venerdì, Novembre 27

Burundi: lotta per il potere all’interno del CNDD Si moltiplicano i segni di rivalità tra i due più importanti leader del CNDD-FDD, il Generale Neva e Bunyoni. Il Generale Neva sta cercando di diminuire il potere del Primo Ministro mettendo tutti i dipartimenti strategici dello Stato sotto il suo diretto controllo

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La candidatura del Segretario Generale del CNDD-FDD Evariste Ndayishimiye alla Presidenza, fu all’epoca imposta da un gruppo d’affari all’interno del partito composto da Generali tra cui l’ex Ministro degli Interni, Alain Guillaume Bunyoni. Per assicurarsi la continuità del controllo sul Paese, il dittatore Pierre Nkurunziza aveva modificato la Costituzione introducendo la figura di ‘Guida Suprema del Patriottismo’, dotata di poteri di veto su Presidente e Parlamento.

Evariste Ndayishimiye giunge alla Presidenza in modo disastroso. Violenze pre-elettorali, omicidi politici, largo uso delle milizie paramilitari Imbonerakure e dei mercenari ruandesi del gruppo terroristico FDLR. Dati elettorali truccati per compensare il totale abbandono dell’elettorato hutu che ora si ritiene meglio rappresentato dal partito di opposizione Comitato Nazionale di Liberazione (CNL) guidato da Agathon Rwasa, ex signore della guerra in contrapposizione a Nkurunziza durante la guerra civile (1993 – 2004). I dati elettorali (provvisori) non furono annunciati presso la sede della Commissione Elettorale ma presso la struttura alberghiera dell’imprenditore italiano Alfredo Frojo. Quelli definitivi mai pubblicati in quanto la vittoria elettorale dell’oppositore Rwasa troppo evidente per essere invalidata da truffe elettorali.

Una volta assunta la carica di Capo di Stato, Ndayishimiye (alias Generale Neva) viene graziato dalla ‘Divina Provvidenza’ con l’improvvisa morte del dittatore Nkurunziza per complicazioni da contagio Covid-19. Il decesso é avvenuto lo scorso 8 giugno in circostanze non chiare presso l’Ospedale Cinquantenaire a Karusi, sovvenzionato dal ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro detto Totò, che ha scontato una pena in Italia per Mafia. Il Burundi sarebbe il Paese della redenzione di Totò Cuffaro ora impegnato in opere caritatevoli a favore dei ‘poveri africani’ al fine di riscattare il suo passato…

Sotterrato il dittatore in fretta e furia senza autopsia, il Generale Neva, privo di concorrenti, si apprestava ad adempiere la parte consigliatagli da elementi della destra cattolica italiana al fine di riattivare i fondi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti congelati dal 2017 a causa dei crimini contro l’umanità compiuti del regime. Congelamento che è la principale ragione del collasso economico subito in questi ultimi tre anni dal Burundi.

La parte da recitare rientrava in una ben architettata operazione di maquillage politico su cui dall’inizio di gennaio 2020 gli elementi della destra cattolica italiana e la Francia concentravano i loro sforzi a favore della riapertura dei crediti europei e americani. Ndayishimiye doveva presentarsi come un politico moderato, aperto e capace di rappresentare un cambiamento rispetto alla brutale dittatura di Nkurunziza. Dopo i primi 100 giorni della Presidenza l’Amministrazione Neva dimostra una linea conservatrice e sanguinaria ben peggiore di quella tracciata dal leader supremo Nkurunziza dal 2005 al 2020.

Le milizie paramilitari Imbonerakure assumono sotto il Generale Neva un ruolo di primo ordine, sostituendosi ad esercito e polizia. I rapporti tra regime e terroristi ruandesi FDLR si rafforzano. La auspicata pace con il Rwanda vede una battuta d’arresto e un nuovo indirizzo che tende ad aumentare le possibilità di conflitto tra i due Paesi gemelli. Si rispolvera la fraseologia razziale HutuPower e una retorica anti coloniale tesa ad incolpare i ‘bianchi’ di ogni male avvenuto in Burundi dal periodo coloniale ai giorni nostri. Il regime si spinge a richiedere a Germania e Belgio 43 miliardi di euro come indennizzo del periodo coloniale.

Agli inizi di luglio giunge un nuovo e imprevisto avvenimento sanitario. Il Primo Ministro Alain-Guillaume Bunyoni cade all’improvviso gravemente malato, addirittura in fin di vita. La morte di Bunyoni avrebbe aperto al Generale Neva la strada del potere assoluto e incontrastato. All’epoca fonti locali e diplomatiche identificarono la morte del dittatore e la grave malattia di Bunyoni come due tentativi di assassinio politico. Secondo le informazioni ricevute, Generale Neva e Bunyoni avrebbero accelerato il decesso del dittatore presso l’ospedale di Cuffaro e successivamente il Generale Neva avrebbe tentato di eliminare il suo Primo Ministro Bunyoni.

Indipendentemente dalla veridicità di tali informazioni, assistiamo, dopo la convalescenza del Primo Ministro, ad una chiara rivalità tra i due Leader del CNDD-FDD. Il nuovo governo è formato quasi esclusivamente da militari che di fatto equilibrano la perdita di consenso popolare subita durante le elezioni dal CNDD-FDD con la creazione di una giunta militare vera e propria. La dualità di potere sta caratterizzando l’attuale situazione politica in Burundi.

Il posto di Primo Ministro fu creato per sostituire i 2 precedenti posti di vicepresidenti. A questo posto molto strategico e potente, fu nominato il generale Allain Guillaume Bunyoni, che era, sotto il regime del defunto Pierre Nkurunziza, considerato il secondo uomo più potente del regime. Con una mossa che gli garantisce lo stesso livello di influenza e statura di prima, la nomina del generale Bunyoni, l’ufficiale più anziano nella storia del Paese, non è stata una sorpresa.

A poco più di 100 giorni dal giuramento del generale Evariste Ndayishimiye, vero falso erede di Pierre Nkurunziza (che aveva preferito Pascal Nyabenda come successore), si moltiplicano i segni di una lotta a capo dello Stato. Il Generale Neva sta cercando di diminuire il potere del Primo Ministro mettendo tutti i dipartimenti strategici dello Stato sotto il suo diretto controllo

Ora il capo del governo, quello che dovrebbe guidare l’agenda del governo e supervisionare tutti gli altri dipartimenti dello stato su base giornaliera, è il Primo Ministro. Il nuovo Presidente ha intrapreso una serie di misure che insieme hanno l’effetto di spogliare l’ufficio del Primo ministro delle sue funzioni. Il Presidente, infatti, ha innestato strategicamente tutti i dipartimenti importanti e strategici dello Stato alla carica di Presidente, e quindi sotto il suo diretto controllo. I dipartimenti interessati sono la Banca della Repubblica, i servizi segreti cioè il National Intelligence Service (SNR), il Segretariato permanente del Consiglio di sicurezza nazionale, il Segretariato permanente del Consiglio supremo di giustizia, l’Ispettorato generale di Stato, l’Agenzia per la promozione degli investimenti, l’Agenzia per la regolamentazione e il controllo delle telecomunicazioni.

Se il SNR, il Consiglio di sicurezza nazionale e il Consiglio superiore della magistratura vengono avvicinati alla presidenza per ragioni molto evidenti in una dittatura (pressioni e repressione contro i ribelli), tutti gli altri dipartimenti sono posti sotto il diretto controllo della presidenza per uno stretto controllo volto a concentrare tutti i poteri nelle mani del Presidente. Assicurandosi il controllo della Banca Centrale il Generale Neva intende acquisire il monopolio della stampa di moneta, della circolazione della valuta estera, vendita di oro e altri minerali (soprattutto rubati dal vicino Congo).

Questa concentrazione di potere sotto la presidenza a scapito dell’ufficio del Primo Ministro aggrava la lotta tra il Generale Neva e Bunyoni, quest’ultimo intenzionato a guidare l’agenda del governo e supervisionare tutti i dipartimenti dello Stato. Affermare che il Generale Neva stia avendo il sopravento sul suo avversario politico interno sarebbe una semplificazione del dramma in atto. Bunyoni, nominato Generale Maresciallo da Nkurunziza prima di morire, controlla di fatto le milizie Imbonerakure e i servizi segreti. Inoltre dalla sua si sarebbero schierati vari Generali che formano la giunta militare che lo hanno preferito a Neva, essendo il Presidente privo di carisma e di competenze militari. Il potere ancora detenuto da Bunyoni ha costretto il Presidente Ndayishimiye ad intraprendere la strada dell’estremismo politico.

I discorsi contro la minoranza tutsi contro gli occidentali e il vertiginoso aumento della violenza sulla popolazione rendono la possibilità di un ripensamento europeo e americano sull’ embargo economico, una remota possibilità. Mettono inoltre in estremo imbarazzo la destra cattolica italiana che da mesi si opera presso le principali diplomazie europee per convincere del processo di ‘rinnovamento del regime’ associato ad aperture democratiche. Gli amici del regime all’interno del Vaticano si trovano ora a fronteggiare critiche aperte sulla giunta militare burundesi provenienti da altrettanti illustri e potenti ambienti cattolici romani ed europei.

Hanno raggiunto «proporzioni allarmanti» le violazioni dei diritti umani in Burundi da quando il generale Evariste Ndayishimiye è diventato presidente della Repubblica, lo scorso 18 giugno. Un quadro cupo e preoccupante emerge dal rapporto sui primi 100 giorni al potere di “Neva” – il soprannome del leader politico e militare – stilato e diffuso nei giorni scorsi da 14 organizzazioni della società civile burundese, con l’auspicio che la comunità internazionale, Unione Africana e Nazioni Unite in primis, non si giri dall’altra parte.” Riporta la rivista bimensile ‘AfricaRivista’ fondata nel 1922 dai Missionari d’Africa, meglio conosciuti come Padri Bianchi. “Burundi: nuovo presidente, vecchio regime. Nonostante il nuovo governo, nel paese in tre mesi ci sono stati quasi 200 morti assassinati, per lo più oppositori al regime.” Decreta la rivista dei Comboniani: Nigrizia.

Queste aperte denunce da parte di prestigiosi media cattolici rafforzano le accuse di gravi crimini contro l’umanità lanciate dal recente rapporto della Commissione ONU di Inchiesta sul Burundi e le indagini condotte dalla ricercatrice italiana Valeria Alfieri presso la Fondazione Jean-Jaurès chiaramente spiegate in una intervista a RFI della scorsa settimana. “Ho l’impressione che l’elezione del nuovo presidente nella RDC abbia spostato gli equilibri di potere e le alleanze a livello regionale. E che questo ha anche contribuito ad inasprire le tensioni tra Ruanda e Burundi, che si accusano reciprocamente di sostenere movimenti armati.”, dichiara Alfieri.

La dualità di potere tra Evariste e Alain Guillaume starebbe creando incertezze anche all’interno della criminalità organizzata italiana che non riuscirebbe più a individuare l’interlocutore giusto per alcune grosse operazioni di riciclaggio di denaro che dovrebbero avvenire nei prossimi mesi. Secondo fonti riservate, gli investitori della ‘Mala Italiana’ avrebbero deciso di sospendere o rallentare queste operazioni fin quando non sia chiaro chi tra i ‘due galletti comanda nel pollaio’. Anche altri investimenti discutibili come il nuovo Centro dei Congressi avrebbero sofferto una parziale battuta d’arresto a causa dell’attuale incapacità di comprendere chi veramente comanda in Burundi.

 Il risultato immediato di questa ennesima lotta per il potere è la paralisi delle strutture statali. In Burundi non funziona più nulla mentre la crisi economica dettata da embargo UE e USA si aggrava ogni giorno sempre di più, mentre il Burundi si ritrova sempre più isolato sulla scena internazionale. Voci critiche sorgono dai media cattolici contribuendo al fallimento del supporto politico della Cellula Africana presso l’Eliseo e della nota comunità cattolica italiana.

Alcuni esperti regionali intravedono in questa lotta per il potere l’ultimo atto del partito razial nazista CNDD-FDD sorto dal fallito tentativo di genocidio contro i tutsi ideato nel 1993 dal presidente estremista Melchior Ndadaye, ucciso durante un colpo di Stato organizzato da ufficiali tutsi. Nel tentativo di riscrivere la storia l’attuale giunta militare ha costretto la Corte Suprema del Burundi a condannare all’ergastolo l’ex Presidente Pierre Buyoya e attuale inviato dell’Unione Africana nel Sahel accusato di aver collaborato all’omicidio di Ndadaye. Altre 15 persone tra le quali ex alti ufficiali dell’esercito sono stati condannati all’erastolo mentre l’ex vicepresidente Bernard Busokoza è stato condannato a 20 anni di carcere. La sentenza e il mandato di arresto per Buyoya sono destinate ad essere ignorate dalla Comunità Internazionale e dall’Unione Africana.

Dopo dieci anni di sanguinaria guerra civile dove le prede favorite del CNDD e di Nkurunziza erano i civili inerti. Dopo 15 anni di potere dove il paese è stato praticamente distrutto. Dopo 5 anni di violenze inaudite a partire dall’aprile 2015; il regime sembra essere costretto ad affrontare la crisi più grave della sua storia eversiva e criminale.

Evariste Ndayishimiye è riuscito a collezionare un solo primato: la nascita di una ribellione attiva su tutto il territorio nazionale che starebbe ora preparando l’assalto finale per abbattere il regime. Da tre mesi Evariste si trova costretto a fronteggiare una coalizione di 4 gruppi ribelli burundesi. Privo del supporto dell’esercito il Generale Neva, è costretto ad affidare la difesa del regime alle milizie Imbonerakure e ai mercenari ruandesi FDLR. I primi sotto controllo di Bunyoni e i secondi storici soci in affari del Primo Ministro.

La dualità di potere potrebbe trasformarsi in un vero e proprio regolamento di conti. Cruciale è la data del 22 ottobre 2020. Senza preavviso il Maresciallo Generale Alain Guillaume Bunyoni ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, senza avvisare il Presidente Evariste. La riunione sarebbe stata indetta per risolvere questa dualità di potere. Il Consiglio dei Ministri riceverà l’incarico di mediare e appianare le divergenze tra i due capi della giunta militare o il compito di liquidare il ‘Petit Evariste’?

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