martedì, Agosto 11

Burundi, Olga, Lucia e Bernadetta: omicidio di Stato insabbiato? Dopo 3 anni e almeno 2 persone che si dicono in possesso di prove, nulla si sa sull’indagine che avrebbe dovuto seguire la Procura di Parma

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Ricorre oggi il terzo anniversario dell’assassinio di Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernadetta Boggian, avvenuto domenica 7 settembre 2014 presso la diocesi di Kamenge, quartiere della capitale del Burundi, Bujumbura.  L’omicidio è stato attuato barbaramente e in circostanze misteriose presso la residenza delle tre sorelle, all’interno della diocesi di Kamenge, quartiere della capitale noto per essere controllato da forze estremiste ‘HutuPower’ e feudo del numero due del regime burundese, il Generale Alfphonse Nshimirimana.

Secondo la ricostruzione fatta all’epoca dalla Polizia le tre suore vennero uccise nello stesso giorno ma in ore diverse. Olga Raschietti e Lucia Pulici furono uccise nel pomeriggio, mentre Bernadetta Boggian nella sera. Al momento dell’omicidio di Olga e Lucia, la Boggian si trovava all’aeroporto internazionale di Bujumbura. Rientrata vide la diocesi piena di Polizia e apprese la morte delle consorelle. Fu uccisa nella serata dello stesso giorno dagli aggressori che erano evidentemente rimasti nascosti all’interno della dioces,i nonostante la Polizia avesse perquisito i locali.

Gli omicidi furono violentissimi. Le tre suore vennero trovate smembrate a colpi di machete. In un primo tempo la Polizia burundese affermò che i corpi senza vita erano stati anche stuprati. Affermazione che fu ritrattata due giorni dopo. All’epoca il Governo burundese arrestò uno squilibrato mentale di nome Christian Claude Butoyi, accusandolo del triplice omicidio. Dopo qualche mese il giornalista burundese Bob Rugurika, direttore della ‘Radio Popolare Africana’, finanziata da filantropi statunitensi tra i quali il magnate George  Soros, mandò in onda due confessioni di ex agenti dei servizi segreti che affermavano di aver partecipato alla strage ordinata per motivazioni politiche.

Secondo le loro testimonianze fu il Generale Alphonse Nshimirimana a ordinare la morte delle tre suore italiane in quanto si opponevano a presunti traffici di contrabbando di medicinali da lui orchestrati con la complicità di alcuni esponenti del clero della diocesi di Kamenge. Le indagini giornalistiche di ‘Radio Popolare Africana’ portarono a sospettare che nell’omicidio vi fossero coinvolti anche alcuni esponenti del clero della diocesi di Kamenge che erano in affari con Il Generale Alphonse Nshimirimana, assassinato dalla ribellione armata in una imboscata nell’agosto 2015. Gli informatori di Rugurika rimasero vaghi sulla nazionalità del clero complice del Generale Nshimiramana. Si rifiutarono di specificare se erano burundesi o stranieri.

Le tre suore, secondo le confessioni dei pentiti, sarebbero state uccise anche perché avevano scoperto l’addestramento dell’ala giovanile del partito al potere CNDD-FDD, denominata Imbonerakure. Gli addestramenti militari sarebbero stati impartiti nella provincia del Sud Kivu, Repubblica Democratica del Congo, dai terroristi ruandesi FDLR (Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda). Secondo le confessioni fornite a ‘Radio Popolare Africana’ le tre suore italiane erano in procinto di consegnare alle Nazioni Unite le prove di questi addestramenti che si svolgevano con l’obiettivo di creare una forza paramilitare in grado di  reprimere l’opposizione burundese in previsione della sua opposizione al terzo mandato del Presidente Pierre Nkurunziza (considerato anti costituzionale) e per massacrare la minoranza etnica Tutsi.

Gli addestramenti fatti dai terroristi FDLR sono stati confermati nel 2016 da investigatori delle Nazioni Unite, mentre le principali associazioni in difesa dei diritti umani burundesi e internazionali concordano che le Imbonerakure sono ora diventate la principale arma di repressione del Governo che l’opposizione considera illegale dal luglio 2015. Le quotidiane prove raccolte da SOS Burundi, associazione che partecipa alla campagna 100 giorni per la giustizia con lo scopo di portare al tribunale dell’Aia l’ex presidente Pierre Nkurunziza e i gerarchi del regime per sottoporli a processo per crimini contro l’umanità; rivelano che le milizie Imbonerakure, addestrate nel lontano 2014 nel est del Congo, sono la principale forza di repressione, autorizzate dal regime a compiere arresti arbitrari  ed esecuzioni extra giudiziarie di oppositori politici e di cittadini di etnia tutsi.

Il giornalista Bob Rugurika fu arrestato a causa delle presunte confessioni degli agenti segreti e delle accuse rivolte dal Governo di aver simpatizzato con i golpisti nel maggio 2015. Rischiò di essere ucciso in carcere, secondo quanto affermato da associazioni in difesa dei diritti umani burundesi e internazionali. Grazie alla pressione internazionale che queste associazioni riuscirono a nimare, Bob Rugurika fu scarcerato e fuggì dal Burundi per rifugiarsi in Europa. ‘Radio Popolare Africana’ fu bruciata dopo il fallito colpo di Stato del maggio 2015.

Un avvocato belga Bernard Maingain, noto per la profonda conoscenza del Burundi e per aver assunto la difesa di quattro militari che parteciparono al colpo di Stato nel maggio 2015, affermò, nel 2015, di possedere le prove sia degli addestramenti militari dei giovani Imbonerakure, sia delle motivazioni e dei mandanti dell’uccisione delle tre suore italiane. Tali prove sarebbero state consegnate alle Nazioni Unite. In una intervista rilasciata a ‘L’Indro’, l’allora Ambasciatore italiano a Kampala, Uganda, Antonio Dejack, affermò che un’indagine era stata aperta presso la Procura di Parma, invitando la stampa ad attendere i risultati dell’inchiesta.

A distanza di tre  anni il caso resta irrisolto, non attira più l’attenzione dei media italiani, nonostante che molti, all’epoca, avessero intuito che dietro a questo triplice omicidio si potesse nascondere un giallo internazionale che coinvolgerebbe attori anche non burundesi. Questi sospetti scaturirono dalle evidenti incongruenze nella versione ufficiale fornita dal Governo burundese.

Nonostante il direttore Bob Rukirika e l’avvocato belga Bernard Maingain abbiano sostenuto di aver prove inconfutabili sui mandanti e sulle ragioni politiche del triplice omicidio non si hanno notizie di un eventuale contatto di questi soggetti da parte della Procura di Parma, né si sa se Rukirika e Maingain abbiano mai contattato le autorità italiane per offrire la loro collaborazione a risolvere il caso, né, tanto meno, cosa contenga veramente il dossier che sarebbe stato consegnato alle Nazioni Unite dall’avvocato belga.

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