domenica, Novembre 29

Burundi, ONU getta benzina sul fuoco

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KampalaIl 21 gennaio una delegazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite composta da 15 rappresentanti dei Stati membri permanenti e provvisori del Consiglio si è recata in Burundi con l’intento di convincere l’ex presidente Pierre Nkurunziza ad accettare la ripresa dei colloqui di pace e l’arrivo della forza di pace africana MAPROBU con il compito di proteggere i civili. Come è stato riportato nel precedente reportage de L’Indro, la missione ha sollevato forti critiche da parte dell’opposizione e della popolazione burundese in generale. Si mette in dubbio la validità delle proposte che infrangono i principi base della giustizia internazionale.

I dettagli sull’andamento della missione riportati da giornalisti indipendenti e provenienti da fughe di notizie rivelano che gli obiettivi della missione non erano quelli di costatare sul terreno i sospetti di crimini contro l’umanità commessi dal regime ma di promuovere un’agenda di compromesso a favore del regime decisa in altri sedi. A capo della missione vi era l’Ambasciatore angolano Gaspar Martins. Un evidente paradosso in quanto l’Angola è riconosciuta senza ombre di dubbi come un Paese che appoggia il regime fornendogli armi e finanziamenti. La delegazione è rimasta nel Paese un solo giorno. L’incontro con il presidente illegittimo Pierre Nkurunziza presso il suo nascondiglio di Gitega ha di fatto impedito di poter osservare attentamente la realtà nei quartieri martiri della capitale.

Originalmente l’incontro era stato organizzato a Karuzi, vicino la frontiera con la Tanzania e successivamente spostato a Gitega per ragioni di sicurezza. Alcuni delegati, tra cui l’Ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite Samantha Power hanno sollevato dubbi nell’incontrare un Capo di Stato non alla Presidenza a Bujumbura ma a Gitega. La Power intendeva comprendere la situazione nella capitale, epicentro delle violenze. I dubbi sono stati stroncati dall’Ambasciatore dell’Uruguay che ha pubblicamente affermato: «Non possiamo imporre ad un presidente sovrano il luogo dell’incontro e parlare con la popolazione senza sua approvazione». La sicurezza a Gitega è stata garantita da due battaglioni di terroristi ruandesi FDLR che indossavano uniformi dell’esercito e della polizia.

Le dichiarazioni ufficiali fatte dai delegati durante la conferenza stampa hanno sbalordito la popolazione burundese che si attentedeva un ultimatum lanciato ad Nkurunziza e la decisione di inviare forze di pace per porre termine al genocidio in corso. In generale i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non hanno ritenuto che la questione del terzo mandato e delle elezioni siano di interesse internazionale. La considerano piuttosto una questione interna. Una grave decisione che equivale alla riabilitazione di Nkurunziza e al riconoscimento del suo statuto di presidente nonostante il genocidio attivato per mantenersi illegalmente al potere.

Per l’Ambasciatore francese alle Nazioni Unite Alexis Lamek la questione burundese è strettamente politica, quindi la soluzione non può essere militare. Un’affermazione che nega il carattere di violenza unilaterale del regime FDRL-CNDD catalogata come sterminio etnico. Lamek si spinge oltre affermando che il Rwanda sta destabilizzando il Burundi e che occorre porre seri rimedi. Un chiaro indizio del piano francese di destabilizzare la regione utilizzando i terroristi FDLR. L’obiettivo principale per Parigi è quello di eliminare le anomalie regionali di Rwanda e Uganda e riprendere il controllo regionale come all’epoca del regime di Juvenal Habyrimana in Rwanda.

L’Ambasciatore cinese ha ribadito che la sovranità e l’indipendenza del Burundi sono da rispettare e tenere in considerazione in tutte le proposte di pace che si presenteranno. Inutile sottolineare che la sovranità e l’Indipendenza del paese in questo momento ruotano sulla legittimità o meno dell’attuale regime. Nette prese di posizione sono state esposte dagli ambasciatori russo e angolano. «Il Burundi non necessita di forze di pace ma del rafforzamento dei suoi corpi di difesa», afferma l’ambasciatore russo. Una dichiarazione guerrafondaia visto che esercito e polizia di fatto non esistono più avendo subito diserzioni di massa. Al loro posto vi sono i pochi militari rimasti fedeli a Nkurunziza, i miliziani Imbonerakure e i terroristi ruandesi FDLR che detengono il controllo dei corpi di difesa impiegati nel genocidio e repressione.

La Russia che sbandiera al mondo intero la sua determinazione a distruggere i terroristi del ISIL-DAESH in Siria propone di rafforzare le capacità militari dei terroristi ruandesi in Burundi. Proposta beffarda ed irrispettosa delle vite umane burundesi perse ogni giorno. L’Ambasciatore russo ovviamente tace sui sospetti di traffici d’armi. La Russia di essere al centro di una triangolazione dove i supporter internazionali del regime e dell’opposizione armata comprano armi russe per farle giungere ai rispettivi alleati in Burundi. Il Capo delegazione, l’Ambasciatore angolano Gaspar Martins ha voluto ribadire la legittimità del regime di Nkurunziza: «Nessuna decisione di invio truppe può essere presa senza il consenso del governo burundese».

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