwacu’ è stato oggetto di infinite persecuzioni da parte del regime, compresa la sparizione del famoso giornalista Jean Bigirimana, sparizione avvenuta il 22 luglio 2016. Bigirimana è letteralmente scomparso. Probabilmente vittima di una esecuzione extra giudiziaria. Per ragioni politiche il regime non ha bruciato la sede di ‘Iwacu’ e interdetto la pubblicazione anche online del settimanale. Al contrario, lo ha mantenuto aperto, ma sottoponendolo a stretta sorveglianza e censura. L’insolita decisione è stata presa per offrire alla comunità internazionale una parvenza di pluralità di informazione nel Burundi. 
In realtà la redazione e i giornalisti di  ‘Iwacu’ sono sotto stretta sorveglianza e i pezzi verificati dal Consiglio Nazionale della Communicazione – CNC prima della loro pubblicazione cartacea o online. Nel Paese è vietata qualsiasi traduzione o diffusione di articoli pubblicati da quotidiani o siti di informazione stranieri. A questo proposito è stata redatta una lista dei siti proibiti tra cui compare anche ‘L’Indro’. La scorsa settimana il CNC ha sospeso la possibilità di postare commenti sotto gli articoli del sito ‘Iwacu’ online.

Malgrado questa stretta sui media, l’associazione ‘SOS Medias Burundi’ (fuorilegge nel Paese) ci offre notizie inedite confermando le notizie che parlavano già ieri di un pesante bilancio di vite umane tra le forze di difesa burundesi. «Ho visto sei corpi di militari, 9 di poliziotti e due corpi di miliziani Imbonerakure», testimoniano abitanti della zona a ‘SOS Medias Burundi’. La popolazione di vari villaggi è stata costretta evacuare le loro abitazioni. Si pensa che a costringerli siano stati i guerriglieri del RED Tabara per evitare la perdita di vite innocenti. Il governatore della provincia di Bubanza, Térence Nobus Butoyi, è giunto nei villaggi sfollati chiedendo alla popolazione di rivenire nelle loro case. 

Sempre SOS Medias Burundi’ ci fornisce ipotesi di come sarebbe avvenuto l’ingresso dei  RED Tabara nel PaeseSostanzialmente questa potrebbe essere stata la dinamica: «Il contingente di RED-Tabara lascia i suoi campi nella RDC. Attraversa la vasta pianura del lato congolese di Rusizi. Attraversa il grande fiume Rusizi probabilmente con imbarcazioni leggere. Entra nella foresta di Rukoko dal lato burundese. Attraversa una vasta area di coltivazioni di riso, diretto a Gihanga, nel comune di Mpanda, a Rukoko orientale. Nessuno ha rilevato il contingente, lo ha visto, ascoltato e segnalato», «due gruppi entrano nella foresta  di Kibira. Solo la retroguardia di questo contingente, un terzo gruppo sarebbe stato rilevato dall’Imbonerakure che ha lanciato l’allarme e ha chiesto il sostegno dell’Esercito e della Polizia. A seguito di queste richieste di aiuto, i messaggi audio di alcuni Imbonerakure», stralci di questi dialoghi sono quelli che ci sono stati inviati in Redazione e che abbiamo prontamente pubblicato, in esclusiva per l’Italia.  Dialoghi che «indicano che molti soldati sarebbero arrivati a Musigati».
Altre ricostruzioni, prosegue ‘SOS Medias Burundi’, «sabato 19 ottobre 2019, il contingente si sarebbe stabilito a Muzinda. I suoi combattenti avrebbero indossato nuove uniformi militari identiche a quelle dei soldati dell’Esercito governativo. Per questo motivo, la popolazione locale li avrebbe considerati soldati dell’Esercito governativo e non sarebbe stato sospettoso. Inoltre, sempre con queste fonti, i combattenti sarebbero stati pesantemente armati di mitragliatrici, in particolare, e sarebbero stati numerosi come un contingente di un campo militare». 

Ipotesi di ricostruzioni dei fatti che sembrano tornare su quanto noi abbiamo appreso dalle nostre fonti in loco. Inevitabilmente, in questa fase le ricostruzioni sono da verificare e stabilizzare, e questo verrà dopo. Sono ricostruzioni, però, quelle di  ‘SOS Medias Burundi’, che, come quelle che provengono dalle nostre fonti, che convergono su elementi -numero imponente di uomini, ottimo armamento, ecc…- che non fanno apparire quel che sta accadendo come un banaleingresso di gruppi armati sul territorio burundese.
Ma in questa fase tutte le ipotesi sono da tenere in considerazione e da verificare. Vedremo quanto accadrà nei prossimi giorni.

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