venerdì, Agosto 7

Burundi: la strategia di Nkurunziza per sconfiggere la ribellione Repressione totale della popolazione con Stato di Emergenza non dichiarato ma di fatto attuato su tutto il territorio nazionale, annientamento del partito hutu di Agathon Rwasa (ormai riconosciuto dalle masse hutu a scapito del CNDD-FDD) e massacri mirati di tutsi. L’arma del genocidio viene tenuta di riserva

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«Gli abitanti di Busiga ieri mattina si sono risvegliati con un’amara sorpresa. Sulle porte delle loro abitazioni vi erano state disegnate delle croci e delle bare. Tutte le case contrassegnate appartengono a degli oppositori e militanti locali del Comitato Nazionale di Liberazione – CNL e del UPRONA. I proprietari delle case marcate affermano di essere molto preoccupati per la loro sicurezza a causa di questo chiaro atto di intimidazione a sei mesi dalle elezioni generali. L’amministrazione locale del CNDD-FDD promette un’inchiesta, convocando una riunione d’urgenza per calmare la popolazione», informa SOS Media Burundi. Le minacce sono state dipinte con bombolette di vernice rossa durante la notte tra il giovedi 21 e il venerdì 22 novembre. 

Busiga è una cittadina vicino ad Ngozi, la terza città del Burundi roccaforte HutuPower e storico feudo elettorale del CNDD-FDD che ha regalato i natali al dittatore Pierre Nkurunziza. Ngozi è stato teatro di violenti scontri all’arma bianca tra i miliziani Imbonerakure e militanti del CNL avvenuti lunedì 11 novembre. Mercoledì 20 novembre il Tribunale di Grande Istanza di Ngozi in un processo sommario  ha condannato a 10 anni di reclusione 17 militanti del CNL per tentativo di assassinio delle… Imbonerakure. 

La chiara minaccia di morte rientra in un contesto di esecuzioni extra-giudiziarie e violenze generalizzate che il regime ha scatenato su tutto il territorio nazionale contro tutti gli hutu sospettati di sostenere o simpatizzare per Agathon Rwasa.
Vari quadri del CNL sono stati assassinati nelle due ultime settimane, tra i quali Marie Claire Miyongere (40 anni), responsabile della sezione femminile CNL del Comune di Kiganda, barbaramente trucidata dopo aver subito uno stupro collettivo presso un bosco vicino al fiume Nyavyamo.
Varie sedi del CNL sono state attaccate e date alle fiamme presso il comune di Gihanga (ovest del Burundi). Le Imbonerakure, in stretta collaborazione con le unità di pronto intervento della Polizia e con i terroristi FDLR, stanno trucidando gli oppositori politici hutu. Le prime esecuzioni extra-giudiziarie si sono registrate presso  le località di Nyamurenza, Gashikanwa e nel comune di Marangara. Ora le violenze si stanno espandendo in tutto il Paese

L’ondata di violenze rivolte contro il secondo partito hutu burundese di Agathon Rwasa sono state erroneamente interpretate, da alcuni media internazionali, come violenze pre-elettorali. Le elezioni presidenziali sono previste per il maggio 2020 e quelle amministrative per il giugno 2020. Esaminando attentamente l’intrigata situazione in Burundi si comprende che queste violenze contro il CNL hanno anche un altro e ben più impellente obiettivo. Impedire che il leader dell’opposizione hutu, Agathon Rwasa, possa formare una milizia popolare in appoggio all’Esercito Repubblicano del Burundi (composto da RED Tabara e FOREBU)

Con l’occupazione della foresta della Kibira e il parziale controllo delle province di Bubanza e Kayanza da parte dell’opposizione armata, il dittatore Nkurunziza è consapevole del rischio di quinte colonne che si potrebbero creare nei territori ancora da lui controllati per essere utilizzate militarmente durante un’eventuale offensiva militare finale contro il regime.

Come Nkurunziza, anche Agathon Rwasa è stato un Signore della Guerra. Dal 1993 al 2004 ha comandato la guerriglia hutu Forze di Liberazione Nazionale – FNL, considerata all’epoca ancora più estremista del CNDD-FDD. I due guerriglieri hutu si sono affrontati militarmente in diverse occasioni durante la guerra civile. Il FNL non riconobbe gli accordi di pace di Arusha (Tanzania) del 2000 e continuò a combattere fino al 2009, tre anni dopo l’istallazione alla Presidenza di Nkurunziza. 

Occorre sottolineare che le violenze contro il CNL sono iniziate lo scorso aprile. All’epoca l’obiettivo era quello di eliminare il nuovo partito hutu fondato da Rwasa che, in breve tempo, è diventato di fatto il primo partito nazionale, sottraendo voti e militanti al CNDD-FDD. L’escalation di violenze di queste due settimane sembrano, però, avere l’obiettivo di impedire la nascita di una milizia popolare CNL in appoggio alla ribellione al nord. 

Questo obiettivo, di cruciale importanza per il mantenimento del potere del regime, comprende anche un’ondata di violenze contro la minoranza etnica tutsi.
Dopo i rastrellamenti a tappeto presso il quartiere Nyakabiga 3 a Bujumbura dello scorso 15 novembre, dove sono state arrestate 150 persone, per la maggioranza giovani tutsi sospettati di sostenere la ribellione armata, le Imbonerakure, sostenute dal CMIR, unità mobile di intervento rapido della Polizia burundese, stanno procedendo a perquisizioni (in cerca di armi) e arresti arbitrari anche in altri quartieri di Bujumbura abitati da tutsi: Ngagara e Musaga. Questi tre quartieri furono l’epicentro della protesta popolare contro il terzo mandato del dittatore, scoppiati nell’aprile 2015 e repressi nel sangue fino al giugno 2015.
Le perquisizioni e gli arresti sono abbinati a veri e propri saccheggi dei beni delle vittime: soldi, cellulari, elettrodomestici, abiti, scarpe. Queste razzie rappresentano il bottino di guerra concesso come incentivo ai miliziani delle Imboberakure, seguendo la tattica del regime razial-nazista ruandese del 1994. Un bottino di guerra inevitabile per assicurarsi la fedeltà di questi miliziani appartenenti al sotto-proletariato che, partecipando alle violenze ordinate dal regime, intravvedono la possibilità di arricchirsi rubando i beni delle loro vittime.  Secondo stime provvisorie a Bujumbura sarebbero già stati arrestati dai 200 ai 300  giovani tutsi, tutti rientranti in liste nere redatte dai terroristi FDLR e dal CNDD-FDD. 

Anche i tutsi che abitano in questi quartieri che non sono inseriti in queste sinistre liste, sono vittime delle Imbonerakure e della Polizia. Gli aggressori fanno credere alle loro vittime di essere dentro a queste liste e propongono la salvezza dietro pagamento di una ‘multa’ che varie tra i 5.000 e i 10.000 Franchi Burundesi (dai 2,5 ai 4,8 Euro). Si tratta di pura estorsione. Qualora la vittima tutsi non possieda tale somma o un cellulare che possa compensare la mancanza di contante, viene automaticamente inserito nella lista nera ed arrestato. 

Diversa e più drammatica la sorte di decine di tutsi che abitano nei villaggi all’interno del Paese. Notizie frammentate e confuse parlano di esecuzioni extra-giudiziarie e saccheggi in vari villaggi del Burundi. Delle centinaia di giovani arrestati a Bujumbura in pochi potrebbero ritornare alle loro abitazioni. Dal 2015 in poi, chi viene arrestato dalle Imbonerakure o dalla Polizia (sotto controllo delle FDLR) spesso subisce torture e successivamente viene assassinato. 

Le violenze generalizzate sono di fatto delle prove generali del genocidio, ultima arma a disposizione del regime. Gli attacchi agli hutu sostenitori di Rwasa non devono trarci in inganno. L’aspetto etnico della repressione prevale su quello politico. Le liste della morte, redatte fin dal 2016 e continuamente aggiornate, sono prevalentemente rivolte alla minoranza tustsi. Gli unici hutu inseriti sono i militanti e sostenitori di Rwasa in quanto rappresentano un rischio alla mantenimento del potere del CNDD-FDD, ormai totalmente screditato tra le masse hutu rurali e urbane. 

Le vittime hutu non sono sufficienti a definire il rischio di genocidio come politico e non etnico. Anche nel 1994, in Rwanda, il partito razial nazista MNRD – Mouvement Révolutionnaire National pour le Développement (Movimento Rivoluzionario Nazionale per lo Sviluppo) trucidò almeno 300.000 hutu moderati, ma la maggioranza delle vittime dell’Olocausto furono tutsi. Come l’attuale Burundi, anche le forze HutuPower ruandesi all’epoca necessitavano di eliminare l’opposizione hutu. La prima vittima del 06 aprile 1994, dopo qualche ora dall’assassinio del Presidente Juvenal Habyrimana, voluto dalla moglie Agathe e dagli irreducibili del HutuPower della Coalzione per la Difesa della Repubblcia CDR appartenenti al Clan  akazu  Augustin Ndindiliyimana e Théoneste Bagosora,  fu il Primo Ministro (hutu) Madame Agathe Uwilingiyimana

A queste prove generali si affianca uno Stato di Emergenza non dichiarato ma di fatto attuato su tutto il territorio nazionale. Una misura obbligatoria dopo la disfatta militare subita nel distretto di Mabayi il 16 e il 17 novembre. Giovedì 21 novembre si è svolta una riunione di emergenza con i governatori delle province, gli amministratori comunali, i capi villaggi e di quartiere, commissari della Polizia, ufficiali lealisti dell’Esercito, giudici e magristrati, organizzata dai ministeri dell’Interno e della Sicurezza Pubblica. L’obiettivo di questa riunione era quello di mobilitare l’apparato amministrativo e giudiziario nazionale al fine di assicurare il pieno controllo dei territori ancora controllati dal CNDD-FDD per evitrare movimenti di ribelli, infiltrazioni e sostegno popolare. 

Il Sindaco di Bujumbura, Freddy Mbonimpa, ha dichiarato il coprifuoco sulla città a partire dalle ore 9 di sera. Il coprifuoco è stato abilmente mascherato come una misura per diminuire la piaga dell’alcolismo in quanto riguarda gli orari di apertura dei bar, pub e discoteche. D’ora in poi tutti i locali pubblici di intrattenimento potranno aprire solo dalle 5 pomeridiane alle 9 serali. Durante il fine settimana l’apertura è permessa ad iniziare dalle 13 pomeridiane. «Il provvedimento ha come obiettivo riavviare l’economia del Paese. Noi vogliamo che la gente lavori di più e che non passi il loro tempo a bere nei cabaret. La sicurezza regna nel Paese ma noi dobbiamo pendere in seria considerazione la protezione della popolazione»,  ha dichiarato il sindaco Mbobimpa. 

Non è un caso che il provvedimento colpisce cabaret, bar, e altri luoghi di intrattenimento, in quanto essi erano gli ultimi e unici posti di ritrovo sociale rimasti ai burundesi. Dopo l’orario di chiusura ordinato dalle autorità amministrative chi oserà avventurarsi per le strade di Bujumbura con il rischio di incontrare le pattuglie di Imbonerakure armate di machete, mazze chiodate e bastoni spacca testa? Con il nuovo regolamento di fatto si obbliga la popolazione ad auto-imporsi il coprifuoco serale. 

Il sindaco ha anche impedito il commercio ambulante nella città, con la scusa che i cittadini dediti alle attività commerciali informali non sono registrati alla Camera di Commercio e non pagano le tasse. In realtà l’interdizione del commercio ambulante è tesa ad impedire nelle strade di Bujumbura la presenza di centinaia di migliaia di giovani dediti a vendere le carte telefoniche, le sigarette e articoli economici made in China in quanto tra essi si possono nascondere ribelli del RED Tabara e del FOREBU, per altro già ampiamente infiltrati in tutte le principali città del Burundi. Identici provvedimenti sono stati adottati dai sindaci e governatori delle altre città e province, evidenziando l’esistenza di fatto dello Stato di Emergenza, anche se non apertamente dichiarato. 

Nel tentativo di creare un clima anti-tutsi tra la popolazione, il regime sta promuovendo le accuse contro il Rwanda, sospettato di aver inviato unità delle forze speciali a sostenere le offensive di Bubanza e del distretto di Mabayi. Non disponendo di alcuna prova della presenza di militari ruandesi in Burundi (presenza che potrebbe non essere esclusa), il regime è impossibilitato ad agire a livello diplomatico internazionale, dichiarando un’invasione del Paese come un chiaro atto ostile sufficiente per giustificare una dichiarazione di guerra. 

La mancanza di prove spinge il regime a lanciare le accuse contro il Rwanda in modo indiretto.
Undici partiti farlocchi di opposizione, creati dallo stesso CNDD-FDD, giovedì 21 novembre hanno diffuso un comunicato stampa dove si accusa il Rwanda di aver aggredito il Burundi, orchestrando l’attacco alle postazioni militari a Mabayi. «Condanniamo senza riserve il Rwanda di aver attaccato il Burundi, un Paese tranquillo e in pace. Domandiamo al Governo burundese di fare tutto il possibile per far cessare queste ripetute aggressioni del Rwanda»,  recita il comunicato a firma di Jean de Dieu Mutabazi presidente del partito RADEBU (Rassemblement des Democrates Burundais) che nelle elezioni legislative del 2015 ha ottenuto il 0,2% dei voti. 

Mutabazi è un personaggio noto, al soldo del regime HutuPower. È presidente dell’Osservatorio Nazionale per la prevenzione e la eradicazione del genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Burundi. Un ente creato dal CNDD-FDD. Il ruolo di Mutabazi è quello di negare tutti i crimini commessi dal regime anche dinnanzi alle prove presentate dalla Commissione d’Inchiesta ONU per il Burundi con cui Mutabazi è, ovviamente, in pessime rapporti. 

Oltre a queste dichiarazioni di pseudo partiti di opposizione, intensa è la campagna mediatica sui social netowork tra cui la più assurda è condotta da Burundi Forum, un sito di informazione indirettamente gestito dall’attivista belga di estrema destra Luc Michel. In una surreale ricostruzione degli avvenimenti bellici avvenuti nel distretto di Mabayi il 16 e 17 novembre, Luc Michel (utilizzando un pseudonimo) tenta di presentare le prove inconfutabili della presenza di soldati ruandesi in Burundi. Trattasi di carte d’identità trovate sui presunti cadaveri di soldati ruandesi uccisi.
La disfatta militare subita dalle forze leasliste dell’esercito burundese, viene trasformata da Luc Michel in una gloriosa vittoria. «Nonostante l’attacco a sorpresa, la disponibilità di armi modernissime e la netta superiorità dei ruandesi, i soldati burundesi sono riusciti a sconfiggere gli aggressori ruandesi uccidendone e ferendone in gran numero», afferma il ‘visionario’ attivista neo-fascista belga. Nell’articolo vengono pubblicate foto a sostegno della sua tese che ad attenta analisi risultano foto di repertorio non inerenti al contesto descritto nell’articolo. 

Luc Michel (nato nel 1958), è un avvocato e attivista politico, fondatore del PCN (Partito Communitario Nazional Europeo), basato su una allucinante politica Nazi-Comunista, minoritaria negli ambienti dell’estrema destra europea. Un incomprensibile miscuglio di comunismo e nazismo, dove vari figure politiche storiche e i loro rispettivi pensieri sono incorporate: Lenin, Adolf Hitler, Stalin, Che Guevara, Juan Peron, Saddam Hussein e Muammar Gaddafi. 

La sua delirante carriera politica iniziò da giovane come membro del Fronte della Gioventù, una milizia di estrema destra soppressa dal governo belga. Nonostante i suoi tentativi di presentarsi come un leader politico, Luc Michel è rigettato dagli stessi ambienti dell’estrema destra belga tra cui il Fronte Nazionale del Belgio, fondato nel 1985 da Daniel Feret.  Luc Michel dal 2016 ha firmato un contratto di consulenza con il regime di Nkurunziza, prendendosi in carico della propaganda HutuPower in Europa. Una propaganda poco efficace a causa dei suoi articoli, conferenze e interviste deliranti e assurde, ma idonea a spillare soldi al CNDD-FDD. Di questi incarichi Michel sembra essere un esperto. Nel 2003 ricevette incarichi simili dal Colonello Gheddafi. Incarico ritirato, nel 2006, a causa della inefficacia. 

Oltre a trasformare la disfatta militare subita nel distretto di Mabayi in una gloriosa vittoria di Nkurunziza, Luc Michel sta tentando di promuovere una delirante teoria del complotto internazionale contro il Burundi. Secondo questo fascista belga il Burundi sarebbe vittima di un complotto militare della NATO e dell’Africom, che avrebbero scatenato una guerra geopolitica per fermare l’influenza economica di Cina e Russia. Secondo Luc Michel, il Burundi sarebbe il Paese chiave dello scontro commerciale tra Stati Uniti, Europa, Cina e Russia nel continente. Qualora il governo ‘democratico’ burundese dovesse cadere, le potenze ‘reazionarie’ occidentali riuscirebbero ad bloccare la penetrazione dell’Africa da parte di Mosca e Pechino. 

Addirittura si spinge ad affermare che NATO e Africom hanno recentemente installato delle basi militari in Congo e Rwanda con l’avvallo dei presidenti Felix Tshisekedi e Paul Kagame. Soldati  NATO e Africom avrebbero partecipato anche ai recenti avvenimenti bellici di Mabayi, affiancando i soldati ruandesi. Per sventare il piano il Burundi dovrebbe chiedere l’aiuto militare alla Russia e Cina come questione di sopravvivenza nazionale e per vincere questa guerra sproporzionata che il governo di Gitega deve affrontare, essendo stato aggredito dagli eserciti congiunti di NATO e Africom. 

A parte questi delirii propagandistici, è evidente che la strategia adottata da Nkurunziza contro le forze di liberazione burundese è quella di una repressione totale della popolazione, l’annientamento del partito hutu di Rwasa (ormai riconosciuto dalle masse hutu a scapito del CNDD-FDD) e di massacri mirati di tutsi.
L’arma del genocidio viene tenuta di riserva
L’Olocausto, se avverrà, non potrà contare sulla partecipazione delle masse hutu, che si stanno ponendo in una posizione di odio e contrapposizione a Nkurunziza, CNDD-FDD, milizie Imbonerakure e ai mercenari stranieri delle FDRL. La mancata partecipazione popolare potrebbe non essere sufficiente per scongiurare il pericolo. Allo stato attuale Nkurunziza potrebbe scatenare il genocidio con le sole forze Imbonerakure e FDLR contando sulla passività della popolazione terrorizzata e disarmata.

Sul fronte militare il regime avrebbe disarmato le unità tutsi della FAB (ex forze armate del governo di Pierre Buyoya), confinandole nelle caserme, per evitare che raggiungano la ribellione o che scatenino una rivolta nei territori ancora sotto controllo del CNDD-FDD. Truppe lealiste sono state inviate al nord nel tentativo di lanciare un attacco contro l’Esercito Repubblicano del Burundi

Fonti sicure informano che a breve l’Esercito di liberazione lancerà un’offensiva contro strategiche città del Paese prima dell’assalto finale su Bujumbura. I dettagli di questa offensiva rimangono segreti per ovvie ragioni. 

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