lunedì, Aprile 6

Burundi: le divisioni etniche interne boomerang per la Chiesa Cattolica La lotta tra i conservatori e i progressisti nel Vaticano passa anche attraverso le divisioni etniche del clero burundese

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Le dichiarazioni del Vescovo cattolico della diocesi di Gitega, Simon Ntamwana, a favore del regime, e la sua richiesta alla Comunità Internazionale di riconoscere i massacri etnici avvenuti nel 1972 come un genocidio degli hutu commesso dai tutsi, non solo hanno creato una profonda spaccatura all’interno della Chiesa Cattolica, ma sono diventate un boomerang che rischia di spaccare il clero burundese su basi etniche.
Una seria problematica per Papa Francesco che ha basato la sua politica nella Regione dei Grandi Laghi sul superamento delle appartenenze etniche e sul messaggio evangelico di unità, pace e fratellanza.

Incoraggiati dal sostegno ideologico del Vescovi di Gitega, gli estremisti HutuPower, che spaziano dai falchi del CNDD-FDD, partito al potere, alle milizie Imbonerakure, si oppongono fermamente alla nomina a Vescovo dell’abate Salvator Niciteretse presso la diocesi di Bururi, sud del Burundi. Un’opposizione puramente etnica in quanto lui è tutsi.

«Non osate nominare un altro Tutsi alla testa della Diocesi di Bururi. Una parte del clero della diocesi è ridotto in schiavitù e la cristianità è in pericolo. Nessun prete hutu è responsabile nel servizio generale diocesano. Tutti i servizi strategici sono dominati dai tutsi. Nominare un altro tutsi come vescovo sarà un irreparabile errore, con tutte le conseguenze sui fedeli. Se dovete nominare un tutsi inviatelo altrove e dateci un vescovo hutu»minaccia Njebarikanuye Jean Gedeon, estremista hutu vicino alle Imbonerakure, in una lettera aperta indirizzata al Nunzio Apostolico.

Salvator Niciteretse è nato nel 1958 a Rutwenzi, Bururi, e ha frequentato il Seminario di Kanuyosha dal 1975 al 1979. Prima di essere nominato prete, nel 1989, ha ottenuto tre lauree in scienze umane, filosofia e teologia. Le lauree e il suo talento hanno permesso una rapida carriera. Poco dopo la nomina sacerdotale, Niciteretse è stato nominato vicario e cappellano nazionale del movimento d’azione cattolica Xaveri, fondato a Bukavu, Sud Kivu (Congo), nel settembre 1952, dal missionario belga Georges Defour della congregazione dei Padri Bianchi, con l’obiettivo di evangelizzare il popolo africano rispettando e valorizzando la sua cultura. Il movimento, molto attivo tra i giovani grazie ai gruppi scout, prende il nome di San Francois Xavier. Da Bukavu si è espanso in tutto l’est del Congo, Burundi e Rwanda.

Inizialmente il movimento d’azione cattolica era legato al HutuPower, ma i dirigenti africani, che sostituirono i missionari belgi, progressivamente si orientarono su posizioni di integrazione etnica regionale e il superamento degli odi etnici. Un orientamento coraggioso che fece fatica ad emergere, in quanto i Padri Bianchi all’epoca erano politicamente orientati a promuovere l’estremismo hutu contro la minoranza tutsi.

Non fu certo un caso che il famoso manifesto HutuPower conosciuto come ‘Manifesto Bahutunacque nella sua forma più estrema proprio a Bukavu, per opera di vescovi cattolici e dei Padri Bianchi del movimento Xavier.

Una versione ‘addolcita’ del Manifesto fu adottata, nel 1957, da un gruppo di intellettuali ruandesi cattolici, tra cui i due futuri presidenti, Grégoire Kayibanda e Juvénal Habyarimana. Kayibanda fu il pioniere della supremazia razziale hutu in Rwanda e mandante del tentato genocidio dei tutsi in Burundi, nel 1972. Genocidio che fallì grazie alla energica risposta militare del Presidente tutsi Michel Micombero, trasformandosi, però, in un orribile massacro etnico: 70.000 tutsi e 300.000 hutu uccisi. Habyarimana, spodestato Kayibanda con un golpe, creò lo Stato Hutu in Rwanda e promosse l’ideologia della morte HutuPower, con il sostegno di Francia e Vaticano fino alle sue estreme conseguenze del 1994.

Niciteretse , divenuto curato presso la Cattedrale di Bururi e direttore diocesano delle Opere Pontefice Missionarie, dal 1998 al 2002 prosegui gli studi universitari, ottenendo la licenza di teologia pastora e un dottorato in dottrine sociali della Chiesa Cattolica. Dal 2003 è stato nominato dal Vaticano Segretario della Commissione Episcopale per l’apostolato dei laici in Burundi, oltre a ricoprire la carica di professore presso il Seminario di Gitega.

La lettera aperta al Nunzio Apostolico, e le dirette minacce proferite dagli estremisti Imbonerakure, diventano ancora più gravi, in quanto sostenute da gran parte del clero cattolico di Bururi, desideroso di prendere il controllo della diocesi su basi etniche. Una diocesi che da sempre è al centro di una disputa a forti connotati etnici. La maggioranza del clero hutu ha sempre protestato per la nomina di vescovi tutsi: Joseph Martin (1961 – 1973), Bernard Bududira (1973 – 2005) e Venant Bacinoni (2007 – 2020). Una disputa etnica così accesa che costrinse il Nunzio Apostolico a lasciare vacante il vescovato dal novembre 2005 al giugno 2007, nominando l’attuale Vescovo di Gitega, Simon Ntamwana, Amministratore Apostolico della Diocesi.

L’attuale alleanza tra parte del clero hutu di Bururi e gli estremisti Imbonerakure rappresenta un serio problema per la Chiesa Cattolica, che dal marzo 2017 cerca di distanziarsi dal suo storico sostegno al HutuPower, che portò ad una aperta complicità nel genocidio ruandese del 1994, al sostegno del CNDD-FDD e del Signore della Guerra Pierre Nkurunziza e al sostegno del gruppo terroristico ruandese FDLR. Tutto formalmente chiuso con l’avvio della politica di integrazione e pace regionale di Papa Francesco.

Una politica osteggiata dietro le quinte da parte del clero burundese e da note lobby europee di stampo cattolico. A differenza del Rwanda, dove il clero cattolico si schierò compatto dietro il regime razziale di Juvenal Habyarimana, partecipando inprima persona allo sterminio di un milione di persone per la maggioranza tutsi, il clero burundese è sempre stato diviso etnicamente, ma non ha mai compiuto atti estremi.

Con l’aggravarsi della crisi burundese, parte del clero hutu e lobby cattoliche europee rimaste ancorate al passato sostegno HutuPower, stanno tentando di radicalizzare etnicamente la Chiesa romana nel Paese con l’obiettivo di sostenere il CNDD-FDD. Un trend politico estremamente pericoloso, che si inserisce nel contesto di opposizione alle politiche del Pontefice che si sta consumando all’interno del Vaticano.
Proprio
in Africa si sta aggravando il conflitto tra conservatori e progressisti della Chiesa, creando un vero e proprio problema etnico all’interno del clero cattolico africano, alleanze con il clero reazionario americano e pericoli di scismi.

Se il clero burundese, seppur diviso su basi etniche, non è mai stato compatto nell’appoggio all’ideologia di morte del dominio razziale hutu, le varie congregazioni di missionari italiani e belgi, nei passati decenni, hanno dato il loro appoggio all’estremismo hutu, al CNDD-FDD, e a Nkurunziza, come per esempio la congregazione dei Saveriani. Appoggio che spesso è culminato in vere e proprie tragedie e martiri della Chiesa Cattolica, come le tre suore saveriane italiane trucidate in quella maledetta domenica del settembre 2014. Ora questo appoggio si è affievolito, quasi scomparso, grazie al richiamo in Europa delle ‘teste calde’ che vi erano tra i missionari, e una maggior attenzione del Vaticano e del Nunzio Apostolico verso i rigurgiti estremistici ed etnici.

La lotta tra i conservatori e i progressisti nel Vaticano passa anche attraverso le divisioni etniche del clero burundese, il sostegno o l’opposizione al regime razziale di Nkurunziza. Divisioni estremamente pericolose per le quali Papa Francesco, insieme anche al Nunzio Apostolico di Bujumbura, stanno facendo tutto il possibile si superino e la Chiesa locale torni essere portatrice diun vero messaggio evangelico di fratellanza, pace e progresso socioeconomico regionale.

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