giovedì, Novembre 14

Burundi: lotta per il potere tra hutu L’economia del Paese è al collasso e questa situazione disastrosa sta aprendo serie conflittualità tra le varie forze HutuPower, per ora latenti, ma che potrebbero essere il preludio per una sanguinosa lotta per il potere, anche in vista delle elezioni presidenziali 2020. Ecco il quadro degli attori in campo

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Ad un esame superficiale, in Burundi il regime del partito di Governo, il CNDDFDD (Conseil national pour la défense de la démocratie-Forces pour la défense de la démocratie), e il dittatore Pierre Nkurunziza sembrano aver in mano la situazione. I media indipendenti sono stati eliminati, i leader dell’opposizione e della società civile costretti all’esilio o uccisi. La minoranza tutsi presa in ostaggio. Il potere assoluto e il pensiero unico consolidati. L’isolamento diplomatico equilibrato dagli alleati: Cina, Egitto, Francia, Russia, Tanzania –che ora sta rimandando i rifugiati burundesi in patria.
L’offensiva militare dei gruppi ribelli FNL, FOREBU, RED Tabara resa inapplicabile in quanto il terreno di scontro è stato spostato nel Sud Kivu, Congo. Il pericolo di guerra contro il Rwanda al momento scongiurato grazie agli appoggi diplomatici regionali di Tanzania e Uganda e alle offensive militari dei terroristi FDLR contro il Rwanda, che costringono il Governo di Kigali in una posizione difensiva. Tutte ottime basi per le elezioni del 2020, che serviranno a consolidare le perpetuità del regime HutuPower di Nkurunziza

Come fu per il Rwanda del 1994, il fattore economico gioca un ruolo decisivo sulle sorti del regime e del Paese in generale. L’economia burundese è moribonda. Le sanzioni economiche e la sospensione degli aiuti umanitari decisi dalla Unione Europea stanno inabissando il Burundi in una crisi economica senza via di uscite.
Gli alleati non rappresentano una valida alternativa. La Cina offre solo qualche milione di dollari, giusto per tenere in vita il regime. La Francia si concentra sugli aiuti militari. La Russia considera il Burundi come una terra di conquista. Gli imprenditori russi sono solo interessati ad una rapina delle risorse naturali e a entrare nel lucroso giro d’affari del contrabbando dei minerali preziosi provenienti dal Congo, gestito dal CNDD e dai terroristi FDLR.
Le sole fonti rimaste di valuta pregiata provengono dai soldati burundesi del contingente di pace ONU – Unione Africana in Somalia e dal flusso monetario inviato dalla diaspora burundese. Sono fonti instabili. Lo scorso giugno le Nazioni Unite hanno ridotto il numero di soldati burundesi all’interno della AMISOM, mentre la diaspora invia il minimo necessario per la sopravvivenza delle loro famiglie rimaste in Burundi. 

Si parla della scoperta di giacimenti di oro, coltan, casserite, nichel, terre rare e wolfarmite. Il Governo ha avanzato alla CIRGL (Conferenza Internazionale per la Regione dei Grandi Laghi) le domande di certificazioni d’origine di questi minerali. Esistono veramente queste miniere o sono un espediente per il riciclaggio dei minerali provenienti dal Congo? Gli unici giacimenti certi sono quelli del nichel e terre rare. Per gli altri minerali non si comprende la reale entità dei giacimenti. Ammesso la loro reale esistenza, nessun imprenditore straniero è interessato investire. Le ragioni sono ovvie: instabilità politica e sanzioni europee. Nemmeno la Cina investe, attendendo tempi migliori. Gli unici investimenti, ad alto contenuto speculativo, sono garantiti da imprenditori russi, veri e propri pirati.
L’inflazione ha raggiunto il 30%, mentre il Franco Burundese nell’ultimo semestre ha perso il 40% del suo valore rispetto al dollaro americano e all’euro.
Nkurunziza e il CNDD regnano su un Paese stremato, alla fame, senza prospettive di investimenti e senza riserve di valuta pregiata. La Banca Centrale non dispone che di tre settimane di riserve di valuta pregiata per pagare le importazioni. Nel Paese si assiste ad una carenza cronica di carburante e di medicine. In pratica Nkurunziza regna sulla povertà assoluta.

Questa situazione disastrosa sta aprendo serie conflittualità tra le varie forze HutuPower. Conflittualità al momento latenti, ma che potrebbero essere il preludio per una sanguinosa lotta per il potere e la supremazia. Vediamo le forze in campo, spesso antagoniste tra di loro. 

Pierre Nkurunziza e Denise Nkurunziza

La famiglia Nkurunziza sembra aver il controllo del partito al potere, il CNDD-FDD, e del Paese. Il problema è mantenere questo controllo. Nel dicembre 2018 il dittatore aveva dichiarato la volontà di non presentarsi come candidato alle elezioni presidenziali del 2020. Tale dichiarazione è stata preceduta dal tentativo di passare le redini del potere a Denise Nkurunziza (luglio 2018), trovando forti ostacoli proprio all’interno del CNDD-FDD. L’opzione rimane ancora valida, ma sempre più difficile da realizzare. Come piano B, Nkurunziza ha tentato di proclamarsi Re, creando un Regno Hutu che sostituisca l’attutale Repubblica. Opzione di difficile realizzazione a causa della intrinseca follia e anacronismo di questo piano politico.
Per Nkurunziza sembra non rimanere altra soluzione che un quarto mandato presidenziale. Al momento il dittatore non si pronuncia per non sconfessare apertamente le promesse fatte nel 2018, ma sta agendo dietro le quinte per far passare la sua candidatura alle elezioni come una volontà popolare. Ha creato un movimento di fedeli (anche tra i miliziani delle Imbonerakure) che sta facendo una vera e propria campagna per chiedere al ‘Presidente’ di presentarsi alle elezioni. 

I tre centri di potere del CNDD

Il CNDD-FDD sembra un partito monolitico sotto il controllo di Nkurunziza. In realtà è un partito diviso tra tre contrapposte correnti. La prima controllata dai coniugi Nkurunziza, la seconda dal Capo delle Forze Armate, il generale Prime Niyongabo, e la terza dal Ministro della Sicurezza e della Polizia Nazionale, Alain-Guillaaume Bunyoni. Sono tre veri e propri centri di potere in concorrenza tra di loro. Ognuno cura i propri interessi e non esita a commettere atrocità inaudite sulla popolazione per affermare il proprio controllo e dominio. 

Bunyoni ha sostituito il generale Adolphe Nshimirimana, ucciso nell’agosto 2015 da Nkurunziza. Tra Bunyoni e Nkurunziza non scorre buon sangue, ma entrambi hanno raggiunto un equilibrio di potere che non permette di prevalere l’uno sull’altro. Per non fare la stessa fine di Nshimirimana, Bunyoni si è alleato al gruppo terroristico ruandese FDLR. Astuto quanto feroce, Bunyoni sembra attendere il momento giusto per sbarazzarsi del suo rivale e viceversa.
Il generale Niyongabo è sempre stato contrario alla alleanza voluta da Nkurunziza e le FDLR, da lui considerata una vera e propria ingerenza straniera negli affari interni del Burundi. Dopo essere scampato ad un attentato, nel settembre 2015 (forse organizzato dallo stesso Nkurunziza), Niyongabo ha assunto una politica prudente, evitando aperte conflittualità con il dittatore e le FDLR. Si sta concentrando a rafforzare i reparti dell’Esercito a lui fedeli e contrari alle ingerenze dei terroristi ruandesi, attendendo anche lui il momento più propizio. Niyongabo è anche in contrasto con Bunyoni, causa l’alleanza con le FDLR di quest’ultimo. 

La fazione moderata del CNDD

Esiste una quarta fazione all’interno del partito unico: quella dei moderati. Isolata e minoritaria, questa corrente sta riemergendo paradossalmente grazie ai coniugi Nkurunziza che intendono utilizzarla nel tentativo di spezzare l’isolamento internazionale. “La fazione moderata è composta da leader politici e da generali contrari alle violenze di Niyongabo e di Bunyoni. Sono stati contattati da Pierre Nkurunziza al fine di aprire un dialogo con parte dell’opposizione in esilio. In specifico la piattaforma politica CNARED”, spiega una nostra fonte, per ovvie ragioni coperta da anonimato. 

La fazione moderata avrebbe ricevuto il mandato da Nkurunziza di contattare il CNARED a Nairobi tra il 30 agosto e il 01 settembre 2019. Questi primi contatti hanno portato ad un incontro tra Pierre Nkurunziza e il segretario esecutivo del CNARED, Anicent Niyounkuru, svoltosi sabato 12 ottobre a Bujumbura. Il Governo non ha confermato questo incontro, ma fughe di notizia parlano di un tentativo di accordo tra Nkurunziza e CNARED per contrastare le forze più estremiste all’interno del CNDD-FDD. L’incontro è stato fortemente criticato dalle altre formazioni dell’opposizione burundese in esilio. 

La fazione moderata del CNDD-FDD sta tentando di arginare la bancarotta del Burundi tramite una serie di aperture rivolte alla comunità internazionale affinché possano riprendere gli aiuti economici capaci di evitare il collasso totale e definitivo. 

FDLR: Scomodi alleati o padroni?

Le varie fazioni all’interno del CNDD-FDD non solo le uniche forze in campo. Un peso determinante è quello dell’organizzazione terroristica ruandese FLDR (Democratic Forces for the Liberation of Rwanda),  le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda.
Assoldati da Nkurunziza, nel 2014, per addestrare militarmente l’ala giovanile del partito (le Imbonerakure), nel 2015 i miliziani delle FDLR sono stati impiegati come forze mercenarie per difendere la famiglia Nkurunziza.
L’alleanza politica Nkurunziza-FDLR ha subito strane mutazioni che hanno permesso al gruppo terroristico di assumere un ruolo determinante nella vita politica del Paese. Un ruolo che potrebbe essere molto superiore rispetto quello che appare. La presenza delle FDLR in Burundi pone il serio interrogativo su chi veramente comanda nel Paese. 

Le FDLR si sono infiltrate nell’Esercito e nella Polizia. Esercitano una forte influenza su Bunyoni, e hanno assunto il controllo dell’ala giovanile Imbonerakure, diventata una vera e propria milizia, sempre più pericolosa e autonoma rispetto al CNDD-FDD e a Nkurunziza. Le FDLR si sono infiltrate addirittura nella Guardia Presidenziale addetta alla sicurezza del dittatore. 

La scomoda presenza delle FDLR è aumentata in questi ultimi mesi causa la volontà del Presidente congolese Felix Tshisekedi di sloggiarle dall’est del Congo. Vari reparti delle FDLR di stanza in Congo si stanno trasferendo in Burundi, occupando discretamente la foresta di Kibira, prossima al confine ruandese. Le basi militari createsi servono come punto di partenza per le incursioni e tentativi di invasione del Rwanda. In Settembre lo Stato Maggiore delle FDLR si è trasferito da Goma (capoluogo di provincia Nord Kivu, Congo) al Burundi. Le FDLR non hanno ancora perso i territori occupati in Congo, ma sono in grosse difficoltà. Lo scorso 10 ottobre il Presidente congolese Tshisekedi ha promesso a Bukavu (Sud Kivu) delle offensive militari per liberare le zone occupate. Offensive supportate dalla collaborazione di soldati ruandesi presenti dallo scorso maggio nell’est del Congo. 

Secondo fonti sicure, i rapporti tra Nkurunziza e le FDLR si stanno deteriorando. Si sarebbe incrinata al reciproca fiducia. Le FDLR hanno il sospetto che Nkurunziza stia prendendo accordi segreti a livello regionale per sbarazzarsi della loro scomoda presenza in cambio di una legittimazione del suo potere sul Burundi. Al momento nessuna reazione si registra da parte delle FDLR, è però certo che se Nkurunziza intendesse sbarazzarsi di questi alleati, l’impresa sarebbe di difficile realizzazione in quanto il gruppo terroristico ruandese detiene una forte influenza all’interno dell’apparato di difesa burundese grazie al controllo delle Imbonerakure e alla alleanza con il Generale Bunyoni. 

Agathon Rwasa

Agathon Rwasa è un pericoloso estremista HutuPower e allo stesso tempo un astuto opportunista politico. Leader del movimento ribelle hutu National Forces of Liberation, Forze Nazionali di Liberazione (FNL) , combatté nella guerra civile burundese (1993 – 2004) contro il Governo di Pierre Buyoya. Il FNL era una guerriglia di minor peso rispetto a quella del CNDD-FDD di Pierre Nkurunziza, ma con un programma politico più estremista.
Nel 2002 il FNL si divise in due fazioni. La prima guidata da Rwasa e la seconda dal colonnello Cossan Kabura.
Inserito nella lista della organizzazioni terroristiche internazionali durante gli anni della guerra civile, il FNL di Rwasa non si fece scrupoli a massacrare migliaia di tutsi e a far largo uso di bambini soldato. Fu anche responsabile del massacro dei profughi congolesi Banyamulenge, avvenuto nel 2005 a Gatumba, città di frontiera vicina a Bujumbura.
Le due fazioni del FNL furono le uniche due guerriglie a non riconoscere gli accordi di pace di Arusha, continuando la guerra contro il Governo provvisorio hutu di Domitien Ndayizeye e successivamente contro il governo di Pierre Nkurunziza.
Mentre il Colonnello Kabura non ha mai firmato nessun accordo di pace e tutt’ora continua a combattere il Governo Nkurunziza dalle sue basi nel Sud Kivu, la fazione di Rwasa firma la pace nel 2006 e si trasforma in partito politico nel 2008. Nel 2010 Rwasa tenta di presentarsi come candidato alle elezioni presidenziali, ma viene ostacolato da Nkurunziza e costretto a nascondersi. Nel 2015 Rwasa accetta una alleanza con il regime CNDD-FDD, diventando il vice-portavoce del Parlamento. Nel 2018 viene nominato vice-Presidente dell’Assemblea Nazionale.
La difficile coabitazione tra Rwasa e Nkurunziza termina nel febbraio 2019, quando Rwasa fonda Congrès national pour la liberté (CNL), il Congresso Nazionale per la Libertà, con l’obiettivo di imporsi come partito hutu predominante, pur continuando a conservare la sua carica preso l’Assemblea Nazionale. La politica estremista del HutuPower sembra essere stata abbandonata per dar spazio a una politica moderata, che possa essere accettata dalla comunità internazionale. A causa della complicata doppia natura di Rwasa, nessuno può essere certo che abbia veramente abbandonato l’ideologia di morte del HutuPower. 

Rwasa non fa mistero della sua volontà di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2020. Il suo partito sta acquisendo molta influenza tra le masse hutu a scapito del CNDD-FDD. Per questo motivo Nkurunziza, dall’aprile 2019, ha ordinato una campagna di terrore, uccidendo molti quadri di partito e militanti del CNL. 

In una intervista esclusiva rilasciata dal settimanale online ‘Infos Grands Lacs, Rwasa dichiara che l’obiettivo ultimo del CNL è di prendere il potere in Burundi. Una vera e propria sfida rivolta contro il suo rivale storico Pierre Nkurunziza. Secondo alcune fonti Rwasa starebbe contattando il Rwanda e l’ex Presidente tutsi burundese Pierre Buyoya per formare una coalizione politica capace di sostituire il regime del CNDD-FDD, dopo un eventuale intervento militare esterno. 

Il Movimento Patriottico Umanista: la nuova formazione HutuPower burundese

A complicare il variopinto e conflittuale arcipelago delle forze hutu burundesi vi è la nascita di un nuovo partito, il Mouvement des Patriotes Humanites (MPH), fondato da Paul-Casimir Nicayenzi (nominatosi Presidente della nuova formazione politica) e altri ex membri del FNL di Rwasa, tra i quali anche Methusselah Nikombaye, conosciuto con il nome di Pastore Habimana, ex portavoce del FNL espulso da Rwasa nell’ottobre 2009, e ideatore del massacro di Gatumba. 

Il MPH si rifà alla ideologia del movimento HutuPower PALIPEHUTU (Partito per la Liberazione del Popolo Hutu), che rivendicava la presa del potere da parte della maggioranza hutu attraverso lo sterminio della minoranza tutsi. Dal PALIPEHUTU nasce il FNL di Agathon Rwasa. Il MPH è stato accreditato dal Ministero degli Interni il 19 settembre 2019, ed ha lanciato le sue attività politiche il 28 settembre 2019. 

Il MPH ha come obiettivo quello di raccogliere i voti di tutti gli estremisti hutu scontenti del CNDD-FDD e di Agathon Rwasa, accusato di aver tradito la causa HutuPower attestandosi a posizioni moderate che hanno portato alla nascita del CNL. Secondo alcuni osservatori regionali, la nuova formazione politica potrebbe godere di finanziamenti occulti tesi a comprare il consenso popolare a discapito dei due partiti hutu, CNDD-FDD e CNL. Vi sono però discordanze fondamentali sui padrini del MPH. Alcuni sostengono che il nuovo partito estremista hutu sarebbe una creazione dei terroristi ruandesi FDLR per creare un contro potere a Nkurunziza. Altri sostengono che il MPH non è altro che una invenzione del dittatore per indebolire il partito di Agathon Rwasa. 

Dove porterà questa conflittualità delle forze hutu?

A distanza di un anno dalle elezioni presidenziali, in Burundi stiamo assistendo ad una pericolosa escalation delle forze estremiste HutuPower in competizione tra  loro. Questa competizione per il potere assoluto potrebbe fare scoppiare una guerra civile tra hutu aumentando il rischio di genocidio. 

È prematuro tentare prognostici sulla caotica evoluzione politica in Burundi. Quello che è certo è che fin quando queste dinamiche di potere non verranno risolte, sarà impossibile creare le basi per un dialogo costruttivo con l’opposizione politica e la società civile in esilio. Le divisioni delle forze HutuPower burundesi e ruandesi sono state all’origine del fallimento del tentativo di mediazione alla pace e riconciliazione attuato dal ex Presidente tanzaniano Benjamin Mkapa

Il conflitto per il potere scoppiato tra le forze HutuPower rischia di inasprire il clima razziale instauratosi nel Paese. Ad eccezione del CNL di Agathon Rwasa (che, forse, ha scelto un discorso politico moderato) tutte le altre forze in campo, compresi i terroristi ruandesi FDLR, tentano di prevalere tramite una radicalizzazione dell’ideologia HutuPower, per dimostrare di essere i veri  detentori della ideologia di supremazia razziale che ha portato ad un milione di morti nel Rwanda del 1994.

Un trend di radicalizzazione razziale che spaventa le stesse masse hutu burundesi come testimoniano le denunce della popolazione delle colline di Kididiri, Comune di Busoni, provincia di Kirundo, contro i responsabili locali del partito CNDD-FDD. «Siamo stupefatti dei discorsi di odio razziale pronunciati dai responsabili del CNDD-FDD, così come dalle intimidazioni rivolte contro i membri e militanti del CNL e contro tutti coloro che rifiutano di votare il CNDD-FDD. Dai loro discorsi è chiaro che intendono massacrarci». Queste le testimonianze di contadini hutu raccolti da ‘Radio Populaire Africaine che, dall’incendio della sede a Bujumbura nel 2015, opera in esilio dal Belgio

A testimonianza del caos che regna nel Paese, da un mese si assiste ad un esodo dalle dimensioni bibliche della popolazioni rurali del distretto di Gitega, dove sorge la nuova capitale del Burundi voluta da Nkurunziza. Centinaia di contadini stanno trasferendosi in altre zone del Paese o all’estero per fuggire dalla povertà e dal rischio di morire di fame. La nuova capitale rischia di diventare una città fantasma. 

Pierre Nkurunziza da settembre ha ricominciato a nascondersi all’interno del Paese, tra Gitega e Ngozi, come misura di sicurezza precauzionale. La scorsa settimana ha preso possesso del Palazzo Presidenziale di Gasenyi, nord ovest di Bujumbura. Una faraonica opera realizzata da ditte edili cinesi costata milioni di dollari. Per ragioni di sicurezza il dittatore ha fatto sloggiare commercianti e abitanti delle vicinanze, mettendo sul lastrico decine di famiglie aumentando la povertà a Bujumbura.

La follia del Prete Re non ha limiti. Ora sta tentando di raccogliere i fondi necessari per la realizzazione di un Centro Conferenze regionale che dovrebbe sorgere nella ex capitale di Bujumbura. Altra opera faraonica e inutile. Circolano rumors che vi siano implicati imprenditori italiani, già’ sospettati di riciclaggio di denaro proveniente dal circuito mafioso in altre infrastrutture realizzate a Bujumbura nel decenni passati.

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