giovedì, Novembre 14

Burundi: Nkurunziza si rafforza al potere Sylvestre Nyandwi, Procuratore Generale della Repubblica ha informato dell'arresto di numerosi ufficiali tutsi dell’esercito, legati all'omicidio del Presidente Hutu

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Sabato 24 novembre Sylvestre Nyandwi, Procuratore Generale della Repubblica ha redatto e firmato un comunicato stampa dove si informa dell’arresto di numerosi ufficiali tutsi dell’esercito. Assieme al comunicato è stata pubblicata una lunga lista di 18 fuggiaschi, tra i quali compaiono pezzi grossi dell’esercito come i Colonelli Charles Ndijtie e Celestin Ndajisaba. Tra gli arrestati compaiono 4 alti ufficiali: il Generale Celestin Ndayisaba e i Colonnelli Gabriel Gunungu, Laurent Niyonkuru e Anicet Nahigombeye.

Il Procuratore Generale della Repubblica ha motivato l’ondata di arresti con presunti legami all’omicidio del Presidente Hutu democraticamente eletto avvenuto il 21 ottobre 1993. Melchior Ndadaye, Presidente del partito estremista hutu Fronte per la Democrazia in Burundi’ (FRODEBU), fu ucciso dalla Guardia Repubblicana tutsi a colpi di baionette. Il Generale Pierre Buyoya (tutsi) fu sospettato di essere dietro questo omicidio politico. Dopo un breve e caotico governo hutu provvisorio il Generale Buyoya attua un secondo colpo di Stato divenendo Presidente. I due episodi creano le basi per una guerra etnico civile che durò dieci anni.

Secondo il Procuratore Nyandwi gli alti ufficiali dell’esercito arrestati e quelli in fuga avrebbero partecipato all’assassinio di Ndadaye e avrebbero goduto dell’immunità sul crimine per tutti questi anni. Il provvedimento giuridico, assai tardivo, dovrebbe chiarire che in Burundi non è tollerata nessuna immunità. Peccato che lo stesso Presidente Pierre Nkurunziza, una volta giunto al potere, aveva cancellato la sentenza del Tribunale di Bujumbura che lo aveva condannato all’ergastolo per crimini di guerra.

Secondo varie fonti il vero motivo di questa ondata di arresti sarebbe stato il tentativo del regime di impedire un golpe contro Nkurunziza tramite arresti preventivi. Il golpe sarebbe stato in preparazione da ottobre. Doveva aprire la via ad una facile conquista del Paese da parte delle forze di liberazione posizionate al di là del confine, in Congo.

Se questa versione corrispondesse alla realtà, il fallito golpe dimostrerebbe una mancata preparazione da parte dell’opposizione come fu nel caso del golpe militare tentato nel maggio del 2015. Ora la situazione volgerebbe a favore del regime. Nelle settimane precedenti al golpe si erano intensificati gli attacchi in tutto il Paese ad opera del gruppo armato RED Tabara. Attacchi mordi e fuggi che avevano seriamente impegnato le forze di difesa rimaste leali al dittatore e i mercenari ruandesi delle FDLR.

Il fallito golpe potrebbe mettere in difficoltà anche la Quinta Colonna all’interno del CNDD-FDD che da sempre ha mal digerito la follia razziale di Nkurunziza. A fasi alterne la Quinta Colonna ha tramato per destituire Nkurunziza, votare per un governo di unità nazionale inclusivo di opposizione e gruppi armati e di andare a libere elezioni. Questa mossa di resa ragionata sarebbe stato l’unico modo per evitare l’Olocausto e salvare il partito. La presa del  Paese da parte dei terroristi ruandesi FDRL aveva già complicato il piano. Aver sventato il golpe che forse parte dell’esercito stava per preparare significherebbe che il regime possiede ancora di efficaci servizi segreti che rendono la congiura all’interno del CNDD-FDD sempre più rischiosa.

Altre fonti affermano invece che si tratta di una montatura. Il regime avrebbe inscenato un finto colpo di Stato per aumentare la decimazione degli alti ufficiali tutsi e per non partecipare ad un meeting straordinario della Unione Africana che si svolgerà entro la fine di novembre a Kampala, in Uganda. Di questo meeting straordinario nessuno sembra saperne molto. Non sarebbe la prima volta che il regime inventa finti colpi di stato per avere la scusa di arrestare o eliminare oppositori.

Al momento non si hanno dati certi per comprendere se il regime ha veramente sventato un tentativo di colpo di stato oppure se ha utilizzato questa scusa per fare decimazioni etniche all’interno dell’esercito e non partecipare al meeting straordinario dell’Unione Africana. Quelle che è certo è che Nkurunziza, probabilmente malato, mantiene il potere anche se in equilibrio molto precario, mentre le formazioni ribelli sembrano aver interrotto gli attacchi. La situazione rimane al momento calma, ma pericolosa. Il regime è riuscito a sopravvivere per quasi 4 anni, ma non a consolidarsi. Una dittatura per essere accettata dalla popolazione deve offrire dopo la repressione progresso economico e aumento del tenore di vita. Così facendo si compra il popolo e i pochi rivoluzionari che si ostinano ad opporsi non troveranno supporto popolare.

Il regime non è in grado di lanciare una ripresa economica anche se minima. Sta ricevendo qualche milione dalla Cina mentre la Russia ora è concentrata a sbattere fuori i francesi dalla Repubblica Centrafricana. Al momento il regime si regge sul filo del rasoio, protetto da mercenari che nel 1994 compirono l’Olocausto Africano. L’unica arma politica è sempre più quella razziale dell’ HutuPower e delle milizie Imbonerakure. Una via pericolosa che, storicamente nella regione, si è sempre conclusa con un genocidio.

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