domenica, Aprile 5

Burundi: Mkapa, Mfumukeko, agenti di Nkurunziza al Parlamento di Arusha?

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Mercoledì 10 maggio il Parlamento della East African Community si riunirà ad Arusha, Tanzania per una riunione speciale dedicata alla crisi in atto nel Paese membro della Comunità Economica dell’Africa Orientale: il Burundi. La riunione è stata convocata a seguito dell’offensiva diplomatica dell’Amministrazione Trump attuata presso le Nazioni Unite su pressioni di Israele e della comunità ebraica americana in difesa del Rwanda, Paese vittima di genocidio, direttamente minacciato dalla sempre più preoccupante crisi politica e militare burundese. Martedì 18 aprile 2017 gli Stati Uniti hanno sottoposto  al  Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la richiesta di intervenire militarmente al più presto in Burundi prima che la situazione diventi irreparabile. La riunione del parlamento della East African Community si svolgerà in contemporanea alla riunione speciale su Burundi indetta dalla Unione Africana mentre nessuna notizia è trapelata al momento sulla riunione degli Ambasciatori europei accreditati nel Paese africano che si doveva tenere lunedì 24 aprile a Bruxelles.

Secondo indiscrezioni trapelate ai media anglofoni dell’Africa Orientale il Parlamento di Arusha intenderebbe risolvere la crisi burundesi offrendo al regime una “graceful exit”, una graziosa uscita. Gli Stati membri dovrebbero richiedere al governo burundese la ripresa senza pregiudizi dei dialoghi di pace con l’opposizione tesi a risolvere la crisi con un governo di unità nazionale con il compito di preparare nuove elezioni democratiche e trasparenti. Il dittatore Pierre Nkurunziza (di cui il Parlamento di Arusha ha richiesto la sua presenza fisica alla riunione straordinaria) dovrebbe accettare di abdicare ricevendo immunità e salva condotto per un esilio dorato in Paese terzo. In caso di rifiuto della ripresa dei colloqui di pace la East African Community (EAC) si vedrebbe costretta a studiare altre opzioni più idonee per la pace in Burundi.

I negoziati di pace sono stati interrotti lo scorso febbraio quando il regime pose come condizione per parteciparvi l’arresto di vari esponenti della opposizione già presenti ad Arusha in attesa della delegazione governativa. La richiesta ufficiale inoltrata al governo tanzaniano conteneva una chiara nota di odio etnico rivolta alla minoranza tutsi. «Gli oppositori burundesi che noi chiediamo l’arresto e l’estradizione appartengono ad un piccolo gruppo di tutsi responsabile delle ricorrenti crisi politiche e sociali del Burundi fin dalla sua indipendenza. Questo pericoloso gruppo etnico ha sempre avuto l’obiettivo di conquistare e mantenere il potere nel Paese a dispetto della maggioranza della popolazione» recita la nota di richiesta d’arresto completamente disattesa per ordine del presidente tanzaniano John Magufuli.

Questo sarebbero le intenzioni della EAC dove si è creato un ambiente ostile verso il regime di Bujumbura grazie al lavoro di lobby politica di Uganda e Rwanda, sostenuto dalla Amministrazione del Presidente Magufuli. Il regime sembra isolato a livello regionale ma il condizionale è d’obbligo in quanto Nkurunziza e il CNDD-FDD (partito estremista hutu al potere in Burundi) godono ancora di importanti alleati proprio dentro la Comunità Economica dell’Africa Orientale Liberat Mfumukeko (burundese) attuale Segretario Generale della EAC e Benjamin Mkapa, ex presidente della Tanzania attualmente incaricato dalla EAC come mediatore della pace burundese.

Liberat Mfumukeko, divenuto Segretario Generale EAC per l’esercizio 2016 – 2017, è una vecchia volpe del regime. Ex Consigliere Speciale del presidente Nkurunziza, prima della nomina alla East African Community ha ricoperto l’ambito posto di Direttore Generale della REGIDESO la società statale burundese per l’acqua e la luce che, durante l’epoca Nkurunziza è stata trasformata in una fonte di cash per le tasche del presidente e della sua gang criminale, Mfumukeko compreso. A livello regionale ha ricoperto la carica di Vice Segretario Generale della EAC responsabile delle Finanze e della Amministrazione e Direttore della East African Power Pool – EAPP il potente consorzio fondato nel 2005 che gestisce i progetti di elettrificazione regionale in dieci Paesi africani: Burundi, Congo, Egitto, Etiopia, Kenya, Libia, Rwanda, Sudan, Tanzania e Uganda.

Mfumukeko è considerato l’uomo di Nkurunziza all’interno della East African Community che deve garantire gli interessi del regime ed impedire ogni condanna, indagine, sanzioni o azioni militari contro l’ex presidente Nkurunziza, il CNDD, le Imbonerakure e i loro alleati terroristi ruandesi delle FDLR. Nel luglio 2016 Mfumukeko è stato accusato dalla piattaforma dei partiti d’opposizione in esilio CNARED di essere il portavoce del dittatore Nkurunziza abdicando al suo ruolo di imparzialità come Segretario Regionale della East African Community. All’epoca Mfumukeko stava tentando di convincere l’opposizione a partecipare ai colloqui di pace indetti dal regime in Burundi ed affidati alla Commissione Nazionale del Dialogo Inter Burundese – CNDI controllata dal regime. I colloqui di pace promossi dalla CNDI sono stati considerati a livello internazionale come una farsa per legittimare il potere detenuto illegalmente dal CNDD-FDD presso il governo e la presidenza.

Lo scorso marzo Mfumukeko ha rigettato il rapporto ONU sui crimini contro l’umanità commessi dal regime. Un rifiuto fatto passare inizialmente come una posizione ufficiale del Parlamento di Arusha della EAC, che è stato costretto il Parlamento di Arusha a prendere le distanze affermando che il rifiuto al rapporto rappresentava il punto di vista del Segretario Generale non ancora discusso presso in aula parlamentare. Come fa notare l’esperto politico Wachira Maina la Costituzione della EAC vieta esplicitamente al Segretario Generale di agire negli interessi del proprio Paese d’origine.

L’articolo 72 inoltre vieta al Segretario Generale di fare affermazioni pubbliche che non siano prima state discusse in Parlamento e che potrebbero risultare nocive alla immagine e agli interessi della East African Community. Mfumukeko ora è impegnato a proteggere il regime da eventuali misure contrarie della EAC e a promuovere una sua immagine positiva, affermando che la situazione della sicurezza e del rispetto dei diritti umani è nettamente migliorata nel ultimo semestre. Per Mfumukeko il rapporto ONU sarebbe basato su informazioni distorte fornite da nemici interni ed esterni della democrazia burundese. Mfumukeko è il principale ostacolo all’interno della East African Community per avviare il processo di delegittimazione presidenziale in quanto Nkurunziza ha ottenuto un terzo mandato contro la Costituzione e tramite l’uso indiscriminato della forza contro la sua popolazione.

Le attuali mosse di Mfumukeko preoccupano gli altri Stati membri della EAC, in special modo Rwanda e Uganda. Entrambi fanno notare che le affermazioni del Segretario Generale sono di parte e pericolose in quanto vanno contro all’articolo 6 della Costituzione EAC che regola i principi di buon governo, di democrazia, trasparenza legislativa, tutela dei diritti umani, giustizia sociale, pari opportunità e gender. Tecnicamente dal 2015 il Burundi può subire l’espulsione dalla Comunità Economica dell’Africa Orientale in quanto non rispetta più alcun standard minimo previsto dall’articolo 6.

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